Valeriya Novodvorskaya,

Aveva 64 anni, Valeriya Novodvorskaya, e se ne è andata in un ospedale di Mosca, dove era stata ricoverata sabato, in gravi condizioni. I medici hanno tentato “il tutto per tutto” pur di salvarle la vita ma non ce l’ha fatta. La Novodvorskaya, era affetta da patologie croniche e sarebbe deceduta a causa delle complicanze intervenute, mentre era in terapia intensiva. Una donna, che era divenuta il simbolo dell’attivismo e della dissidenza anticomunista sovietica prima e post-sovietica, dopo lo sfaldamento dell’URSS. Era entrata in politica, durante l’era di Boris Eltsin, poi, quando ascese al potere Putin, tornò all’opposizione.

Ed il Presidente russo, Vladimir Putin, ha voluto renderle l’onore delle armi e dall’America Latina, in cui è in visita, ha inviato una lettera di condoglianze alla famiglia. Valeria Novodvorskaya, classe 1950, era di origini bielorusse ed all’università, costituì una cellula clandestina quando c’era Breznev, che si prefiggeva l’obbiettivo di organizzare un’insurrezione per rovesciare il regime comunista. Venne tratta in arresto e fu sottoposta a “trattamento psichiatrico coatto”, come “schizofrenica e paranoica” che molti dissidenti, subivano all’epoca. Successivamente fu rilasciata ed ha descritto l’esperienza dell’internamento, nel testo “Beyond Despair”. Era il 1969, e lei distribuiva volantini che accusavano l’URSS per aver invaso la Cecoslovacchia; in questi volantini c’era una sua poesia, diventata un messaggio contro il partito Comunista: “Grazie, al Partito comunista per la nostra amarezza e disperazione, per il nostro vergognoso silenzio, grazie al Partito!” La sua vita è stata scandita dagli internamenti e dalle liberazioni e pure durante il governo Gorbaciov, negli anni tra il 1987 e il 1991, venne più volte arrestata per aver condotto azioni d’opposizione “democratico-radicale”. La Novodvorskaya ha scritto diversi libri tra cui “Sopra la perdita delle menzogne”, “Dall’altra parte della disperazione” e “Addio slave”, collaborando con diverse riviste e giornali. L’ex vicepremier ieltsiniano, Boris Nemtsov, esponente dell’opposizione liberale russa, di lei ha detto: “Era una persona dalla volontà inflessibile, dalle convinzioni ferme, dalla cultura enciclopedica”.

L’opposizione a Putin contro le guerre cecene e la politica nazionalista, l’hanno fatta combattere sino alla fine, contro la recrudescenza della propaganda di stampo sovietico e nel 2010, esce il manifesto “Putin deve andarsene”, in cui esplicita la “sua linea anti-Putin”.

Valeria Novodvorskaya, ha avuto una vita complicata ma ha totalmente sposato la causa di ciò in cui credeva, arrivando persino a fare la scelta estrema, per quel periodo di non avere una famiglia e di restare sola. Una persona molto colta, complessa, che motivò questa sua decisione, affermando che “il KGB l’aveva privata di una tale opportunità nel 1969” e quando “una madre è in un campo di prigionia, ed il padre in un altro. Cosa dovrebbe fare un bambino in questa situazione? A mio avviso è un’irresponsabilità totale”.

La sua via intellettuale, la sua forte volontà, l’hanno resa un personaggio carismatico della storia russa e l’omaggio fatto da Putin, ha confermato quanto il pensiero di questa grande donna, abbia influito sulla politica del suo paese.

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