La Grecia e quel maledetto rigore

Una parola amara per la Grecia contemporanea – Negli ultimi anni la parola che ha procurato notti insonni agli ellenici è “rigore” e ieri sera, durante la lotteria dei calci di rigore, non poteva andare diversamente per la formazione ellenica. La Grecia è diventata il simbolo della crisi economica che ancora non ha definitivamente abbandonato il vecchio continente. Una nazione in ginocchio a causa di speculazioni finanziarie e politiche locali suicide che hanno permesso alla popolazione di vivere al di sopra delle sue possibilità. Durante questa depressione, la più grave dal secondo dopoguerra, la disoccupazione ha raggiunto livelli paurosi. Generazioni lontane tra di loro sono state costrette ad affrontare lo stesso problema: la mancanza di lavoro. Lo Stato greco, con l’intento di salvare il salvabile, ha tagliato in maniera indiscriminata. Il risultato è stato distruggere anche il sistema della sanità. Oggi, purtroppo, malati terminali non riescono più a curarsi, centinaia di medici sono senza lavoro e chissà quante famiglie non hanno la forza economica di comprare le medicine necessarie per la loro quotidianità.

Dal rigore sociale a quello economico. L’epilogo è lo stesso – In un contesto del genere non deve sorprendere la diffusione di malattie che il Paese si era lasciato alle spalle. Tubercolosi, epatite, malaria e varie infezioni da Hiv sono le conseguenze per un popolo che deve rinunciare a curarsi. La regressione ellenica fa paura a tutti e da quelle parti è stato identificato un nemico comune per aver condotto il Paese in questo stato: il rigore voluto dal Fmi con il benestare del precedente governo tedesco presieduto da Angela Merkel. Un termine in grado di trasformare in incubo la vita dei greci. Da ieri sera non solo dal punto di vista economico e sociale, ma anche calcistico. Con grande coraggio la nazionale guidata dal c.t. Santos era riuscita ad arrivare agli ottavi di finale e ha sfidato la rivelazione Costa Rica. Una squadra domata in quasi tutta la partita, a parte qualche disattenzione costata cara alla difesa degli europei. Un match all’ultimo respiro per i greci, che non sono riusciti ad approfittare della superiorità numerica e sono stati costretti ad arrivare ai rigori.

Gekas e il destino del rigore – A differenza del contesto sociale, la Grecia non ha vissuto durante la partita al di sopra delle proprie possibilità. Si è dimostrata una squadra solida e pronta al sacrificio, come le cittadine e i cittadini ellenici in questo momento storico. Hanno fatto il possibile gli ex campioni d’Europa e qualche limite l’hanno dimostrato quando hanno peccato di eccessivi sofismi davanti la porta avversaria. Samaras è un esempio di tutto ciò. Faceva tutto bene, ma al momento di segnare si perdeva in chissà quali congetture. Nella culla della filosofia antica non sorprende come la parola “rigore” vada al di là dei confini finora conosciuti dalla Grecia. C’erano due possibilità dagli undici metri. O riscattarsi da quel termine che ha procurato molte sofferenze, oppure continuare a conferire alla parola un’accezione negativa. L’esperto Gekas ha fatto si che la Grecia optasse per la seconda ipotesi e così in un momento in cui la Grecia sta facendo piccoli e timidi passa avanti per uscire dalla crisi, come dimostrano gli ultimi dati economici, ecco che la parola “rigore” riappare in tutta la sua drammaticità. Per fortuna, in questo caso, solo nell’ambito sportivo.

© Riproduzione Riservata

Commenti