Il Kurdistan in corsa verso l'indipendenza finanziaria

Il Kurdistan è in posizione favorevole rispetto all’Iraq, in questo periodo. Approfittando del clima d’instabilità irachena e dalla violenza che gli attacchi dei miliziani jihadisti dell’Isis hanno generato nel paese, è un interlocutore importante, al quale rivolgersi anche da parte dell’Iran e degli Stati Uniti. Questi hanno timore del crollo del governo centrale iracheno ma valutano attentamente la possibilità di un’alleanza per non innescare nei sunniti l’idea di un accordo segreto per distruggerli, che porterebbe ad una mobilitazione jihadista contro gli oppressori dell’Islam. A Teheran e Washington, quindi non resta altro da fare, per il momento, che affidarsi all’esercito curdo dei peshmerga per contrapporre la resistenza, quella vera, che invece manca tra le fila dell’esercito iracheno. Ma il Kurdistan, è davvero interessato a scivolare nei meccanismi della crisi irachena?

Un risultato, è stato raggiunto, con l’occupazione della città di Kirkuk da sempre contesa con Baghdad ma sembra anche che Erbil, non abbia alcuna intenzione di farsi trascinare in una guerra ad oltranza contro l’Isis, che porrebbe a repentaglio l’esistenza di un’entità autonoma curda. I curdi vogliono essere indipendenti perché hanno notevoli risorse economiche, tra cui enormi quantità d’idrocarburi. Hanno avviato la costruzione di case, alberghi, ospedali e stanno mettendo a punto molte infrastrutture, con un territorio molto più esteso del Qatar. Ma se da un lato, il Kurdistan cerca di spiccare il volo, dall’altro lato, i miliziani dello “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (Isis), hanno proclamato “la ricostituzione del califfato islamico” che troverebbe spazio tra Iraq e Siria e che potrebbe vedere un’annessione del Kurdistan iracheno.

Eppure, i curdi non appaiono impensieriti da questa possibilità, perché l’esercito è stato posizionato lungo il confine con l’Iraq, creando una “zona-cuscinetto” per proteggere il territorio dagli attacchi dei miliziani. In sostanza, l’esercito curdo ha tutte le carte in regola per far fronte alla situazione, che scongiurerebbe le mire dell’Isis sul Kurdistan; ed alcune fonti dicono, che ci sia un accordo segreto tra il parlamento curdo e le tribù sunnite, che affiancano l’Isis, per non interferire troppo. Del resto, anche gli jihadisti non sembrano aver pretese sui territori curdi e puntano piuttosto a sud.

Era il 1991, quando gli Stati Uniti imposero all’allora regime di Saddam Husseini la “no-fly zone” durante la Guerra del Golfo ed il Kurdistan ha istituito un governo “de facto”, puntando molto sul piano economico. Nel 2003, il paese è stato alleato degli americani e questa scelta è stata premiata, lasciando che nel 2005, con la nuova costituzione, fosse garantito un sistema federale che lasciasse ai curdi “un’ampia autonomia sulle province di Erbil, Sulaymaniyah e Dohuk”.

Usando il sistema della cooperazione economica transnazionale, il Kurdistan è riuscito a ritagliarsi una buona fetta di partecipazione sui mercati, proprio per le materie prime, di cui il paese è ricco; primo fra tutti, il petrolio. Naturalmente, il governo centrale iracheno, non ha gradito le tendenze di autonomia del Kurdistan, ma negli ultimi anni, il governo di al-Maliki è stato aggirato dalle compagnie petrolifere che hanno siglato i contratti direttamente con il governo locale curdo, nonostante la minaccia di ritorsioni da parte di Baghdad, e che non ha fermato le intenzioni di un’indipendenza finanziaria di Erbil, sfruttando le condizioni di stabilità politica e di mercato presenti qui, e non in territorio iracheno.

Il prossimo passo, dovrebbe essere quello della creazione di uno stato indipendente riconosciuto anche giuridicamente, pur se ad oggi, non sembra esser questa la priorità del Kurdistan. È importante, che prima si ristabilisca l’equilibrio iracheno per non lasciare che gli estremisti ne divengano i signori assoluti, e bisogna anche far fronte all’enorme massa di profughi, che pigiano sui territori curdi. Poi, è fondamentale superare anche le divisioni interne e rendere effettiva l’indipendenza economica e che necessita ancora, dei fondi provenienti dal governo centrale iracheno.

Il Kurdistan inoltre, ha interesse a non complicarsi i rapporti con altri “amici” come ad esempio quelli con la Turchia, che riceve il petrolio da qui, e che favorisce l’aggiramento dei controlli di Baghdad. Per avere un ritorno economico dalla vendita del greggio alla Turchia, il governo curdo, ha ignorato gli appelli fatti dalla minoranza curda in Turchia per continuare ad avere benefici sostanziali a lungo termine.

Quindi per il momento, l’idea di un Kurdistan iracheno indipendente, non è da inseguire ad ogni costo. Primo, per non indispettire la Turchia che al suo interno, ha già numerosi focolai di protesta; e secondo, per non far vacillare il sogno americano di un Iraq unito. Per il Kurdistan, al presente, è prioritario rafforzare l’autonomia di fatto. Quell’autonomia, che un giorno, potrebbe aprire le porte alla nascita di un nuovo stato.

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