Jean-Claude Juncker il nuovo Presidente della Commissione Ue che non piace a Cameron

Ce l’ha fatta Jean-Claude Juncker, a passare l’esame del Consiglio Europeo. Premier del Lussemburgo dal 1995 al 2013, il nuovo Presidente della Commissione europea, ha 60 anni. Figlio di un operaio siderurgico, è un liberale ed era il candidato del Partito Popolare europeo; non amato dagli euroscettici, ha infastidito il britannico David Cameron per la sua visione troppo federalista. Ma ce l’ha fatta e da un punto di vista formale, Juncker ricopre la carica più importante dell’Ue.

A lui, spetta la direzione delle riunioni dei commissari ed ha facoltà di chiederne le dimissioni qualora non ottemperino al mandato loro conferito. Può anche esser sfiduciato, pur se un caso simile, non si è ancora verificato ma la sua figura ha comunque dei limiti nei confronti del Consiglio Europeo, dove i singoli capi di stato e quelli di governo, hanno riqualificato i loro ruoli dando spazio alla “rinazionalizzazione della politica europea”, che ad esempio, ha tenuto una figura considerata debole, come quella di José Manuel Durão Barroso e che dopo il trattato di Lisbona, ha aggiunto anche la figura del Presidente del Consiglio Europeo, carica che in questo momento, è del belga Herman Van Rompuy e che ha generato una certa confusione sulle competenze dell’uno e dell’altro, innescando anche una certa rivalità.

La nomina di Juncker, è stata sostenuta anche dal Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che ha ribadito il collante tra l’agenda contenente “la stabilità flessibile” e il sostegno alla nomina. Renzi ha infatti dichiarato: “Ho votato Juncker perché c’era un documento. Se non fosse stato così non lo avrei votato. È indicato Presidente perché c’è un accordo politico; e poi, la nomina di Juncker era chiaro che dovesse sostenere le richieste presentate dai socialisti europei. Renzi ha incassato anche il plauso della Merkel che lo ha definito “un premier di successo, con un piano di riforme chiare grazie al quale l’Italia crescerà ancora”. La richiesta di Renzi, di mettere “nero su bianco” la questione delle riforme e del dar respiro ai paesi dell’Unione, con un allentamento del patto di stabilità, è passata, nonostante le iniziali resistenze della Cancelliera tedesca. Renzi infatti ha ribadito: “Chi fa le riforme ha diritto alla flessibilità. Viola il patto chi dice che bisogna guardare solo alla stabilità. Perché il patto si chiama di Stabilità e Crescita”, e senza mezzi termini ha chiarito che “questo non significa che l’Italia sforerà il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil”.

Chi invece è uscito sconfitto dal vertice europeo, è stato il Premier inglese David Cameron, il quale, non voleva far passare la nomina dell’ex Presidente dell’Eurogruppo, Juncker. Cameron è stato aspramente criticato dal leader dell’Ukip Nigel Farage che lo ha definito “un perdente che non ha imparato nulla”. Critiche che sono andate a dar manforte alla stampa, che dapprima ha creato malumore attorno a Juncker, attribuendogli il vizio del bere e del fumare e dopo ha dato l’assalto a Cameron.

Secondo i giornali britannici, L’Inghilterra “è sempre più lontana dall’Ue” e dopo che è passata la nomina di Juncker, l’attacco a Cameron si è fatto spietato, in merito alle modalità adoperate per condurre l’intera trattativa. Il Daily Mail ha definito la conduzione dei giochi come “un passo avanti verso l’uscita dall’Europa”, appellando Cameron “il Rooney d’Europa” per via della responsabilità dell’attaccante della Nazionale, che l’ha portata all’eliminazione dal Mondiale brasiliano. Il Times ha usato toni simili, e l’Indipendent ha aperto con la considerazione “della sconfitta e del disastro”; così come ci sono andati giù duri il Sun e il Guardian, mentre l’editoriale del Financial Times si è soffermato sul “cambiamento storico di potere all’interno della Ue e di un momento pericoloso per le relazioni del Regno Unito con l’Europa”.

Ma tempi bui, si prospettano anche per David Cameron, che dopo l’ennesima sconfitta, vede allontanarsi la possibilità di un recupero della credibilità sul fronte interno inglese, mentre Farage gongola e rafforza la sua linea.

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