Marcia degli Stranieri ha attraversato l'Europa

Nel vespaio di polemiche sulle ondate migratorie, che ingolfano il Mar Mediterraneo e assillano i nostri governanti, in uno stato d’allarme costante, che affligge i soccorritori, gli addetti ai lavori dell’accoglienza, ma soprattutto, amministratori locali e popolazione sgomenta, anche loro – quelli che “l’aiuto alla salvezza” lo invocano ad ogni sbarco sulle coste siciliane-europee – hanno deciso di esprimere tutta la difficoltà di quest’operazione attorno ai migranti.

Christopher Darlington Morley ha scritto, “La vita è una lingua straniera: tutti gli uomini la pronunciano male” ed infatti se l’esistenza stessa è in parte indecifrabile, intraducibile, ogni uomo sulla terra, può solo tentare di darle un senso che sia degno del suo stare al mondo. E le lingue che si intersecano in questa società sono tante, spesso sono difficili da comprendere ma per affrontare un dialogo interculturale e multietnico, quelli che sono intesi come degli “estranei”, gli “stranieri scomodi”, non possono essere messi a tacere, perciò l’opera di traduzione che spetta all’Europa, è un punto fermo da cui non si può prescindere.

Dal 18 maggio di quest’anno sino al 20 giugno, in molti tra rifugiati, migranti, richiedenti asilo e persino i sans papiers (le persone senza documenti d’identificazione) e gli attivisti, si sono messi in marcia simbolica attraverso l’Europa ed hanno attraversato il Ponte dell’Europa sul Reno, passando da Strasburgo e giungendo, il 20 giugno, a Bruxelles. Il percorso della #March4Freedom di 500 chilometri, fatto a piedi, ha ricongiunto idealmente le due sedi del Parlamento Europeo. Ognuno dei partecipanti, nella propria lingua, ha ripetuto la frase “Nessun uomo è illegale”. Ma l’obbiettivo della marcia è stato fortemente politico e di denuncia, perché le prescrizioni del regolamento Dublino II, pongono dei divieti sull’attraversamento del confine tra Germania e Francia per scoraggiare il “fenomeno dell’asylum shopping” e far si che i migranti, privi della residenza, rimangano nello stato membro in cui sono arrivati e ci restino sino al disbrigo della pratica d’asilo. Fenomeno che interessa anche il nostro paese e che ha generato l’esplosione dei centri d’accoglienza. Il cosiddetto “sistema di Dublino” provoca pressione sui paesi di confine, che il più delle volte, non riescono a gestire il carico migratorio con le protezioni necessarie ai richiedenti asilo. E secondo quanto emerge dai rapporti sulle migrazioni, se in Italia il problema è serissimo, la Grecia ha molte più difficoltà di noi, dove per esempio i minori non accompagnati, sono lasciati in stato di abbandono, in balia della criminalità e dell’indigenza. Questi sono dati pubblicati dall’Alta Commissione delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dal Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli (ECRE).

Gli eventi conclusivi della “Marcia per la Libertà”, si sono svolti a Bruxelles, proprio quando nel Consiglio Europeo si discuteva delle nomine per la presidenza della Commissione, e come è stato riportato dall’organizzazione, si è trattato di un “summit della dignità” contro “il summit europeo”, in cui sono state avanzate le richieste di “libertà di movimento, libertà di residenza, documenti per tutti” così come era scritto sullo striscione che apriva uno degli ultimi cortei in programma, il 26 di giugno e composto dai rifugiati dell’Africa Centrale e del Maghreb, dai siriani, e da centinaia di persone, che insieme volevano portare “un messaggio unico”. La marcia si è conclusa per via degli sbarramenti imposti dalle forze di polizia davanti alla sede del Servizio Europeo per l’Azione Esterna, a poca distanza dalle sedi del Consiglio e della Commissione europea. Qui, gli attivisti hanno disegnato per terra alcune sagome di corpi umani, con la scritta “Frontex kills”, una denuncia diretta all’Agenzia Europea di controllo delle frontiere esterne perché sarebbe responsabile di non prendere minimamente in considerazione le convenzioni internazionali in difesa dei diritti umani, e di portare avanti una linea di condotta poco limpida.

I manifestanti hanno chiesto al Consiglio Europeo “di elaborare una nuova agenda sull’immigrazione, in collaborazione con i movimenti e le associazioni che li rappresentano”. Inoltre, hanno ribadito il loro “no” al mercato della guerra, allo sfruttamento delle risorse naturali dei loro paesi d’origine, oltre alla libertà di movimento e all’opportunità di riesiedere negli stati europei senza il rischio d’essere arrestati e rimpatriati.

“Uguali diritti politici, sociali e culturali, il diritto a studiare e a lavorare in Europa; documenti permanenti concessi senza condizioni e l’abolizione delle politiche repressive contro i migranti” che hanno come effetto le fughe di molti.

L’appello è stato rivolto ale istituzioni europee ed ai cittadini europei, invitandoli ad unirsi nella difesa dei diritti di altri uomini come loro. E le ultime battute lanciate come un monito sono state: “Le merci passano, gli uomini no. Perché avete paura di noi? Siamo disarmati! Le nostre armi sono la nostra voce, la nostra volontà”.

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