Telemaco

Non solo Manzoni e Dante Alighieri. Da una parte il ricorso alla metafora è quanto di più bello ci si possa aspettare da una persona che deve parlare in pubblico, e un capo di governo deve farlo spesso e alle volte le metafore e le immagini che si riescono ad evocare fanno diventare i discorsi più comprensibili e li stampano nella mente di chi ascolta. Dall’altra è un’arma a doppio taglio e bisogna essere molto attenti nella scelta e nel dosaggio.

Il nostro premier li fa a braccio e già il fatto che non inventi continui neologismi e imbrocchi sempre i congiuntivi è una cosa straordinaria visto che in passato abbiamo dovuto sentire politici e gente che ci rappresentava che pur essendo laureati aveva chiaramente litigato con l’italiano, ma forse ha un po’ esagerato.

Di questo modo di parlare gli sarà sicuramente grato il mondo della satira politica, e Crozza starà gongolando, ma anche quello del giornalismo perché Renzi prepara in maniera straordinaria i titoli degli articoli di giornale, con tanto di occhiello e catenaccio, facilitando il lavoro di giornalisti commentatori e appassionati del bar.

Ha preferito iniziare dal selfie, forse perché dire nel vecchio italiano autoscatto, poteva ricordare qualcosa di torbido che ha accompagnato la nostra adolescenza o forse perché avrebbe ricordato l’altro premier più cabarettista di lui. Poi è passato attraverso Goole maps, che oltre a essere internazionale come termine è anche giovanile per arrivare alla figura di Telemaco, forse anche per ribadire che lui non è un vecchio della politica e non va rottamato. Tutti questi riferimenti alla scuola e le sue visite settimanali alle elementari lo fanno sembrare come uno che da bambino ha avuto qualche trauma alle elementari, ed è ancora convinto di essere tra i banchi di scuola, o forse tutti i riferimenti alla cultura dipendono dai discorsi serali con la consorte.

Però, viva iddio, almeno parla bene e parla di cultura, una cosa che dovrebbe essere uno dei nostri fiori all’occhiello. Con la forma ci siamo.

Ma veniamo ai contenuti. Effettivamente non ne abbiamo potuti trovare, ma per il motivo subito dichiarato all’inizio del discorso che sono stati consegnati per iscritto e lasciati a disposizione di tutti gli euro parlamentari per una calma consultazione.

Non abbiamo gradito molto però la serie di critiche che sono partite da varie parti, come non ci sono piaciute le considerazioni di Gramaglia ex direttore dell’ansa, il quale ha esordito per Il Fatto con un: “Ma quale Telemaco”, sostenendo che sarebbe stato il padre a fare la storia e non il bamboccione del figlio.

Noi gli chiederemmo ma quale Ulisse?

Ora non è chiaro quale fosse il padre a cui entrambi si riferissero, ma è invece palese che mentre l’Ulisse di Omero deve aver fatto la sua parte, quelli che fino ad ora hanno fatto politica non hanno di certo brillato, e sono sempre stati in accordo, buona parte almeno, con le bande di Proci che nella nostra Itaca si annidano dappertutto, nelle regioni, nei consigli comunali, nella vita civile e in tutte le strutture dello stato, e se vogliamo essere onesti fino in fondo abbiamo tutti qualche cromosoma della genetica dei Proci.

Non si è capito nemmeno bene se pensa di essere lui, Renzi, l’erede diretto di Ulisse, ma almeno lasciamo passare qualche settimana prima di capire cosa si nasconde tra le righe del suo tema in classe. Proviamo almeno a capire quali sono le cose che intende fare nei prossimi sei mesi, adesso che l’Italia è alla presidenza del Consiglio dell’Ue.

Il caro Gramaglia, che in parte ha ragione perché la Grecia e l’Italia ormai non suggeriscono a nessuno riferimenti aulici al mondo della cultura classica, ma solo storie di conti in dissesto e debiti da saldare, si è anche seccato del fatto che il discorso di Renzi sia andato a toccare argomenti che non tutti i parlamentari europei, di differente tradizione culturale, sono in grado di apprezzare. Crediamo invece che  le culture greca e latina siano patrimonio di tutti non solo dei neogreci e dei neolatini per cui, fra tutte le cose che si possono imputare a Renzi, l’attaccamento alla differenza culturale ci appare un po’ ridicolo, senza dimenticare invece che in passato c’è stato chi ribattezzò Remo in Remolo e appellò Shulz come Kapò. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti, ma non mi pare si possa attaccare il premier facendo riferimento ai padri che ci ricordano più l’Ulisse che se la spassava con  Nausica.

Il vero riferimento va fatto alle figure dei nonni, forse i soli che hanno fatto anche un pensiero serio intorno all’idea di Europa unita. Oggi abbondano solo i Proci, anche in Europa, e se non si farà sul serio qualcosa per la crescita di tutti anche la Merkel non avrà molte frecce al suo arco e si ingrosseranno sempre di più loro malgrado le schiere degli euroscettici. È già una fortuna avere uno che per cambiare il futuro si ricordi il passato. Forse rimarranno solo frasi ad effetto, ma non ci vorrà molto per capire se come ultima metafora questo governo non debba usare i voli di Pindaro.

Ma ci siamo già lasciati prendere la mano e non vorremmo cadere nel trabocchetto di girare in tondo per cercare una metafora ad effetto allo scopo di concludere questo riflessioni, e tutti sanno che nell’opera omerica basterebbe aprire una pagina a caso. In fondo non ci interessa far capire che anche noi abbiam fatto il liceo Classico. Vorremmo solo avere il testo depositato, in cui invece di parlare solo di poesia e di prosa si possano leggere i passi da liceo scientifico o da ragioneria, nel quale stati saranno elencati i programmi precisi per cominciare a far vedere che non si aspira soltanto a diventare eredi reali da bamboccioni  che si era, ma si hanno le carte in regola e le idee per esserlo sul serio.

Non ci resta che attendere. E non era una citazione;  lo sarebbe stata non ci resta che piangere.

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