Siria. Bashar al-Assad al terzo mandato presidenziale

Ha prestato giuramento a Damasco, per il terzo mandato di 7 anni, Bashar al-Assad. E innanzi ai capi religiosi ed ai rappresentanti politici siriani, ha declamato la vittoria contro il terrorismo, con l’avvertimento sotto forma di promessa, che tutti coloro che hanno sostenuto l’estremismo, saranno puniti.

Il mandato del presidente al-Assad, era stato già confermato con il voto dei cittadini, che avevano votato lo scorso giugno; elezioni etichettate dalle opposizioni come “farsa”, per il modo in cui si erano svolte, sotto l’influenza dell’equipe di al-Assad. Ma il riconfermato Presidente, si trova oggi, in un paese devastato dalla guerra, con l’epurazione di cittadini siriani tramite l’uso delle armi chimiche, ed un milione di sfollati, per la maggior parte bambini, sebbene l’attenzione dell’informazione globale, in questo periodo, si sia divisa tra i fatti atroci della Striscia di Gaza e la crisi in Ucraina. Una Siria, sotto scacco dell’Isis, “Lo Stato Islamico del Levante e dell’Iraq”, il gruppo estremista che si ha allargato la propria sfera d’influenza territoriale, al vicino Iraq. Eppure, le parole d’insediamento del Presidente, non sono state dirette solo, contro i miliziani dell’Isis.

Secondo uno schema già adottato in precedenza, e precisamente dal 2012, quando al-Assad si scaglia contro i terroristi, non lo fa soltanto contro “i veri terroristi” ma con i contestatori della linea del regime, considerando tutte le azioni di protesta, provenienti non da contestatori pacifici ma “da gruppi terroristi infiltrati” con una matrice estera. Il Presidente al-Assad, ha interesse a perorare la causa contro il terrorismo per riacquistare punti, tra le minoranze ed i sunniti siriani, facendo capire, che è lui l’unica soluzione esistente per contrastare l’ascesa degli jihadisti dell’Isis, dato che l’opposizione non è in grado di porre un rimedio valido. Ed al-Assad, ha bisogno di vedere riunita attorno a sé anche la sua comunità, quella alawita.

La battaglia contro l’Isis, che non è mai cessata, vede come contr’altare, la lotta ad una opposizione che comprende “tutte le forze d’insurrezione” che indebolicono il suo potere, e ciò crea disordini e fratture interne alla stessa opposizione. L’Isis ha di certo rafforzato la sua presenza sul territorio ad est della Siria e a Nord-Ovest dell’Iraq con il nuovo califfato, che ha reso labile il confine tra Iraq e Siria. Questo penalizza la stessa opposizione “tradizionale” perché, da un lato c’è l’Isis e dall’altro il contrasto con il regime. Inoltre, la presenza di una realtà tribale, che combatte per l’affermaione del potere, fa si che la frammentazione interna perduri, e vada ulteriormente a rafforzare i miliziani dell’Isis e dia, di conseguenza maggiore risalto alla presenza di al-Assad ed alla necessità del suo governo.

In un contesto di questo tipo, in cui le forze in campo sono scoordinate e con obbiettivi di conquista territoriale, l’idea di inserire un sistema d’ispirazione democratica, è lontana; ma forse sarà possibile l’inserimento di un sistema federale, anche se per il momento, tutto appare estremamente controverso e liquido. L’unica certezza è che Bashar al-Assad, ha un’ampia piattaforma di potere ma con le divisioni interne tanto marcate, non riuscirà a riottenere ciò che oramai è perduto: un controllo pieno sulla Siria. Pertanto, al di là degli annunci da propaganda, se vuole sopravvivere al costante rafforzamento dell’Isis, dovrà fare i conti anche con quella frangia “di contestatori scomodi” che attualmente, vuole porre al margine.

(Photo / SANA)

© Riproduzione Riservata

Commenti