La crisi dell'editoria

I giornali nel mondo contemporaneo – L’epoca attuale potremmo paragonarla ad una terra di mezzo. Un luogo intermedio, una tappa in cui ancora non si è giunti alla meta. Una località in cui sostare per poco tempo e quindi non vi è alcun interesse a seminare un certo tipo di raccolto, perché i frutti non verranno colti da chi li ha sparsi. E’ un’età particolare, dove tutti sono consapevoli di starci dentro e nessuno prova a venirne fuori, a muoversi. In ogni campo c’è il sentore di rinnovarsi se si vuole stare al passo con il tempo attuale. Chi lo fa si immerge in toto nel nuovo millennio e invece chi continua a perdersi in sofismi, rimane ancorato al vecchio secolo che ha ormai gettato il velo delle sue contraddizioni. In un contesto del genere, ovviamente, nessun ambito è escluso. Neanche il variegato mondo dell’editoria. Sono finite le epoche in cui le edicole erano piene zeppe di quotidiani, che venivano venduti tutti o quasi nelle prime ore del mattino. Oggi, invece, non solo ci sono molte meno copie, ma la maggior parte rimangono al venditore. Che succede?

Il crollo delle vendite dei quotidiani cartacei – Semplice, ci troviamo di fronte ad un cambio epocale e anche l’editoria deve adattarsi. Deve mutare la sua visione della realtà. Non è la dittatura della tecnica a parlare o la generazione 2.0, bensì i dati. La crisi del quotidiano storico della sinistra italiana, L’Unità, e dell’altro giornale del Partito democratico, Europa, sono un campanello d’allarme. Non finisce qua, perché alla fine del 2013 le vendite dei giornali cartacei, tra singole copie e abbonamenti, erano crollate sotto i quattro milioni di copie. Una debacle se si pensa che una ventina di anni fa e precisamente nel 1990, le vendite avevano sfiorato addirittura le 20 milioni di copie. Il Corriere della sera si conferma il giornale cartaceo più venduto con 332 mila copie, seguito da Repubblica con 282 mila, Stampa con 184 mila e Sole 24 Ore con 140 mila. Gli altri quotidiani, invece, sono distaccati e anche di molto. Di solito in questi casi si punta il dito contro gli editori, ma le colpe andrebbero distribuite in maniera più equa.

Rinnovare i contenuti e il rapporto con il web – Non rendersi conto dell’innovazione comunicativa rappresentata dai social network è un grave errore. Non basta un hashtag per risolvere la questione. Nel periodo della quantità dove emergono una miriade di giornali di informazione online, serve puntare sulla qualità. Non mi riferisco soltanto al taglio dei vari articoli, ma è necessario scommettere su approfondimenti, inchieste e politica estera. Già, un settore sempre messo in secondo piano in Italia. Invece è sufficiente navigare sui vari siti dei principali quotidiani stranieri, per rendersi conto della rilevanza concessa agli esteri. In Germania Die Welt e Sueddeutsche Zeitung non mancano mai di mettere in primo piano notizie dal mondo. Come non citare, inoltre, l’Economist, El Pais, The Guardian e Le Monde. L’elenco sarebbe ancora lungo. Il giornalismo italiano, dunque, dovrebbe riflettere sull’importanza delle notizie estere con conseguenti sviluppi per lo scenario interno. Per quanto riguarda il rapporto con internet, si è cercato di risolverlo aprendo dei blog sui vari portali a qualsiasi autore. Il risultato è una miriade di personaggi pronti a dire tutto e il contrario di tutto pur di avere qualche accesso in più.

Se il governo propone una norma liberticida – Importanti settimanali e quotidiani nostrani hanno scopiazzato idee americane, ma la differenza con l’originale è macroscopica e per certi versi comica. La ricetta “innovativa”, per risolvere un problema del genere, consisterebbe nell’avere il coraggio di puntare sulla meritocrazia. Analizzare in primis il curriculum di chi potrebbe scrivere come blogger su un gruppo editoriale importante e non fidarsi dell’amico o del conoscente che ha consigliato un aspirante scrittore in cerca delle luci della ribalta sul palcoscenico impazzito della politica e della società italiana. Questo è uno dei motivi per cui i giornali stanno perdendo credibilità. Inoltre sembra che l’attuale governo voglia intervenire con norme nel mondo del giornalismo, ma la delicatezza con cui potrebbe farlo è paragonabile a quella di un elefante in una cristalleria. Tramite l’esercizio abusivo della professione giornalistica approvato dal Senato e ora al vaglio di Montecitorio, lo scandalo che emerge è la galera proposta per i giornalisti “abusivi”, cioè non muniti di regolare tesserino statale. Una norma liberticida, come l’ha definita Pierluigi Battista sul Corriere della sera, che rischia di far andare ancora più indietro nel tempo l’intero settore.

(Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

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