Müller, un viandante sul mare di nebbia

I tedeschi vanno ai quarti di finale – La Germania ce l’ha fatta. I tedeschi sono riusciti ad approdare ai quarti di finale con più difficoltà del previsto. L’ottima Algeria si è piegata solo nei tempi supplementari davanti alle reti di Schürrle e Özil. Non è servito a niente il gol di Djabou. Gli africani, con il loro assetto, hanno sorpreso la formazione teutonica che nel primo tempo ha fatto fatica e ha rischiato di andare sotto. Nella ripresa, invece, i ragazzi di Löw prendono le misure agli avversari ed iniziano a essere pericolosi. Probabilmente è Ramaḍān per entrambi gli attaccanti delle due squadre, perché la partita non si sblocca e serve l’extra time. Ed è qui che la Germania stacca il biglietto per il turno successivo, mentre gli algerini tornano in patria a testa alta e hanno sfiorato un’impresa che li avrebbe condotti a sfidare la Francia in un derby affascinante. Questo mondiale sta passando alla storia come la competizione dei numeri 10. Nella numerologia calcistica è l’essenza del calcio.

L’eccezione Müller – In Brasile, fino ad ora, i grandi protagonisti portano sulle spalle una maglietta con quel numero. Neymar jr, Messi, Rodriguez, Sneijder, Come tutti gli ambiti della vita, però, c’è un’eccezione che conferma la regola. E’ quella rappresentata da Thomas Müller. Il giocatore del Bayern Monaco possiede il numero 13, ma è l’uomo chiave della Germania. Nei mondiali ha una media realizzativa pazzesca e considerando la giovane età (25 anni) potrà superare il primato di Miroslav Klose e Ronaldo. Al momento ha siglato quattro reti, ma ha avuto un ruolo determinante nelle altre azioni da gol per la Germania. E’ il fuoriclasse della squadra. Il calciatore a cui la Nationalmeinschaft non può rinunciare. Completo in ogni aspetto, nella sua apparente fragilità fisica nasconde una forza invidiabile. Per alcuni versi sembra la figura dell’uomo in “viaggio” descritta dalla filosofia esistenzialista che, a causa del mondo contemporaneo, è costretta a incamminarsi in sentieri nuovi in cui la forza interiore di questo viandante sarà fondamentale per tracciare coordinate diverse rispetto al passato.

Un viandante nella nebbia tedesca – Già, viandante. Ieri sera Thomas Müller sembrava proprio questo personaggio tanto caro ad alcuni pensatori e artisti. Caspar David Friedrich è famoso soprattutto per il dipinto a olio su tela del “Viandante sul mare di nebbia”. Il genio tedesco rappresenta un uomo che da le spalle a chi osserva l’opera e si pone su un precipizio roccioso. Un suo conforto è il bastone da passeggio, mentre i capelli sono modellati dal vento. Il viandante guarda il panorama avvolto da una nebbia ampiamente diffusa. Ecco, una simile figura ricorda Müller e la partita della sua Germania contro l’Algeria. Il campione, un viandante in cammino verso la meta agognata (in questo caso la conquista del mondiale), riesce ad andare avanti grazie alle sue qualità non comuni e all’aiuto di un bastone, che in questo contesto potrebbe rappresentare l’apporto della squadra. Nel match con la formazione nord africana la Germania non gioca al massimo delle sue possibilità e rende l’immediato futuro incerto, come quel mare di nebbia nel dipinto di Friedrich. Così Müller, per scorgere qualcosa al di là della linea, è costretto a salire su una roccia sporgente e da lì, finalmente, a differenza del viandante del celebre dipinto, riesce a vedere la prossima tappa del viaggio.

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