Destra e sinistra, i luoghi comuni e l’epoca contemporanea

Chi ha ispirato Gaber? – Giorgio Gaber in uno dei suoi ultimi pezzi, intitolato “Destra e sinistra”, riflette sulla storica contrapposizione tra le due categorie politiche e si chiede se ci sia ancora una differenza. Lo fa con la storica ironia che l’ha contraddistinto e così pone da un lato oggetti, usi e costumi tanto cari alla destra italiana e dall’altro lato fa la stessa cosa con i progressisti. Chissà come sarà venuto in mente un tema del genere al cantautore milanese. Forse quand’era in vita aveva letto un libro del sociologo Zygmunt Bauman e della sua teoria della liquidità che investe, ovviamente, anche l’universo della politica. Oppure si era imbattuto nel celebre saggio di Norberto Bobbio intitolato proprio “Destra e sinistra”. In quel testo, con sottotitolo “ragioni e significati di una distinzione politica”, il filosofo si pone alcune domande interessanti: “Dunque, destra e sinistra esistono ancora? E se esistono ancora e tengono il campo, come si può sostenere che hanno perduto del tutto il loro significato? E se un significato ancora lo hanno, questo significato qual’ è?”

Per Bobbio esiste una differenza – Interrogativi ancora validi. Bobbio, sostanzialmente, risponderà ponendo una dicotomia ben precisa tra i due indirizzi ideologici. La differenza la si nota, secondo il defunto senatore a vita, nel concetto di eguaglianza. Ma come? Dopo secoli trascorsi tra speculazioni filosofiche e avvenimenti storici, il punto di tutto il discorso verte sempre e solo su questo tema? Secondo Bobbio si, anche se nell’epoca contemporanea anche lui avrebbe qualcosa da ridire in merito. Le domande dell’ex professore emerito di filosofia all’Università di Torino oggi troverebbero risposta nella crisi della sinistra europea, che non è riuscita a vincere alle ultime elezioni europee, nei 28 Paesi membri dell’Ue, neanche dopo una crisi economica così catastrofica che aveva indicato nelle istituzioni di Bruxelles una delle loro cause. Allora non c’è speranza? Se si va avanti così no. E’ necessario rimescolare le carte e per farlo occorre indossare occhiali adeguati all’età attuale. La realtà cambia e con essa, inevitabilmente, muta anche la visione che si ha sul mondo circostante. Il mutamento è una parola insita al significato di sinistra, di progressisti. Rinnegarlo è una contraddizione. Un segno di confusione.

Le dicotomie di Gaber, ormai, sono bipartisan – In un contesto del genere si trova anche la destra, che però ha avuto più coraggio nel saper interpretare il nuovo tempo. L’Europa, con nessun caso specifico in particolare, lo dimostra. Così quando i conservatori europei aprono ai diritti civili, la sinistra va in difficoltà. Perché? Probabilmente viene scippata di un suo pilastro importante che pone le distanze con l’altra parte politica. Quindi se la differenziazione viene meno in politica è la sinistra, ancor più della destra, a risentirne. Appurato ciò, occorre chiedersi se le ironiche dicotomie poste da Giorgio Gaber nella sua celebre canzone hanno ancora un senso. A quanto pare no. Fare la doccia è ormai bipartisan, come indossare scarpette ben curate da ginnastica o da tennis. Per non parlare dei blue-jeans con la giacca. Sono sicuramente il frutto di larghe intese. Gaber sosteneva che “la mancanza di morale è di destra”, ma gli avvenimenti recenti con scandali e rinnovate tangentopoli dimostrano come anche questo aspetto non abbia colore politico.

La differenza tra viaggiatore e turista – Gli esempi appena citati resistono solo in qualche centro sociale frequentato da tipi con il cappottone lungo di pelle nera. Figli di papà che per andare contro corrente si fingono “comunisti”. Per il resto il secolo passato è alle spalle, ma allora quale saranno le nuove dicotomie? Se il ragazzo di sinistra si compra la polo Lacoste, come quello di destra, è difficile scorgere delle differenze. Si potrebbe pensare alla cultura, ma guardandosi bene intorno ci si rende conto come leggere un libro sia qualcosa di bipartisan. Per fortuna. La distanza tra destra e sinistra, forse, non sta in queste piccolezze. Probabilmente, nell’epoca del post-ideologismo, la discrepanza sta nel chiudersi o meno dentro il proprio recinto. Nel saper guardare oltre la linea dell’orizzonte, nel riuscire a salpare verso porti sconosciuti e per questo affascinanti. La dicotomia principale è quella tra il viaggiatore e il turista. Tra chi vive e chi osserva le cose. Con chi si identificano destra e sinistra, nell’epoca liquida per eccellenza, lo lascio dire ai lettori.

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