Emergenza migranti: 30 morti nel Canale di Sicilia

Altri morti nel Canale di Sicilia. La Marina Militare ha soccorso un barcone di 600 profughi, di cui 30 erano già morti. L’imbarcazione, stando alla ricostruzione dei fatti, solo martedì sarà trasportata a Pozzallo nel ragusano, e solo allora i corpi dei morti per asfissia potranno essere recuperati dall’imbarcazione.

È insomma quella dei barconi della speranza una tragedia senza fine con continui rimbalzi di responsabilità tra l’Italia e gli altri paesi europei. Nello scorso fine settimana infatti la nostra marina militare ha soccorso ben 1.654 immigrati di origine africana. Ed ancora una volta c’è stata la tragedia, che immancabilmente è venuta ad insanguinare le nostre coste.

Di chi è la colpa di questa “mattanza” infinita? Ma soprattutto cosa fare per porre fine una volta per tutte a quest’immenso sacrificio di vite umane? Alfano più volte ha richiamato l’attenzione dell’Europa su questo problema, in quanto il peso a suo giudizio è tutto scaricato sull’Italia. Di chi è dunque la colpa?  Non si sa e non si capisce. E sembra che non ci sia via d’uscita e che dobbiamo rassegnarci quasi fatalmente a vedere arrivare ancora tanti e tanti altri barconi, che a volte potranno essere soccorsi altre volte invece per ragioni varie ed inspiegabili saranno condannati ad andare incontro alla loro triste e miserabile sorte.

C’è chi poi, e sono tanti in Italia ed anche in Europa che la pensano così, sarebbe disposto cinicamente non solo a non cercare di offrire loro una speranza di salvezza, ma pensa che il problema si risolva solo respingendo i barconi ed impedendo loro di varcare il confine delle nostre acque territoriali o abbandonandoli alla loro infelice sorte. Una soluzione insomma peggiore del male.

Che cosa dunque fare? Questo è il vero dilemma, che ha radici lontane e che probabilmente affonda nel fatto che l’Italia ed anche l’Europa dovrebbe ripensare “in toto” la politica migratoria ed il proprio ruolo politico-economico nel Mediterraneo. La tragedia dei barconi che affondano ogni giorno in mare è il risultato delle guerre che negli ultimi anni ci sono state nel continente africano, che hanno contribuito a destabilizzare dei paesi che purtroppo vivono ancora momenti di forte conflittualità.

La politica migratoria del nostro paese non può essere separata da quella estera e soprattutto dal nostro ruolo nel Mediterraneo. Finché i paesi dell’Africa mediterranea saranno poveri, finché i loro abitanti non avranno alcuna speranza di dare un futuro migliore ai loro figli nella loro terra vedremo dei barconi carichi di uomini e donne disperate solcare le acque del nostro bel mare. L’Italia quindi si impegni, se veramente vuole dare il suo contributo a risolvere questo problema e non solo sfuggire alle proprie responsabilità incolpando gli altri paesi, a recuperare il proprio ruolo nel mediterraneo, chiedendo all’Europa risorse non solo per potenziare le misure di accoglienza e di soccorso, ma anche per lo sviluppo socio-economico dei paesi dell’Africa mediterranea.

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