Il narcotraffico percorre le rotte del Mediterraneo

Acque internazionali a sud dell’isola di Pantelleria. Le unità navali della Guardia di Finanza, hanno bloccato un cargo battente bandiera del Togo e dentro la nave di 70 metri, hanno trovato più di 10 tonnellate di hashish. La nave, scortata nel porto di Trapani, ha visto i finanzieri impegnati nel fermo dei 10 componenti dell’equipaggio, tutti di nazionalità libica. Lo scorso lunedì, 25 giugno, le Fiamme Gialle avevano effettuato un altro sequestro di enormi proporzioni: 42 tonnellate, sempre di hashish,  su un’altra nave togolese, con a bordo 16 membri d’equipaggio.

L’imbarcazione sequestrata oggi, era stata individuata da un aereo Atr 42 Grifo del Comando di Pratica di Mare, durante la navigazione nel Mediterraneo Occidentale. Controllata a distanza, una volta giunta in prossimità di Pantelleria, la nave è stata raggiunta dalle unità di mare P03 Denaro e G120 calabrese, che l’hanno prima abbordata e dopo hanno effettuato la perquisizione. Il valore economico del quantitativo sequestrato dagli agenti, ammonta a diverse decine di milioni di euro. Si tratta di un’operazione contro il narcotraffico, che vede la collaborazione della Guardia di Finanza italiana, quella del Maritime Analysis And Operations Centre (Maoc-N) di Lisbona e l’apporto della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga di Roma (DCSA). Gli aerei delle Fiamme Gialle impiegati per le ricognizioni, hanno a bordo sofisticate apparecchiature di rilevamento e servono insieme alle unità navali d’altura, al controllo delle rotte commerciali per prevenire e reprimere i traffici illegali verso le coste italiane e quelle comunitarie, con l’impiego di tutti i mezzi di vigilanza aeronavale nel Canale di Sardegna e nello Stretto di Sicilia. Solo dall’inizio del 2014, queste operazioni hanno portato al sequestro di oltre 70 tonnellate di sostanze stupefacenti. E nell’ultimo triennio, si è registrata la cifra di più di 154 tonnellate di droga sequestrata – 80 di hashish, 67 di marijuana e 7 tonnellate di cocaina – con un totale di 302 navi usate come corrieri del mare.

Le rotte del narcotraffico riguardano l’intero campo internazionale e per ciò che concerne la coltivazione della cannabis, questa ha come principale fonte di approvvigionamento, l’area del Nord Africa e nello specifico, il Marocco. Quindi Stretto di Gibilterra e Mar Mediterraneo, costituiscono la linea di transito per questo tipo di traffico. Il Mediterraneo negli ultimi anni, ha assunto un ruolo preponderante nei traffici legati al mercato delle armi, a quello della droga, financo a quello della tratta di esseri umani. Ed è da un quinquennio che i centri d’investigazione europea chiedono di attuare una “piattaforma africana” ed un centro operativo comune, che funga da coordinamento per agire da contrasto al traffico di droghe nel Mediterraneo. Anzi, non è azzardato dire che l’aumento della frequenza dei trasporti di droga sulle acque del “Mare Nostrum”, sia da collegare all’aumento del traffico di esseri umani, che giungono sulle nostre coste e sia da collegare con le varie situazioni d’instabilità interna che sussistono nei paesi africani, dalla Libia, all’Egitto ma che poi trovano sponda negli accordi con la criminalità organizzata di casa nostra, come Mafia e ‘Ndragheta.

Di circa un anno fa, è l’operazione “Ellenika”, che ha visto impegnate le squadre dei ROS dei Carabinieri con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia de L’Aquila, insieme alla collaborazione della DCSA per un piano d’azione a livello internazionale. In quel caso, la “filiera criminale” del narcotraffico, vedeva coinvolti i Balcani e criminali bosniaci, sloveni, croati e albanesi. Nell’operazione “Ellenika”, furono sequestrate oltre 42 tonnellate di hashish e marijuana  ed un ingente quantitativo di eroina; quest’ultima proveniente dall’Afghanistan. La città prescelta per far da scalo, in quel caso era Pescara, per via della buona posizione che poi favoriva lo smistamento in ambito regionale ed europeo.

Ma gli itinerari del narcotraffico, che ad una prima analisi possono sembrare tortuosi e non facili con un impegno economico non indifferente, tuttavia sono scelti proprio perché il rischio di sequestro della merce, si abbassa, e di molto. Le rotte sono tracciate in base al tipo di droga da immettere sul mercato e si valutano anche le opportunità di avere basi sicure, autorità locali facilmente corruttibili nei vari paesi di transito; inoltre, devono esserci buoni approdi sulle coste e naturalmente, bisogna far attenzione al tipo di domanda che fanno i consumatori.

Così il Venezuela e l’Ecuador, sono i paesi da dove passano la cocaina prodotta in Colombia, Perù e Bolivia, le navi da carico poi si dirigono verso i porti olandesi, spagnoli ed italiani, come quello di Gioia Tauro.

L’Argentina è un altro dei paesi, che grazie ai buoni rapporti con le organizzazioni criminali dell’Est Europa e con i narcos colombiani, peruviani e messicani, organizza spedizioni verso i mercati del Vecchio Continente.

Se poi, volgiamo lo sguardo all’ex Unione Sovietica, dalla divisione, si inaugurò “la rotta del nord” – la vecchia via della seta – che comprendeva Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan ovvero le Repubbliche centro asiatiche. Questa rotta attraversa la Russia in senso longitudinale e si ricongiunge alla rotta balcanica, in mano alle organizzazioni criminali serbe, montenegrine e kosovare.

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