Hamas respinge l'appello alla tregua di Obama

La riunione della Lega Araba, tenutasi ieri al Cairo con il sostegno degli Stati Uniti, ha visto l’Egitto in veste di mediatore per ristabilire l’equilibrio, nel conflitto tra Israele e Hamas. Il premier Netanyahu convocato il suo esecutivo, stamane all’alba, si è detto disponibile alla proposta di tregua che doveva entrare in vigore, alle 8 di questa mattina. Hamas però nella notte, ha respinto l’appello egiziano, sostenendo al contrario di “voler intensificare gli attacchi” con il lancio di razzi verso i territori israeliani. Il gruppo estremista, attraverso il portavoce del suo braccio armato le “Brigate Ezzedin al-Qassam” ha fatto sapere, di intendere questa richiesta di tregua come “una resa”, e per tali motivi “da rigettare senza appello”. Obama, aveva tirato un sospiro di sollievo alla mediazione giunta dal Cairo e durante la cena offerta per la fine del Ramadan, aveva espresso il suo consenso per la difesa di Israele dagli attacchi contro Hamas, ma aveva anche mostrato indignazione per le vittime civili palestinesi, definendo le loro morti come una “tragedia” e la necessità di “proteggere i civili, chiunque siano ed ovunque vivano”.

Ma nei fatti, la tensione nella Striscia di Gaza non è diminuita. I morti sono saliti a 180, tra cui due bimbe ieri sera, e Hamas continua a far piovere razzi sulle città d’Israele. Nella notte, ne sono stati lanciati altri dai territori della Siria, Libano e dal Sinai egiziano. Tra gli attacchi più pesanti, quelli contro Eilat sul Mar Rosso, una città turistica israeliana che in questi giorni ha visto la presenza di numerosi ebrei argentini in vacanza e dove sono esplosi tre razzi, che hanno causato il ferimento di tre persone, e con 20 persone in stato di shock. I due razzi partiti dal Libano erano diretti alla Galilea occidentale mentre i due razzi lanciati dalla Siria, avevano come obbiettivo il Golan.

Purtroppo, il desiderio del Presidente dell’Anp Abu Mazen, non è stato esaudito. L’appello lanciato “a tutte le parti” per assecondare la mediazione egiziana, “risparmiando ulteriori vittime al popolo palestinese e nel supremo interesse nazionale”, è caduto nel vuoto.

Hamas in questo momento, non sembra affatto interessato alla protezione dei palestinesi, che sono diventati il sacrificio legittimo per il raggiungimento dello scopo, indurre Israele ad accettare le condizioni dettate dagli estremisti, tra cui la liberazione di numerosi prigionieri e il pieno inserimento nel governo palestinese. Inoltre, il fatto che la mediazione sia stata condotta dall’Egitto, ha infastidito il gruppo estremista palestinese, perché l’attuale governo egiziano, è quello che ha messo al bando “I fratelli Musulmani”, strettamente legati ai palestinesi della Striscia.

La fuga della popolazione dalla Striscia, appare incessante, con le strade piene di carretti e gente a piedi, che abbandona le case per trovare rifugio altrove. I centri di accoglienza predisposti dalle Nazioni Unite non bastano, e questa guerra è, oramai sotto gli occhi di tutti, fuori controllo. Segno evidente anche questo, che l’applicazione di “una via diplomatica soft” non sta dando alcun risultato.

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