Giovane palestinese ucciso a Gerusalemme

I funerali dei tre studenti ebrei, uccisi e trovati nei pressi di Hebron, sono stati celebrati. Il popolo d’Israele, piange ancora i suoi figli, ed a questi si è aggiunto un altro ragazzo, un arabo palestinese, il cui corpo, è stato ritrovato in un bosco di Gerusalemme dalla polizia israeliana, a seguito della denuncia fatta dai genitori. Si pensa che gli assassini siano degli estremisti ebrei, e l’omicidio del giovane sia stato un atto di ritorsione per la morte dei ragazzi ebrei.

Lo si era già compreso, che la questione era aperta; l’accusa del governo israeliano e di Netanyahu contro gli estremisti di Hamas che sarebbero dietro l’assassinio degli studenti israeliani, non poteva che innescare una serie di reazioni a catena. I raid aerei per tenere a freno la violenza di Hamas che non vuol mollare la presa sulla Striscia di Gaza; la cattiva digestione d’Israele nella creazione del nuovo governo palestinese che vede sempre Hamas come partner indiscusso, e le morti che si moltiplicano, da entrambe le parti.

Il Presidente palestinese Abu Mazen ha chiesto a Israele di condannare l’omicidio del ragazzo arabo, e va ad interfacciarsi con le precedenti richieste avanzate dal premier israeliano durante il sequestro dei tre studenti. Un “batti e ribatti continuo” che conosciamo tutti, ma che non avvicina la possibilità del dialogo. La polizia frattanto ha deciso, di chiudere il Monte del Tempio, ovvero la Spianata delle Moschee, a Gerusalemme, per ragioni di sicurezza. Visto che nella zona di Gerusalemme est a Beit Hanina e Shufa, si sono verificati scontri tra la polizia israeliana ed i palestinesi.

Il Segretario Generale aggiunto della Lega Araba per le questioni palestinesi, Mohamed Sobeih, ha rilasciato delle dichiarazioni, in cui sostiene che “è Israele a causare tensione con la sua campagna di arresti di palestinesi, le aggressioni contro la moschea di Al-Aqsa, l’autorizzazione ai coloni a distruggere luoghi santi e abitazioni”. Gerusalemme è diventata in queste ultime ore, il teatro di un’ondata di violenze contro passanti arabi aggrediti e dietro queste azioni, ci sarebbero i gruppi degli attivisti di destra, che non aiutareanno certo a trovare l’equilibrio.

E Netanyahu a sua volta, replica, affermando che obbiettivo primario per Israele è individuare “gli assassini. Tutti quelli che hanno partecipato al rapimento e all’uccisione. Non ci daremo pace, non molleremo, fino a quando non saremo arrivati all’ultimo di loro, non importa dove si nasconda. Costoro sono passibili di morte”. L’ha dichiarato ieri, ai funerali dei ragazzi. E non finisce qui, perché il gabinetto di sicurezza israeliano deve decidere sulla lotta contro Hamas, che potrebbe estendersi oltre la Cisgiordania e colpire ancora più duramente, la Striscia di Gaza.

L’aviazione israeliana, ieri, aveva centrato 34 obbiettivi militari di Hamas a sud di Gaza, ma Netanyahu deve avere il consenso di tutto il governo per portare avanti un piano d’azione, che metta in ginocchio Hamas. Certo è, che i palestinesi non sono per nulla tranquilli  pur se, il Presidente dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) Abu Mazen, sta cercando di avviare accordi con i leader  arabi e con la comunità internazionale, per far allentare la pressione israeliana. Uno dei componenti dell’Organizzazione per la Palestina (Olp), Hanan Ashrawi, ha spiegato che non deve essere assolutamente giustificato l’omicidio di innocenti ma “ciò nonostante le misure di punizione collettiva sono inaccettabili e il governo israeliano non  può commettere garvi infrazioni della legge internazionale e spese della popolazione palestinese”.

(Foto La Stampa)

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