The Independence Day. Il 4 luglio tra le celebrazioni e l'arrivo dell'uragano Arthur

La festa dell’Indipendenza, che si celebra oggi, 4 luglio, è una delle ricorrenze più importanti degli Stati Uniti perché lega insieme il patriottismo, il senso per la nazione e l’idea federalista americana, con il collante storico. Quest’anno però, le perturbazioni atmosferiche rischiano di creare qualche problema alla macchina organizzativa degli stati americani. L’uragano Arthur, che ieri sera aveva raggiunto il North Carolina e minaccia l’intera fascia costiera statunitense, giunto vicino alla costa si è rafforzato e da categoria 1, è diventato di categoria 2. Ad Augusta, nel Maine, lo spettacolo dei fuochi d’artificio è stato spostato al 2 agosto, mentre a Boston gli spettacoli sono stati anticipati per le forti piogge che erano attese nella zona; inoltre, sono molte le cittadine del New Jersey e del New Hampshire che hanno rimandato a sabato e domenica gli spettacoli. Nella “Grande Mela”, a New York invece, i tradizionali fuochi pirotecnici, saranno la luce sull’East River, anche col maltempo.

Gli americani nel The Independence Day, ogni anno, celebrano quel lontano 4 luglio del 1776, quando venne adottata la Dichiarazione di Indipendenza con il distacco delle tredici colonie dal Regno Unito di Gran Bretagna.

Storicamente, il distacco avvenne il 2 di luglio,  dopo che il Secondo Congresso Continentale, tenutosi a Philadelphia, votò a grande maggioranza la risoluzione che il rappresentante della Virginia, Richard Lee, aveva promosso. A votazione effettuata, si provvide a preparare la bozza della Dichiarazione ufficiale, redatta da uno dei futuri presidenti, Thomas Jefferson, ed il 4 luglio fu ratificata anche dagli altri delegati ed entrò a far parte della storia del paese.

Il delegato del Massachussets, che fu il secondo presidente degli Stati Uniti, John Adams, in una lettera alla moglie, che scrisse un mese prima, il 3 di giugno, così si esprimeva sull’indipendenza imminente: “Sono portato a credere che sarà celebrato dalle generazioni future come una grande festa commemorativa. Dovrebbe essere celebrato come il giorno della liberazione, attraverso solenni atti di devozione a Dio Onnipotente. Dovrebbe essere festeggiato con pompe e parate, con spettacoli, giochi, sport, spari, campane, falò ed illuminazioni, da un’estremità di questo continente all’altra, oggi e per sempre”.

Il 1776, fu una data raggiunta con fatica dai coloni, che erano fortemente esasperati dalle continue tassazioni imposte dalla Madrepatria inglese. Uno degli episodi entrati a far parte dei libri di scuola, è quello del “Boston Tea Party” quando  le navi da carico che trasportavano il thè in America, furono prese d’assalto dai commercianti ed la merce venne gettata in mare, per protestare contro la tassazione imposta. Era il 1773, ma la guerra esplose nel 1775 e vide fronteggiarsi, le truppe inglesi e quelle delle 13 colonie in rivolta – New Hampshire, Rhode Island, New Jersey, Massachussets, Connecticut, Pennsylvania, New York, Maryland, Carolina del nord e del sud, Delaware, Georgia e Virginia – e che condusse alla guerra d’indipendenza, che fu vinta dalle truppe capitanate da George Washington nel 1781 mentre, nel 1783, con la firma del trattato di Versailles, l’indipendenza americana divenne effettiva.

Dagli auspici di John Adams ad oggi, comunque in questo giorno speciale, gli americani hanno scelto di seguire un cerimoniale che è apprezzato sia dai cittadini, che dai milioni di turisti in visita. Sono infatti numerose le parate che si svolgono di solito la mattina, e gli spari che partono dalle basi militari, che sono tanti quanti sono gli stati insieme al “Salute to the Union”, il tributo alla bandiera eseguito dai corpi militari. E la sera, le città partecipano ai complessi giochi pirotecnici, intonando tutti insieme l’inno americano, in questo giorno che da secoli ormai, riunisce ogni cittadino e fa fermare ogni attività pubblica.

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