Floris, da Ballarò a

Dodici anni di successi – Ballarò non è soltanto la trasmissione televisiva di approfondimento politico che in questi anni dodici è stata trasmessa da Rai 3, ma è anche e soprattutto uno degli storici mercati che anima la bella Palermo. Luogo famoso per la vendita delle primizie che provengono dalle campagne palermitane e caratteristico per le cosiddette abbanniate dei vari venditori. E’ uno dei tratti distintivi della Sicilia, fa parte della sua tradizione. Un luogo del genere ha ispirato qualche anno fa Giovanni Floris e la squadra della Rai per la nascita di una trasmissione che si ponesse al di là del modo di intendere i classici programmi televisivi di discussione politica. Il successo, inutile negarlo, è arrivato subito. Però nell’ultimo periodo qualcosa è cambiato. Non mi riferisco soltanto al rapporto tra il conduttore e l’azienda di viale Mazzini, ma anche all’interesse verso questo tipo di televisione. E’ come se si fosse spezzato un legame con il passato. Complice il clima di sfiducia nei confronti della classe politica, simili trasmissioni sembrano lontane dalla realtà quotidiana e spesso raccontano un’Italia che il cittadino conosce sin troppo bene per sentirne ancora parlare.

Un cambio di vita – Non sarà certo un’analisi di sociologia della comunicazione ad aver spinto il giornalista romano ad abbandonare la Rai in favore de La7. Semmai, senza scandalizzarsi troppo, è stato il compenso a convincere il conduttore. Il servizio pubblico gli aveva offerto 1,8 milioni e la tv di Urbano Cairo ha messo sul piatto 4 milioni di euro in tre anni. E’ come se l’anchorman italiano fosse passato dal popolare mercato di Ballarò, alla lussuosa via Condotti. Un cambio di vita radicale che, però, non è detto abbia risvolti positivi per la carriera dell’interessato. La storia della televisione è ricca di casi in cui dipendenti della Rai sono andati via dalla casa madre in cerca di maggiori fortune, ma sono stati costretti a tornare indietro dopo i fallimenti lavorativi a cui sono andati incontro. Anche per Giovanni Floris il rischio è alto. Farà parte di una rete tv praticamente monotematica, dove un giorno si e l’altro pure si parla sempre e solo di politica. Dovrà essere bravo a costruire un prodotto diverso rispetto a quelli dei suoi colleghi, ma l’impressione è che il direttore del TgLa7 Enrico Mentana abbia messo in piedi un notiziario che non ha bisogno di tutti i vari approfondimenti che si sono creati intorno.

Le polemiche per un addio annunciato – L’addio di Giovanni Floris alla Rai era nell’aria e quell’acceso dibattito con Matteo Renzi sulla spending review, che il premier vorrebbe imporre anche all’azienda pubblica, aveva mostrato segni di insofferenza da parte del professionista. Proprio sulla diatriba tra i due, in queste ore, cresce la polemica alimentata dal mondo della politica. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri teme un “editto” da parte del Presidente del consiglio contro il “conduttore che fece domande scomode”, mentre la democratica Lorenza Bonaccorsi si concentra sul compenso e si dice amareggiata per l’esito della trattativa con viale Mazzini: “Dispiace che la Rai perda un professionista come Giovanni Floris, che l’addio arrivi per motivi economici come sembra dalle trattative che emergono in queste ore”. Ma è il diretto interessato a buttare acqua sul fuoco e a sostenere come “ogni tanto è giusto rimettersi in gioco”. Incassata questa perdita, la Rai potrebbe approfittarne per riorganizzarsi sotto tutti i punti di vista. Sono troppe le cose che non vanno e il cambiamento dovrebbe essere dietro l’angolo.

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