Emergenza rifugiati

51 milioni di sfollati nel mondo. Tante sono le persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa, la propria terra, a causa di guerre e persecuzioni. Questi i dati reali dell’ultimo rapporto redatto dall’Onu in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Dati che si riferiscono allo scorso anno e che sono comparabili solo a quelli della seconda guerra mondiale quando i rifugiati furono stimati in 55 milioni. La causa principale di un dato così terribile è la guerra civile in Siria che ha provocato oltre due milioni e mezzo di nuovi rifugiati e circa sei milioni e mezzo di sfollati interni dall’inizio del conflitto. Questo significa che di fatto ci troviamo alle soglie di una Terza Guerra Mondiale: i conflitti armati locali nel mondo attualmente sono tanti e pericolosi e coinvolgono le aree del Caucaso, il Medio Oriente e molte zone dell’Africa. Naturalmente per molti di noi sono solo notizie giornaliere che apprendiamo dai notiziari, eppure siamo tutti testimoni e in parte “colpevoli” della correlazione tra la mancanza di sviluppo economico di molti di questi paesi con l’implementazione della democrazia.

L’emergenza rifugiati è in continuo aumento e non è gestita al meglio. Proprio in occasione della ricorrenza della Giornata mondiale del rifugiato, Amnesty International ha puntato il dito contro i “fallimenti” del Consiglio di sicurezza nel mantenere la pace a livello internazionale. In un mondo sempre più diviso da un riemergere degli interessi nazionali e di integralismo religioso, l’idea di una governance condivisa non ha più senso. Le Nazioni Unite hanno perso il loro valore così come il consenso e la legittimità. I due motori della globalizzazione, commercio e finanza, sono al di fuori dell’ONU, che è ancorato ai temi dello sviluppo, della pace, dei diritti umani, dell’ ambiente e dell’educazione. Valori e idee che una volta erano considerati universali, come il concetto di cooperazione, aiuto reciproco, giustizia sociale internazionale e pace stanno diventando irrilevanti.

Non irrilevante però, e questo dovrebbe farci riflettere, è che dei 51 milioni di rifugiati la metà sono bambini innocenti. Bambini spesso in fuga verso l’Europa e come afferma l’Unicef “questo fatto li espone a grandissimi rischi, sia per i pericoli che affrontano durante la traversata del Mediterraneo, sia per l’incertezza che li attende nei Paesi che li ospitano”. “I bambini rifugiati, molti dei quali non sono accompagnati, sono spesso trattenuti – prosegue l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di tutela dei minori – in condizioni non sicure e inadeguate. Sono anche molto più vulnerabili ad abusi, sfruttamento ed altre violazioni dei loro diritti”.

Un rapporto congiunto poi UNHCR-WFP, pubblicato in concomitanza della Giornata mondiale del rifugiato, dimostra che i rifugiati devono affrontare la fame, molti di loro arrivano in paesi ospiti già con un urgente bisogno di assistenza alimentare d’emergenza; i loro figli sono costretti ad abbandonare gli studi e trovare espedienti di ogni tipo per guadagnare; le ragazze sono costrette a vendersi per procurarsi il denaro necessario a comprare cibo. Nei campi profughi l’adattamento è difficile a causa della mancanza di cibo, acqua, spazio dignità e questo comporta l’aumento dello stress e delle violenze domestiche all’interno delle famiglie; l’ incremento di furti e altre attività violente che aumentano le tensioni con le comunità circostanti.

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