Gioia Tauro, le armi chimiche e le polemiche

Iniziate le lunghe operazioni di trasbordo  – Questa mattina, alle prime luci dell’alba, sono iniziate nel porto di Gioia Tauro le operazioni di trasbordo del carico di armi chimiche siriane dal cargo danese Ark Futura alla nave statunitense Cape Ray. E’ stato il team di ispettori Opac a dare il via libera alle manovre, dopo aver controllato tipo, quantità e imballaggi delle armi chimiche. Un lavoro che sta comportando grande attenzione da parte di tutte le persone coinvolte e un elicottero sta sorvolando incessantemente la zona. I primi 3 container a essere trasferiti dalla Ark Futura alla Cape Ray saranno quelli che contengono iprite (o gas mostarda) per un totale di circa 20 tonnellate e successivamente toccherà agli altri 75 che contengono precursori del sarin. Una volta completato il passaggio sulla nave americana che a bordo può contare su 35 marines e 64 esperti, l’imbarcazione statunitense prenderà nuovamente il largo per raggiungere le acque internazionali dove avverrà il trattamento necessario per neutralizzare l’arsenale.

Un sistema di sicurezza all’avanguardia – Il centro di monitoraggio e controllo sarà coordinato dal Prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino, il quale dovrà vigilare nelle operazioni delle prossime 24 ore. L’autorità istituzionale, che ha dovuto accogliere in prefettura centinaia di media provenienti da tutto il mondo, ha tenuto a sottolineare come “in questi ultimi mesi è stato prodotto uno sforzo eccezionale da parte delle rappresentanze dello Stato e delle istituzioni del territorio per fornire il massimo livello di sicurezza per questa grande operazione internazionale”. E infatti tutta l’area calabrese interessata, soprattutto i comuni di Gioia Tauro, San Ferdinando e Rosarno, è già sottoposta ad un alto controllo da parte della protezione civile e dell’ordine pubblico. Con i debiti scongiuri, però, non dovrebbero esserci problemi. Il sistema di sicurezza è all’avanguardia e può contare sul Field Deployable Hydrolysis System, ovvero il meccanismo utilizzato a bordo della nave Cape Ray.

I dubbi dei calabresi – Per rendere innocui gli arsenali chimici siriani di Assad, dunque, si utilizzerà l’innovazione scientifica. Il tutto si basa sull’idrolisi, ovvero la scissione delle molecole in due o più parti per mezzo di acqua calda. Successivamente le sostanze tossiche verranno poste in reattori trasportabili in titanio insieme all’idrossido di sodio e all’acqua e verranno portate a temperature attorno ai 90 gradi. In questo modo all’interno del reattore si verranno a formare altre sostanze, meno tossiche ma a loro volta da trattare che in seguito saranno diluite in acqua all’interno di speciale recipienti, per poi essere distrutti tramite incenerimento in impianti tedeschi. Nonostante un procedimento alquanto sicuro, i cittadini della zona calabrese interessata al trasbordo sono critici ormai da diversi mesi. La domanda ricorrente è: “Perché il trasferimento deve avvenire a Gioia Tauro”? Inoltre le preoccupazioni riguardano l’abbandono del territorio e le conseguenze ambientali.

Nessuna protesta per lo smercio di droga nel porto di Gioia Tauro – Sono sorte anche alcune associazioni spontanee contro questa decisione di utilizzare il porto di Gioia Tauro e fino a qualche giorno fa i flash mob la facevano da padrone a Reggio Calabria. Peccato che un simile interesse non lo suscitino le tonnellate di droga che passano e vengono smerciate dal porto del paese calabrese. Solo qualche giorno fa, ad esempio, sono stati sequestrati circa 100 kg di cocaina purissima e chissà quante altre sostanze riescono a eludere i controlli. Come mai una parte della popolazione non si ribella a tutto questo? Perché si accetta passivamente il degrado e la situazione attuale del porto di Gioia Tauro, ridotto a molo della malavita? In fondo questo trasbordo di armi chimiche da qualche parte, nel Mediterraneo, doveva esser fatto. Non si può da un lato invocare la pace e contemporaneamente voltare le spalle per aiutare la comunità internazionale a smaltire le armi di distruzione di massa utilizzate anche da Assad in Siria. Se le norme di sicurezza sono all’avanguardia e si rispetta l’invidiabile ecosistema regionale, perché lamentarsi a priori?

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