Funerali di Faletti. Chiusura della straordinaria vita normale di un grande poliedrico artista

Oggi ad Asti si terranno i funerali di Giorgio Faletti. Non ce l’ha fatta nemmeno un grande poliedrico saltimbanco, attore, scrittore e pittore come lui. Ricordava infatti con simpatia il grande Woody Allen che diceva non voglio diventare immortale con le mie opere, vorrei diventare immortale non morendo!

Pur avendo la chiara consapevolezza che ad una certa età è ragionevole pensare che il tempo che si ha alle spalle sia molto di più di quello che si possa avere davanti, la cosa importante è mantenere una giovinezza mentale e la progettualità forte di un bambino. Faletti era un bambino da questo punto di vista, un vulcano di idee pieno di entusiasmo e di voglia di rinnovarsi, ma nemmeno lui è riuscito a sconfiggere fisicamente il male classico che di questi tempi aggredisce gli uomini. Un tumore, nel suo caso ai polmoni, nascosto ai più per evitare qualunque tipo di commiserazione o di invasione della privacy, ma soprattutto per conservare la dignità di un grande artista che come prima cosa conserva il punto di vista dei suoi fan. Il suo comportamento di fronte alla malattia è già straordinario, ed è un grande passo della cultura, se cultura vuol dire conoscenza e ricerca delle istruzioni per la vita. Non ha mai perso il sorriso né l’appetito ed una certa positività, che gli ha reso possibile scrivere fino alla fine, pensare al lavoro e ai suoi fan per i quali ha avuto un ultimo pensiero.

Il cordoglio unanime non solo della sua città natale ma di tutto il paese, la dice lunga sul rispetto che Faletti si era guadagnato non solo nel campo artistico, ma proprio nel campo umano per quel suo atteggiamento che lo ha portato a dire tante cose nei diversi ambiti di espressione senza mai urlare. Qualche voce fuori dal coro ha detto che è stata una bravissima persona, ma non capisce cosa centra con la cultura, e a questa voce fuori dal coro possiamo solo dire che la cultura ha tra le sue caratteristiche principali la curiosità che spinge l’uomo a conoscere meglio che può il mondo che lo circonda per migliorare la propria vita e quella degli altri. E di curiosità e voglia di imparare il buon Faletti ne aveva in abbondanza, ed aveva anche un naturale talento per una umile applicazione che lo ha portato al successo chiaro in ambiti apparentemente così diversi.

La sua storia d’amore con l’arte e la cultura inizio con la comicità, ma tutti sanno che senza cultura e senza sensibilità far ridere è molto più difficile che far piangere. La sua passione per la passione è proseguita con la musica, era una musica sempre di ricerca e sempre in evoluzione. Una storia partita come spesso parte per i comici e gli umoristi, che usano le canzoni per ampliare le loro possibilità espressive e sottolineare certi momenti, e poi con il tempo e l’esercizio dato dalla maturità è arrivato a capire che oltre a far ridere, con le canzoni si può anche far riflettere. Oltre a servire per esorcizzare le malinconie, può essere un ottimo medium per raccontarle. Ho parlato di medium non proprio a caso, bensì perché tra le sue tante passioni c’era anche la pittura. È un po’ come se le emozioni di cui volesse raccontare fossero talmente grandi, talmente inarrestabili e costanti che le stesse lo spingessero a cercare sempre nuovi mezzi per potersi manifestare.

Troppo sensibile forse. È la normale tragedia che si verifica nell’anima dei curiosi.

La passione per il suo ultimo amore, il sogno di essere uno scrittore, conservato nel cuore fin da ragazzo, lo aveva poi completamente avvinto. Se sarà mai un letterato o uno che ha venduto solo quattro milioni di copie di un libro lo sapremo più in là. Sta di fatto che Io uccido il suo primo romanzo uscito nel 2002 tra l’incredulità generale, è uno dei best seller italiani più venduti di sempre, oltre al fatto che aveva ricevuto apprezzamenti e complimenti da parte di uno dei maestri della letteratura crime, Jeffery Deaver.  

Come già ricordato dal mio collega Valerio Morabito, Faletti era stato costretto ad annullare tutti gli spettacoli che aveva in programma in questi mesi e lo ha fatto senza drammatizzare con una sorta di saluto che diceva senza dire il suo congedo ufficiale dalla vita. «Cari amici – ha scritto Faletti sul suo sito ufficiale – purtroppo a volte l’età, portatrice di acciacchi, è nemica della gioia. Ho dovuto a malincuore rinunciare alla pur breve tournée per motivi di salute legati principalmente alle condizioni precarie della mia schiena, che mi impedisce di sostenere la durata dello spettacolo. Mi piange davvero il cuore perché incontrare degli amici come voi è ogni volta un piccolo prodigio che si ripete e che ogni volta mi inorgoglisce e mi commuove. Un abbraccio di cuore. Giorgio».

Non ce l’ha fatta a rimanere immortale fisicamente, e chi potrà mai riuscirci, ma alcuni suoi personaggi e le sue pagine potranno sfidare l’oblio degli anni.

Oggi ai suoi funerali in tanti gli restituiranno quell’abbraccio.

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