L’intelligence americana ha lanciato l’allarme sugli atti terroristici, che al-Qaeda sta progettando con la messa a punto di esplosivi, non rilevabili dalle attrezzature di monitoraggio. A Londra, è stato innalzato il livello di sicurezza negli aeroporti, lo ha riportato il The Guardian online; sembra che siano stati gli americani a mettere sul chi vive gli inglesi per le cellule terroristiche di al-Qaeda attive in Yemen e Siria, e che stanno realizzando un tipo di esplosivo, che sfuggendo ai controlli, potrebbe esser piazzato sugli aerei. Dopo la comunicazione, il Dipartimento dei Trasporti della Gran Bretagna, ha diramato notizia del rafforzamento delle misure di sicurezza. L’intelligence statunitense ha precisato che l’allerta, va estesa a tutti gli aeroporti europei proprio per scongiurare tragedie come quella dell’11 settembre.

I viaggiatori dovranno prepararsi al rallentamento delle procedure d’imbarco ed adattarsi a controlli più accurati. Anche il Dipartimento dell’Homeland Security degli Stati Uniti, ha dichiarato che “misure di sicurezza rafforzate verranno applicate nei prossimi giorni in alcuni aeroporti all’estero con voli diretti verso gli Stati Uniti”, sebbene non siano state date indicazioni sui Paesi e gli aeroporti all’interno del rafforzamento del sistema di sicurezza. I tour operator e gli addetti alle informazioni turistiche, stanno già iniziando a dare informazioni ai viaggiatori, consigliando a chi prenderà l’aereo per destinazioni estere, di arrivare almeno tre ore prima dell’imbarco per non subire lo stress del rallentamento; non portare liquidi di nessun genere nel bagaglio a mano. Farsi rilasciare un certificato medico, redatto in lingua inglese per le medicine indispensabili che richiedono l’assunzione durante il viaggio e mostrarsi collaborativi con gli addetti al controllo degli aeroporti, per evitare di aumentare uno stato di tensione già esistente.

Se l’Occidente predispone nuove misure di sicurezza per far fronte alle possibili azioni terroristiche, in Medio Oriente, sino all’Asia meridionale, il timore del fondamentalismo islamico, è un dato statisticamente accertato. Lo ha rilevato un recente studio del Pew Research Center, un centro studi americano, che ha condotto 14.200 interviste in 14 paesi a maggioranza islamica, nel periodo tra l’11 aprile e il 25 maggio di quest’anno; prima che riesplodesse in tutta la sua virulenza, la guerra in Iraq e quella in Cisgiordania. Dai dati emersi, i gruppi estremisti come al-Qaeda e Boko Haram non godono di grande simpatia e lo stesso dicasi, per Hamas e Hezbollah. Non sono accettati gli attacchi suicidi che colpiscono i civili e c’è una paura crescente per l’estremismo di matrice islamica, con un dato superiore agli 11 punti rispetto a due anni fa, e che vede concordi, sciiti, sunniti e cristiani.

Il 62% degli intervistati in Giordania non è tranquillo, e visti gli ultimi avvenimenti tra Israele e la Palestina, la percentuale sarà senz’altro aumentata; lo stesso vale per la Turchia, dove l’indice di preoccupazione è cresciuto del 18%, dal 2012. La percentuale dei palestinesi che vede Hamas come un “fronte di liberazione nazionale”, è al 53%, e tocca il 63% nella Striscia di Gaza; ma solo il 46%, trova una giustificazione per gli attacchi suicidi contro i civili. Un calo del consenso più che evidente, visto che nel 2007 si attestatva al 70%. In Nigeria, il campione intervistato ha evidenziato che il 79% dei nigeriani, non tollera le violenze ed i sequestri di Boko Haram e “fuori dal Medio Oriente, forti maggioranze in Bangladesh /69%), Pakistan (66%) e Malesia (63%) sono preoccupate dall’estremismo islamico”. Ma nello stesso Pakistan, ancora il 59% nutre speranze verso i talebani.

Il quadro emerso dall’indagine, mostra una chiara sofferenza della popolazione, stanca di vivere nella paura e logorata nella visione di un futuro roseo. Ma sottolinea anche, la volontà di allontanare chi della guerra e dello squilibrio, ha fatto la base per l’accrescimento di un potere politico ed economico.

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