L'America si tinge di rosso. Sparatoria in Texas

La scena del massacro è il Texas, Spring, 25 miglia da Houston. Qui, sono state uccise sei persone ed una è ferita alla testa per un colpo di pistola. Protagonista, un uomo separato dalla moglie, che in quel momento, si trovava fuori dallo Stato. L’omicida, ha fatto irruzione in casa della donna ed ha sparato contro due ragazzi di 4 e 14 anni, e due bambine di 7 e 9 anni. Due dei bambini uccisi erano stati adottati dalla coppia. Sono stati uccisi anche due uomini di 39 e 33 anni. I corpi dei due adulti e di tre bambini sono stati trovati all’interno dell’abitazione, mentre il quarto bimbo ferito gravemente, è morto dopo esser stato trasportato in elicottero all’ospedale. È stata una donna, anche lei ferita in maniera grave ad avvisare la polizia. L’assassino, dopo esser fuggito in auto è stato inseguito dagli agenti che lo hanno fermato dopo tre ore. Rimasto bloccato in una strada senza via d’uscita, una cinquantina di agenti lo ha circondato e bloccato, impiegando veicoli blindati. Prima di arrendersi, l’uomo è rimasto a lungo in auto, con lo sguardo perso nel vuoto, senza dire una sola parola; puntandosi la pistola usata per commettere l’assassinio, alla tempia. Dopo due ore di colloqui, l’uomo finalmente arresosi, è stato tratto in arresto. I motivi che hanno scatenato la furia omicida, sarebbero da imputare a diverbi familiari, legati alla separazione della coppia ed è stato per merito della segnalazione della sopravvissuta, che gli agenti sono risaliti al luogo in cui l’uomo aveva trovato rifugio in un primo momento, a tre miglia di distanza dal luogo del reato. La donna, colpita alla testa, in gravi condizioni, è ricoverata in ospedale.

Di nuovo, gli Stati Uniti, si sono protagonisti di fatti di sangue, legati all’uso spaventoso delle armi. Era il 5 giugno scorso, quando un altro uomo armato, ha fatto irruzione in un liceo americano, ferendo due persone ed uccidendone una terza. Una sparatoria avvenuta nella Seattle Pacific University, mentre quasi 3 mila studenti erano a scuola.

In quell’occasione la rabbia e la frustrazione del Presidente Barack Obama, sono stati affidati ad una dichiarazione dai toni forti, in cui Obama ha parlato “di mancanza di responsabilità nel tenere lontane le armi da fuoco dalle persone sbagliate”.

Anche per questo nuovo episodio di violenza, in cui sono morti quattro bambini, la questione legata al mercato delle armi ed alla facilità con cui si può entrarne in possesso, è riemersa in tutta la sua gravità.

Dopo la strage del mese scorso, Obama aveva detto: “Gli Stati Uniti dovrebbero vergognarsi per l’incapacità di varare leggi più severe sulle armi da fuoco”. Ma quel pensiero, è tornato prepotentemente attuale in un momento come questo, in cui oltre all’esigenza di una maggiore protezione interna contro i delinquenti locali, è cresciuto il timore di doversi difendere dalla recrudescenza terroristica. La sensazione di “essere sempre in pericolo”, è per gli americani un’ossessione, aggravata dal fatto che chiunque possa dotarsi di un’arma o fabbricare un ordigno. Gli Stati Uniti, sono uno dei Paesi sottoposti a ferree misure di sicurezza che servono a garantire l’incolumità dei cittadini ma a loro volta, i cittadini, sono tutelati dalla legge a proteggere se stessi e le loro famiglie. Dunque, detenere armi da difesa, è un diritto.

Ma il punto è, che molto spesso questa facilità di possesso, favorisce l’incremento delle violenze domestiche ed i regolamenti i conti “fai da te”. Con le industrie delle armi che certo, non fanno molto per porre ostacoli alla vendita ma premono i tasti giusti all’interno del Congresso, affinché domini lo “status quo”.

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