Roma, c'era una volta la grande bellezza

L’importanza di Roma nel mondo – “Roma è la capitale del mondo! In questo luogo si riallaccia l’intera storia del mondo, e io conto di essere nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma. Le sue bellezze mi hanno sollevato poco a poco fino alla loro altezza”. Questa frase di Johann Wolfgang Goethe sottolinea bene cos’è Roma agli occhi degli altri. Un luogo unico che porta su di se i segni inequivocabili delle epoche trascorse. Un immenso museo a cielo aperto, il simbolo della bellezza italiana. Per questi motivi chi diventa sindaco della capitale d’Italia ha nelle mani un grande compito e nello stesso momento un potenziale da poter far fruttare a differenza di colleghi che guidano città diverse. Al momento il primo cittadino Ignazio Marino non sembra aver sfruttato a pieno una possibilità del genere. Anzi, non è riuscito ad arginare il decadimento artistico e culturale di Roma. Proprio nei mesi in cui ha trionfato “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, prima al Festival di Cannes e dopo agli Academy Awards, la capitale italiana mostra il suo sfiorire. Triste ironia della sorte.

Addio a quello spirito trasmesso da Manfredi e Sordi – Avvolta nel traffico e nella velocità che attanaglia le metropoli del mondo, Roma ha smarrito la sua essenza. Il suo spirito, in grado di emergere dai film interpretati da Nino Manfredi e Alberto Sordi, è andato chissà dove. Non è un problema di assenza di grandi registi o attori. Ad incidere è il contesto profondamente mutato. Se un personaggio del calibro di Woody Allen, tramite il film “To Rome with Love”, fallisce nel tentativo di mostrare la bellezza e la particolarità romana, vuol dire che qualcosa è cambiato rispetto al passato. Non bisogna, però, commettere l’errore di pensare che sia una conseguenza comune dell’epoca dell’iper-capitalismo in cui ci troviamo. Chi ha viaggiato sa bene che non è così. Non serve Bruno Vespa per farci scoprire l’ordine e l’ottima gestione di San Pietroburgo. E’ sufficiente farsi un giro nella vicina Berlino. La capitale tedesca, secondo una delle ultime rilevazioni, conta ben 3,502 milioni di abitanti. Eppure la frenesia, il traffico e la velocità sono tenuti fuori dai luoghi storici che la rendono celebre in tutto il mondo. E’ una questione di organizzazione.

La noia romana, tra immondizia e assenza di prospettive – L’attuale amministrazione ha ereditato una situazione disastrosa dall’ex sindaco Gianni Alemanno, ma le idee messe in campo per rilanciare Roma da parte di Ignazio Marino e della sua giunta non appaiono efficaci. Uno dei temi scottanti è il problema rifiuti. Da un lato c’è l’inciviltà di alcuni cittadini e turisti rappresentata dalla cartacce a terra e dall’altro lato la questione sta nello smaltimento della spazzatura. Ancora non si trova un’alternativa alla gestione del ciclo dell’immondizia, eppure in un mondo globalizzato è facile scorgere esempi virtuosi. Solo l’Europa, Danimarca in testa, è ricca di spunti. Il timore, però, è che vengono ignorati i virtuosismi a causa della mentalità dominante. Un pensiero ancora maggioritario figlio del momento storico, il quale rimane ancorato al porto del grigiore di questi anni e non riesce a salpare verso mete più affascinanti. Al momento imperversa la noia citata da Jean-Paul Sartre e sotto alcuni punti di vista non si ha voglia di prendersi cura della propria città.

Cinema, siti archeologici e monumenti. La ricchezza di Roma può svanire – Il degrado in cui si trova il settore culturale romano è sotto gli occhi di tutti. Gli attivisti del teatro Valle sono sul piede di guerra, registi e attori (come Sergio Rubini e Michele Placido) protestano animatamente, gli studi di Cinecittà vengono smantellati, le mura aureliane sono abbandonate a se stesse, le vie principali invase da venditori ambulanti. In questo contesto il sindaco Marino appare immobile, spera nel soccorso di qualche facoltoso emiro, ma da più di un mese non nomina l’assessore alla cultura. Incredibile per una città come Roma, anche se quest’incarico ha evidenti limiti. La dimissionaria Flavia Barca, sorella del famoso Fabrizio (quello che voleva ricostruire il Pd prima dell’ascesa di Matteo Renzi), potrebbe lasciare la poltrona ad un’altra donna. Il primo cittadino è alla ricerca di una figura di primo piano, anche se sostiene che con il compenso attuale nessuno vuole ricoprire una simile carica. Se fosse vero sarebbe la certificazione della fine di una grande bellezza, oppressa da incuria, indifferenza e burocrazia dilagante.

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