Mondiali, Sky strapazza la Rai

Le macerie della Rai – Tra poche ore entreremo nella seconda fase del mondiale, ma i primi verdetti sono già arrivati. In parte riguardano le squadre eliminate durante i gironi di qualificazione e poi ci sono i media. Già, le principali finestre sull’evento brasiliano sono, come sempre, da una parte la Rai e dall’altra Sky. Dunque fare un paragone tra le due risulta normale e doveroso. In realtà già il sentimento popolare, che ormai si può leggere sui social network, premia la piattaforma privata ai danni di una criticata Rai. Difficile dare torto, almeno in questo caso, alla vox populi. La tv pubblica sta vivendo il momento più difficile della sua storia, forse peggiore dell’ultimo ventennio in cui è stata vittima degli abusi della politica. Probabilmente lo stato attuale è dovuto anche a quell’atteggiamento, ma non solo. I mezzi di comunicazione stanno attraversando, come del resto ogni settore, un cambio radicale rispetto al passato. E come madre natura insegna, sopravvive chi si adatta con più facilità. Sembrerà strano, ma il mondo dei media non si discosta da una simile teoria.

Non essere al passo con i tempi – L’avvento della tecnologia 2.0 ha rivoluzionato gli strumenti dell’informazione e la puntata dei Simpson in cui gli abitanti di Springfield diventano editori di se stessi, pubblicando giornali ad personam, è quasi realtà. Nel mondo virtuale ognuno, più o meno, ha un suo blog e quindi si propone come giornalista improvvisato. Un qualcosa, insieme alla nascita di veri e propri quotidiani online, che ha fatto entrare in crisi il settore dei mezzi di informazione. Si vendono meno giornali e si guarda molta meno televisione rispetto a dieci anni fa. Ciò ha avuto come conseguenza una ridefinizione dei grandi media, almeno di alcuni. La Rai, invece, è rimasta in un limbo che la sta uccidendo. Burocrazia, zavorra della politica, incapacità di leggere i tempi che cambiano hanno messo la tv pubblica in un angolo. A questi gravi problemi, inoltre, occorre aggiungere la presenza di personale poco qualificato. Almeno per quanto riguarda le figure di primo piano, molte di loro sono lontane dai tempi d’oro dell’azienda. Non serve fare nomi, perché la pochezza è sotto gli occhi dei telespettatori che irritati da ciò, decidono di utilizzare con maggiore frequenza il telecomando.

Se Caressa è il nuovo Martellini o Pizzul – La scelta, soprattutto per vedere le partite del mondiale, ricade su Sky. La tv del patron Murdoch ha soppiantato da diversi anni il competitor pubblico. La supremazia delle reti Rai nel calcio è solo un ricordo. Le sue trasmissioni, i presentatori ed esperti sono materiali per studenti universitari. Il passaggio di testimone definitivo è avvenuto nel 2006, quando la voce mondiale che esultava alle imprese della nazionale di Marcello Lippi non era più quella di Nando Martellini o Bruno Pizzul, bensì il contemporaneo timbro di Fabio Caressa. Pronunciare con una certa tonalità il cognome “Cannavaro” o la frase “stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene, siamo campioni del mondo”, altro non è che la versione del nuovo millennio della sobria telecronaca del 1982 del compianto Martellini o della voce autorevole di Pizzul a Usa 1994. Si è creato un divario tra Rai e Sky destinato ad aumentare, a causa anche di un ricambio generazionale alquanto deludente. In favore della rete privata c’è una professionalità e una preparazione non paragonabile a diverse “prime donne” della tv pubblica. Non c’è partita.

La meritocrazia e la tv – Sono all’avanguardia nel modo di presentare e commentare le partite. Trasformano l’evento in qualcosa di davvero unico e irripetibile. Per non parlare del canale Skysport24, in grado di rivoluzionare il modo di trasmettere le notizie sportive al pubblico. Gli approfondimenti tra calcio e storia di Federico Buffa, l’internazionale Massimo Marianella, il sapiente Mario Sconcerti sono esempi di fuoriclasse che la squadra Sky può vantare al proprio interno. Volendo anche la Rai avrebbe ottimi professionisti. Dal telecronisti di Tutto il calcio minuto per minuto a Stefano Bizzotto, Carlo Nesti e Massimo De Luca. Però, inspiegabilmente, alcuni di loro sono stati costretti ad andarsene. Perché, inoltre, non lanciare idee all’avanguardia e provare ad usufruire del commento ironico e alternativo della Gialappa’s durante i mondiali? Perché non fare scelte coraggiose? Misteri avvolti nei segreti di viale Mazzini, che potranno essere svelati dopo la realizzazione di una riforma seria dell’azienda in grado di mettere in primo piano una parola da troppo tempo lontana dagli studi Rai: la meritocrazia.

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