Addio Nadine,

Un’africana bianca, sempre in prima fila contro l’apartheid, al fianco di Nelson Mandela sia negli anni della prigionia che in quelle delle lotte, premio Nobel per la letteratura nel 1991, Nadine Gordimer se n’è andata dopo una lunga e dolorosa malattia. Di lei ricorderemo sempre la sua eleganza nei modi e la sua tempra decisa nell’affermare i diritti dell’umanità.

Solo alcuni mesi fa con grande dignità in un’intervista aveva parlato del cancro al pancreas che le impediva di continuare a scrivere. Figlia di un orologiaio-gioielliere emigrato dalla Lituania e di una donna inglese, cresciuta tra le miniere d’oro dell’East Rand di Johannesburg, Nadine Gordimer ha cominciato a scrivere all’età di 9 anni. Scrittrice di romanzi, racconti e saggi non ha mai abbandonato la sua Africa anche quando tre dei suoi libri furono messi all’indice dal regime dell’apartheid e lei dichiarata fuori legge.

Nel 1953 la sua opera prima, “I giorni della menzogna”, capolavoro della letteratura mondiale, ha rivelato sin da subito la sua storia di giovane donna bianca in un paese segnato dai conflitti razziali e la sua posizione, che al di la dei nobili principi di carattere civile e politico, per tutta la vita sono stati caratterizzati da un profondo amore fraterno verso l’altro.

Tra le sue opere, in Italia pubblicate da Feltrinelli: “Un mondo di stranieri”, “Occasione d’amore”, “Un ospite d’onore” e “Il conservatore” (che le valse il Man Booker Prize 1974), a cui si devono aggiungere “Luglio”, “Una forza della natura” e “Storia di mio figlio”, fino al suo ultimo romanzo “Ora o mai più” la storia di una coppia, “lei nera, lui bianco”, che va a vivere in un quartiere residenziale, dove è costretta a confrontarsi con la nuova emigrazione, la violenza diffusa, gli scandali del potere.

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