Addio Giorgio Faletti

Un artista poliedrico – “Cari amici, purtroppo a volte l’età, portatrice di acciacchi, è nemica della gioia.Ho dovuto a malincuore rinunciare alla pur breve tournée per motivi di salute legati principalmente alle condizioni precarie della mia schiena, che mi impedisce di sostenere la durata dello spettacolo. Mi piange davvero il cuore perché incontrare degli amici come voi è ogni volta un piccolo prodigio che si ripete e che ogni volta mi inorgoglisce e mi commuove. Un abbraccio di cuore”. Con queste parole, sul suo sito ufficiale, Giorgio Faletti si è congedato dal pubblico e dalla vita. A soli 63 anni è morto dopo una lunga malattia che lo aveva costretto in questi giorni a rinunciare a tutti gli spettacoli in programma e a farsi ricoverare all’ospedale torinese delle Molinette. E’ stato un’artista poliedrico. Il grande pubblico l’ha conosciuto nella trasmissione cult delle reti Mediaset, Drive In, quando interpretava soprattutto Vito Catozzo. Successivamente parteciperà anche da altri programmi tv di successo, ma il vero trionfo, quello che probabilmente cercava da un po’ di tempo, arriverà nel 1994.

I successi: dai libri al cinema – Dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, Faletti canterà “Signor Tenente” al Festival di Sanremo dove vincerà il premio della critica e sfiorerà la vittoria posizionandosi secondo per pochi voti. La musica sembrava il suo punto d’arrivo, ma nel 2002 sorprenderà tutti e pubblicherà il suo primo libro. Si tratta di “Io uccido”, un thriller che venderà oltre 4 milioni di copie. In seguito scriverà altri libri e riceverà vari premi e nel 2006 gli si apriranno le porte del cinema con le interpretazioni in “Notte prima degli esami”, “Cemento armato” e in particolar modo “Baarìa” di Giuseppe Tornatore. Al di là dell’interesse per la cultura, Giorgio Faletti adorava lo sport. Il calcio era una delle sue passioni e la Juventus un grande amore. Non a caso la società di Corso Galileo Ferarris, una volta giunta la notizia del decesso, ha voluto dimostrare la propria vicinanza alla famiglia con alcune semplici e toccanti parole pubblicate sul sito ufficiale della squadra bianconera: “Giorgio Faletti ci lascia all’età di 63 anni e la Juventus lo ricorda con affetto infinito, unendosi al dolore della famiglia per la scomparsa di un dolcissimo amico”.

Il messaggio di “Signor Tenente” – Già, dolce e sensibile. E proprio per questo, quando qualcosa lo turbava particolarmente, non mancava di farlo sapere a tutti. La canzone “Signor Tenente” ne è un esempio. Un testo collegato alle stragi mafiose siciliane dei primi anni ’90, che hanno modificato profondamente il senso di legalità in questo Paese. Tramite quelle parole, in grado di svegliare Sanremo e buona parte dell’Italia da un sonno della ragione che durava da troppo tempo, Giorgio Faletti mostrò che c’era un Paese migliore e diverso. Volle schierarsi, in un momento delicato, dalla parte della giustizia e lo fece prendendo le difese di chi ogni giorno indossa la divisa delle forze dell’ordine e per uno stipendio modesto rischia continuamente la vita. Una grande forma di coraggio. Ma la vita è fatta così, Faletti lo sapeva bene e la sua canzone inizia con queste parole: “Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è. Questa vita di stracci e sorrisi e mezze parole. Forse cent’anni o duecento è un attimo che va”. E tu, caro Giorgio, te ne sei andato in un lampo, ma il tuo ricordo resisterà alla velocità del tempo.

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