La Saffo del grande scultore Mazzullo a Favignana
Saffo, granito, 1980, Fondazione Mazzullo, Taormina
Saffo, granito, 1980, Fondazione Mazzullo, Taormina

Una delle opere più rappresentative del grande artista Giuseppe Mazzullo, conservata alla fondazione di Taormina a lui intitolata sarà data in prestito a Favignana per la prestigiosa mostra Artisti di Sicilia da Pirandello a Iudice.

Mazzullo, artigiano abilissimo di fondo e grande disegnatore, coltivò sin da ragazzo il suo amore per la lavorazione della pietra. In questi giorni in cui gli ambientalisti cercano di evitare lo sfruttamento selvaggio delle cave di marmo di carrara e le loro iniziative rischiano di bloccare la Toscana produttrice di marmi, si alza alla maniera di Saffo, con un canto quasi delicato come una poesia, il leggero ma forte messaggio lanciato da Mazzullo. Se la mano artigiana e di artista è profondamente illuminata dall’amore per la scultura, il materiale sul quale certe emozioni si vanno a depositare, non è poi fondamentale; la pietra sulla quale si va a deporre il segno passa leggermente in secondo piano di fronte alla forza della grafia dell’anima.

Giuseppe Mazzullo pur non disdegnando la lavorazione della creta, primo materiale di ogni scultore, e il legno, e il bronzo e i marmi più nobili, amava profondamente la dura scorza della sua Sicilia e tante delle sue opere presero vita dalla lavorazione di massi e pietre ricavate dai greti dei torrenti o da cave siciliane, dentro le quali con la sua sensibilità riusciva già a vedere la vita.

Lungo la sua carriera la sua opera fu apprezzata in tutto il mondo. Partecipò a ben quattro edizioni della Biennale di Venezia, e a innumerevoli mostre personali e collettive. Durante l’occupazione nazista e nel dopoguerra la sua casa di via Sabazio divenne un importante cenacolo che vide il passaggio di innumerevoli artisti e poeti. Quando a metà degli anni settanta ritornò in trinacria, lasciando l’insegnamento tornò imperioso il suo desiderio di scolpire l’animo della sua terra e fondò un grande laboratorio artistico alle falde dell’Etna, il mostro sacro della natura che era in grado di fornirgli la pietra lavica, dalla quale riusciva a tirare fuori lavori monumentali non solo per la grandezza. La città di Taormina  dove l’artista morì ha creato la fondazione che custodisce parte delle sue opere e dei suoi bellissimi e raffinati disegni, e da questa, la Fondazione Mazzullo, partirà una delle opere più rappresentative, Saffo, per partecipare alla grande mostra Artisti di Sicilia da Pirandello a Iudice, curata da Vittorio Sgarbi e ospitata dal museo ex Stabilimento Florio delle tonnare di Favignana dal 10 luglio al 12 ottobre 2014.

La sua scultura parte dai valori delle accademie, e accetta la misura classica con estrema semplicità, ma accanto a questa accettazione vive un cuore mediterraneo che rifugge dal semplice classicismo. Un essere mediterraneo che accoglie influenze arabe e greche e al contempo africane evitando la ruffianeria delle volute barocche. La terra siciliana ha bisogno di grandi verità, ma non cade nel verismo e nel neorealismo cinematografico, piuttosto cerca l’assoluto dei valori universali, un umanesimo della vita attraverso la severa bellezza della pietra che rimane testimone.

Una bellezza della vita che pure ha conosciuto certe durezze legate al passaggio della guerra che intravediamo nella scelta di certe linee forti che ricordano discorsi di grandezza vagheggiata da antichi e moderni condottieri, ma che mantiene la morbidezza e l’eleganza di certi passaggi poetici e riecheggia l’eros imprescindibile dell’eterno femminino direttamente connaturato in ognuna delle pietre di Sicilia. Forme armoniche e quasi cubiste a tratti. Eleganti ed essenziali come i versi della grande poetessa.

La Saffo di granito di Graniti non poteva certo mancare, con grande soddisfazione di Alfio Auteri, presidente della Fondazione a questo grande evento di Favignana, che narra la storia culturale della Sicilia attraverso i suoi grandi artisti.

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