Europa e Sud America, due modi di intendere il calcio

Dalla passione sudamericana alla razionalità europea – E’ appena iniziata la settimana decisiva per il mondiale. Quattro partite per quattro squadre. A differenza dell’ultima competizione in Sud Africa, però, questo mondiale è stato molto più equilibrato. Non solo per le formazioni in campo che hanno combattuto alla pari nella maggior parte degli incontri, ma anche tra i due principali continenti che rappresentano il calcio globale. Se in Africa ci fu il trionfo europeo, in Brasile c’è una sfida tra Sud America ed Europa. Germania e Olanda da un lato e Argentina e Brasile dall’altro. Modi differenti di intendere il calcio. I primi avvolti nella tradizione e nella tattica che ha da sempre contraddistinto il vecchio continente e i secondi rappresentanti di una passione vera e profonda che è il simbolo del calore sudamericano. Le dicotomie sono influenzate anche dalla condizione sociale e così nell’America del sud il gioco del pallone è un’occasione di riscatto e i suoi interpreti degli eroi, invece in Europa lo sport più amato, di solito, non oltrepassa le barriere calcistiche.

Il calcio come narrazione popolare. Da Galeano a Soriano – Divergenze che si estendono anche al mondo della cultura e in particolar modo a quello della letteratura. In Sud America i vari autori hanno sempre avuto con il calcio un rapporto privilegiato. L’hanno considerato una narrazione popolare in grado di interpretare il sentimento della loro gente. Uno degli aspetti che contraddistingue la popolazione latinoamericana. I giocatori, in particolar modo quelli considerati dei campioni, vengono innalzati al rango di artisti e poeti che con le loro giocate possono riscattare una nazione dalle umiliazioni e dalle sofferenze patite nel corso degli anni. E’ come se esistesse un continuum tra calcio, sentimento popolare e spirito artistico. Questi tre elementi si fondono tra le terre brasiliane, argentine o uruguayane e danno origine ad un calcio inimitabile e lontano dalla tradizione europea. Un mix del genere non può non attirare l’attenzione di alcuni letterati. Come non fare i nomi di Eduardo Galeano e Osvaldo Soriano, i quali sono stati i cantori dell’epica calcistica con una semplicità e naturalezza invidiabile.

Lo snobismo intellettuale europeo per il calcio – In Europa, invece, è tutta un’altra storia. Interessante è la riflessione che ha fatto una decina di anni fa lo scrittore Manuel Vázquez Montalbán sul calcio e le divergenze geopolitiche tra i due principali continenti in questione. Lo scrittore e giornalista spagnolo esalta la letteratura sudamericana, perché è in grado di mostrare il calcio per quello che veramente è, ovvero un’arte popolare. Un profilo che manca agli intellettuali europei, avvolti in uno snobismo in grado di farli allontanare dall’essenza di questo sport. E in un’epoca in cui il calcio si è trasformato in “una religione laica con una sua ritualità, i suoi simboli, le sue cattedrali, le sue sette”, tutto ciò può essere un problema e può far distanziare ulteriormente la letteratura europea dal reale universo calcistico. La grandezza della cultura classica, di quelle rinascimentale e di altre epoche storiche, è stata deformata in una sorta di snobismo con la puzza sotto al naso che oggi conduce anche il semplice studente di facoltà universitaria a deridere un collega interessato e appassionato di calcio.

Da Umberto Saba e Pasolini. L’amore culturale per il calcio – Eppure anche in Europa, e soprattutto in Italia, ci sono stati autori affascinati dal gioco del pallone. Da Giacomo Leopardi e Eugenio Montale alle cinque poesie (“Squadra paesana”, “Tre momenti”, Tredicesima partita”, Fanciulli allo stadio”, “Goal”) di Umberto Saba fino a Pier Paolo Pasolini che oltre a ricordare la rilevanza del linguaggio calcistico, riconosceva a questo sport un ruolo di primo piano nell’età contemporanea: “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”. Nell’epoca della globalizzazione in cui ogni aspetto tende a uniformarsi e gli stessi prodotti vengono venduti in diverse parti del mondo, il calcio mantiene le sue particolarità nonostante tra Europa e Sud America ci sia un cosiddetto “mercato di giocatori” sempre in fermento in grado di far interloquire le diverse culture. Miracoli di questo sport, oppure, come diceva il filosofo francese Jean-Paul Sartre “il calcio è una metafora della vita” con tutto ciò che ne consegue.

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