Le follie amorose di Bertrand Russell a Taormina
Bertrand Russell gioca a scacchi con la terza delle quattro mogli, Patricia (detta Peter), sua ex allieva a Oxford, che aveva 38 anni meno di lui.

Aveva 78 anni nel 1950, il filosofo-pacifista Bertrand Russell, Lord inglese e premio Nobel per la Letteratura, ed era al braccio della terza delle quattro mogli che formeranno la sua prestigiosa collezione: Patricia detta Peter, sua ex allieva a Oxford, trentotto anni meno di lui, altissima e con tacchi a spillo, capelli rosso rame, scacchista abilissima, fumatrice di pipa. Sempre con il “cuore matto” e pronto a nuovi innamoramenti, l’anziano professore. E la quarantenne signora Russell, quando si accorse che il marito filosofo “filosofeggiava” un po’ troppo allegramente e intimamente con la trentanovenne padrona di casa Daphne Phelps, nipote del pittore Robert Kitson ed erede di Casa Cuseni, non ci pensò due volte a rifare le valigie e partire da sola.

La storia di questa villa, come quella di Taormina, è fatta di grandi amori, peccati e “gossip” esilaranti. Daphne (a differenza dello zio, omosessuale dichiarato) era per i rapporti tra sessi diversi e non disdegnava affatto quelli “non regolarizzati dal matrimonio”: amò intensamente, tra gli altri, un professore universitario taorminese, sposato. Ed il pacifista Russell, autore di importanti libri su morale e religione, non trovava difficoltà a conciliare i princìpi della sua etica filosofica con la libertà di sesso. “L’amore tra un uomo e una donna non sposati non è necessariamente immorale”, scriveva nei suoi famosi aforismi. Ed ancora: “Io non predico la infedeltà, ma ho sempre avuto ed ho nei suoi confronti un atteggiamento tollerante”.

A leggere i biografi, il professore Bertrand Russell, “Bertie” per gli amici, saltava da un talamo all’altro (di mogli, amiche, allieve) con la stessa gioiosa rapidità con cui il fringuello saltella tra i rami di un pesco. Taormina, sessualmente parlando, gli dava una particolare carica. “Con il sole di Sicilia ed il fuoco dell’Etna, la carne si accende”, spiegava il filosofo agli ospiti di Casa Cuseni. Morirà a 98 anni, nel 1970, dopo aver sposato a 80 la quarta moglie, Edith, quarantenne, anche lei sua ex allieva a Oxford, al braccio della quale il vecchio professore-filosofo non aveva mancato di fare una nuova capatina nella Taormina che tanto amava.

C’era stato più volte nell’immediato dopoguerra, il professore, nella villa del suo grande amico Robert Kitson; e qui aveva scritto anche un importante saggio sulla storia della filosofia occidentale. “Alla scrittura”, raccontava il pittore padrone di casa, “Bertrand dedicava di solito le mattinate, dopo la prima colazione, non le primissime ore del mattino, che riservava alle lunghe passeggiate per la campagna, con o senza moglie. Sempre arzillo, anche quando era già avanti con gli anni. Amava la campagna, ma anche il mare. Le battute di pesca con i vecchi pescatori dell’Isola bella e le cene sulla spiaggia con il pesce arrostito alla brace lo esaltavano”. E sarà una battuta di pesca, molti anni dopo, la causa della rottura con la terza moglie.

Era stata la estrosa nipote di Robert Kitson ad organizzare tutto con i suoi amici pescatori. Patricia no, lei non amava il mare. Andarono da soli, la trentanovenne Daphne Phelps ed il settantottenne Bertie Russell, e fecero molto tardi, perché le libagioni quella sera andarono per le lunghe, sulla spiaggia dell’Isola bella. La signora Patricia li vide ritornare a notte fonda, non vista, dal terrazzo della camera: alticci e felici, abbracciati come ragazzini ai primi palpiti di cuore. Finse di dormire, quando il marito la raggiunse a letto. A sentire le amiche, il sospetto che tra i due ci fosse più di una semplice amicizia, la signora Russell lo aveva avuto (troppe volte li aveva visti appartarsi e scomparire per ore in giardino); ed anche per questo suo sospetto, se non soltanto per questo, avrebbe deciso di lasciarli andare da soli al mare. Se era davvero quella la prova che cercava, bisogna dire che la raggiunse, quella notte, con l’abilità di un grande detective.

Si alzò all’alba, la signora Russell, quando il marito dormiva ancora: per la passeggiata mattutina che spesso faceva da sola. E per tornare nella villa aspettò che uscisse lui per il solito giro in campagna dopo la prima colorazione. Aveva proprio deciso di non aprir bocca con il marito filosofo su quello che aveva visto con i propri occhi, la indignatissima Patricia: meditava soltanto una vendetta da consumare a caldo, immediatamente, con il colpo di scena plateale, perché tutti vedessero e sapessero. Rifece in fretta le valigie, le fece piazzare davanti all’ingresso e aspettò che il suo “carissimo Bertie” rientrasse. “Volevo vederlo in faccia nell’attimo in cui scopriva che avevo deciso di piantarlo”, spiegherà poi alle amiche. In strada c’era già il taxi, pronto per accompagnarla alla stazione ferroviaria. Studiato tutto nei dettagli, con grande precisione, lucidità e la freddezza glaciale della giocatrice di scacchi. Non una parola al marito, neppure un saluto. Lo guardò in faccia per un attimo, secondo copione, e si infilò nel taxi. Ammutolito il professore-filosofo, riuscì soltanto ad accostarsi al finestrino dell’auto per farle un salutino con la mano. Si rivedranno a Londra per le pratiche del divorzio.

A Taormina, come ho già ricordato, Lord Bertrand Russell ritornerà due anni dopo, a 80 anni, con la quarta moglie: Edith, quarantenne, anche lei (come Patricia) sua ex allieva a Oxford. A Casa Cuseni, dalla padrona di casa Daphne Phelps (causa, certo involontaria, della rottura del suo terzo matrimonio), avrà la stessa bellissima camera che aveva occupato con la terza moglie.

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