Razzi e il degrado della politica contemporanea

La nostalgia della vera politica – Sentire parlare l’onorevole Antonio Razzi di Forza Italia, fa venire in mente la sinistra e la destra storica. Scatta subito una nostalgia per quel periodo di fine Ottocento, che segnò un passaggio importante per il nostro Paese. Erano gli anni delle grandi riforme e dei passi avanti per l’Italia. L’epoca in cui l’ideologismo non aveva ancora annebbiato le menti delle classi dirigenti nostrane. C’era un’altra professionalità, un senso dello Stato impareggiabile, una preparazione invidiabile. Ecco, tutti aspetti lontani anni luce da una parte della classe dirigente attuale che trova in Razzi un suo rappresentante. Quello che oggi si cerca di recuperare in tutti i modi, ovvero la meritocrazia, più di un secolo fa era realtà. Faceva parte della quotidianità della nazione. L’ondata risorgimentale, molto probabilmente, aveva ancora un’influenza determinante nella politica che si ispirava ai valori portanti del Paese. I due schieramenti politici avevano basi comuni e si riconoscevano in quei principi risorgimentali non negoziabili. Non è un caso, che successivamente filosofi così lontani nel loro pensiero politico come Antonio Gramsci, Benedetto Croce e Giovanni Gentile abbiano esaltato il Risorgimento come momento chiave per la nascita dell’Italia.

Se si passa da cittadini a tifosi, la conseguenza è il politico come Razzi – Era il collante nazionale. Le divisioni, semmai, avvenivano su altri aspetti. Quel senso dello Stato si è perso tra le tragedie delle guerre, tra la dittatura fascista e il dopoguerra che ha polarizzato il confronto tra democristiani da un lato e comunisti dall’altro. Nell’epoca contemporanea la situazione non è migliorata. Gli italiani da cittadini si sono trasformati in tifosi e si sono schierati con la squadra berlusconiana o con quella rivale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’Italia è rimasta indietro rispetto agli altri Paesi e chissà quanto tempo ci vorrà per recuperare il terreno perduto. La lontananza, però, non la si può riscontrare solo con le nazioni europee. L’abisso c’è anche con l’inconsistenza dell’attuale classe politica rispetto a quella di una volta. L’esempio è Antonio Razzi. Le gaffe sono sempre dietro l’angolo con l’ex deputato dell’Italia dei valori oggi nella fila del movimento di Silvio Berlusconi. L’ultima è quella in cui si definisce, sostanzialmente, un gigolò. Le donne lo pagavano per starci insieme.

Fuori dal Parlamento c’è un Paese migliore? – Intervistato da una radio nazionale, Razzi non si accorge neanche di essere preso in giro. Un qualcosa del genere è semplicemente impensabile pensando ad Agostino Depretis, Benedetto Cairoli, Camillo Benso di Cavour o Marco Minghetti. Certo, Razzi non è l’unico a rappresentare il degrado della politica contemporanea. Tra gente che crede alle scie chimiche e chi ai complotti in pieno stile Protocolli dei savi di Sion, il Parlamento italiano non si fa mancare nulla. La frase di circostanza “la politica è lo specchio del Paese”, però, è falsa. Non è vero. Oltre a dilettanti allo sbaraglio che animano i banchi di Camera e Senato, di professionisti legati con ostinazione alle poltrone e di gente senza un minimo di bagaglio culturale, e proprio per questo candidata alle elezioni, fuori c’è un Paese migliore. Un’Italia umiliata ogni giorno dalle dichiarazioni del Razzi di turno e soprattutto dalle decisioni assunte da questi tizi. Passati da Montecitorio o Palazzo Madama per caso, ma destinati a incidere profondamente nel futuro dell’Italia.

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