Il Cile, i minatori, la fortuna e quella frase di Sepúlveda

Il video dei minatori ha ispirato il Cile – Il destino della nazionale cilena era già in quel video girato dai minatori che nel 2010 rimasero intrappolati per 69 giorni in fondo alle miniere di San José. Un filmato, il più commovente se paragonato a quelli dedicati alle altre squadre, che voleva dimostrare come “nulla è impossibile per un cileno”. Lo gridava nella scena l’operaio Mario Sepúlveda e lo deve aver gridato, prima del match contro il Brasile, anche il commissario tecnico Jorge Sampaoli. L’allenatore argentino è riuscito a trasmettere tutta la sua grinta ai giocatori ed in campo si è visto. La formazione sudamericana è uscita viva dal cosiddetto “girone della morte” con Olanda e Spagna e come ricordava il video dei minatori, non c’è limite per noi cileni perché “abbiamo già sconfitto la morte”. Vero, ma quella vittoria sul destino avvenne anche con una buona dose di fortuna. Ieri pomeriggio, invece, la dea bendata ha voltato le spalle al Cile e ai suoi figli.

L’eroismo del Cile e la frase di Sepúlveda – Ce l’hanno messa tutta i calciatori della Roja. Arturo Vidal, nonostante gli acciacchi fisici, è stato un eroe. Mauricio Isla avrà fatto venire qualche dubbio ai tifosi juventini, che si saranno chiesti: ma è lo stesso giocatore dell’ultima stagione a Torino? Alexis Sanchez, al di là del rigore, non ha sbagliato nulla. E’ stato quasi impossibile per gli avversari brasiliani toglierli la palla. Il portiere Bravo, neo acquisto del Barcellona, ha unito tecnica e grinta. Poi c’è la classe operaia. Aranguiz, ennesimo campione scoperto dall’Udinese, Medel, Jara, Mena e Diaz hanno dato l’anima per la loro maglia. Vedendoli giocare è sembrato di sentir riecheggiare una delle frasi dello scrittore cileno Sepúlveda: “Quando vivi intensamente, capisci presto che la cosa più facile, più normale, è il fallimento. Però solo dai fallimenti ricavi una lezione. La nostra generazione è segnata dai fallimenti. Eppure si potrebbe dire che procede di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale”.

“Di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale” – Quello straordinario narratore di Ovalle ci ha visto lungo. Le sofferenze di un popolo e soprattutto della sua generazione dopo il golpe a Salvador Allende da parte di Augusto Pinochet, avevano segnato l’inizio di una serie interminabile di sconfitte che però, dopo molto tempo, hanno condotto i cileni, quasi senza accorgersene, fuori dal tunnel della tirannia e oggi si trovano come Presidente la socialista Michelle Bachelet. E’ incredibile. Nelle ultime ore, nel mondo del calcio, è avvenuta più o meno la stessa cosa. Dopo anni di umiliazioni, a causa di scandali e varie delusioni, la nazionale cilena sta uscendo senza rendersene conto da quel periodo triste e amaro per la sua storia. Forse è già al di là di quel momento. Questo mondiale le ha fatto oltrepassare un ostacolo molto importante. Essere eliminati in un ottavo di finale può essere considerato un fallimento, ma come ha detto l’autore de “Le rose di Atacama”, la nostra generazione di sconfitta in sconfitta procede verso la vittoria finale. L’eliminazione subita dal Brasile, dunque, è un altro passo verso la vittoria ed infatti i cileni oggi si sentono orgogliosi, perché sono sulla strada giusta. Quella che li renderà un popolo fiero e una delle migliori squadre del pianeta, quella che li condurrà a casa loro, nel “mondo alla fine del mondo”.

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