La pittura materica e simbolica di Myriam Cappelletti

L’opera pittorica di Myriam Cappelletti, esposta al “Il salotto Dichegioia” di Fiesole parte dalla pura materia del lino grezzo, una sorta di materia fisica che porta con sé la sua storia, il suo vissuto per intessersi e poi mescolarsi con la forma materica del colore, in una sorta di evocazione di echi, immagini, pezzi di realtà, attinti anche dalla realtà quotidiana, che nella loro frammentarietà affiorano sulla tela.

Il filo rosso che lega le opere della Cappelletti (Hermes, Strega in primavera, Effetto Domino, Scarpetta di Venere,  ecc.) è la materia nuda e “cruda” del lino, una sorta di corpo ancestrale, su cui si intesse la trama del colore, della forma pittorica, in un gioco di evocazioni che portano nel mondo interiore della pittrice o nel suo universo di simboli.

Si tratta di una realtà che affiora per strati, quasi come se le forme geometriche o i tasselli incastonati gli uni negli altri fossero tante monadi della coscienza, dei ricordi, di un mondo che non può essere colto nella sua totalità, ma solo per momenti, per lampi improvvisi di luci, per salti improvvisi nel tempo che lasciano affiorare oggetti simbolo di un tempo perduto,come una “scarpetta”, una lettera, un pezzo di tessuto, un segmento invisibile che lega il presente alla frammentarietà del passato.

Pittura simbolica quindi quella della “Cappelletti”,che nella stesura compatta del colore, nella costruzione di forme geometriche ordinate, rimanda ad un “altro”, ad una sorta di universo esperienziale che non può nella sua complessità essere rappresentato , e che può emergere solo per accenni, per momenti, per squarci di colore, per una “epifania” dello spirito che si alimenta di visioni inesprimibili, di una sorta di terra di mezzo, tra la realtà e l’insondabile coscienza, fatta di materia viva e senziente.

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