Alle Cascine di Firenze il vero colpevole è il ramo?

Venerdì sera nel parco delle Cascine a Firenze una povera donna è stata colpita mentre passeggiava con la nipotina da un ramo che si è staccato da un albero, ed è morta a seguito delle ferite, mentre per fortuna si è salvata la nipotina.

Ora, non è che fare il sindaco di Firenze sia sempre l’anticamera di certi passaggi politici che conducono alla condizione di premier di uno stato, ma Dario Nardella, l’attuale sindaco di Firenze una delle città più belle e importanti del mondo, non crediamo sia lì per questo. È detto sul web il professore scomparso, perché travolto da suoi innumerevoli impegni da primo cittadino non riesce a trovare un po’ di tempo da dedicare ai suoi ex alunni, e occupava la cattedra a contratto di Storia e tutela dei beni artistici, ma non credo immaginasse si sarebbe trovato alle prese con una delle beghe classiche di chi si prende cura di una comunità. Un incidente molto serio causato da quelli che potrebbero dirsi beni naturali, anzi nel caso specifico accidenti naturali.

Abbiamo un immagine del sindaco perfetto che ha più a che vedere con la letteratura che con la realtà. Lo immaginiamo andare in giro di notte, senza scorte, nell’anonimato più assoluto, cercando di capire come hanno lavorato i suoi uomini e quali siano le difficoltà che perennemente il fato costruisce per rendere più interessante il passaggio nella vita, cioè praticamente le buche per la strada, i palazzi abusivi e pericolanti, i tombini intasati, gli argini dell’Arno e la stabilità di tutti i ponti che lo attraversano. Ma il povero Nardella se pure fosse passato sotto l’albero da cui si è staccato un ramo come avrebbe potuto capire che il ramo aveva proprio quella intenzione? E forse non lo avrebbe potuto capire nemmeno il più preparato dei giardinieri e degli addetti alla cura del parco delle Cascine. Sta di fatto che c’è scappato il morto e per ora esiste una denuncia contro ignoti.

Gli antichi greci a parte L’Areopago, che pare si chiamasse così perché lì fu giudicato Ares, il dio della guerra, tra i tanti tribunali di sangue, cioè quelli che si occupavano di morte o di omicidi, ne avevano uno alquanto curioso, il pritaneo, che aveva sede nella Agorà, in un edificio circolare chiamato tolos, dove normalmente lavoravano i pritani, i presidenti delle boule. Le fonti sono abbastanza incerte, ma detto tribunale si occupava di casi come questo in cui la morte sia stata causata da una persona ignota, o da un animale o da un oggetto. Si, anche da una cosa. E queste essenze venivano processate giudicate e punite esattamente come gli esseri umani, quando si poteva.

A meno che non si capisca chiaramente che esista la colpa da parte di qualcuno, il colpevole sarebbe il ramo. Stabilire se la cura degli alberi sia stata fatta in maniera colpevolmente superficiale sarà abbastanza difficile, anche perché è oggettivamente complicato capire il grado di malattia di un albero e pare addirittura che in precedenza prima di eventi sportivi siano stati controllati. Se non salta fuori il comportamento doloso di chi non ha ritenuto quell’albero malato il colpevole principale rimarrà il ramo.

Forse nell’antica Grecia il ramo sarebbe stato condannato dal Pritanèò a essere ridotto in tanti piccoli pezzi e la legna ricavata sarebbe andata a riscaldare i parenti della vittima o sarebbe stato utilizzato nel sacro braciere dedicato alla dea della città. Ma a Firenze, vecchia capitale del passato di uno stato oggi molto garantista, non ci sarà nessuna pena nemmeno per il ramo, perché un avvocato che si rispetti occupandosi della difesa, addurrebbe le motivazioni che il suo essere albero, non merita pena tanto dura, mentre se lo si recuperasse, ripiantandolo, quasi come se fosse una pena ai servizi sociali in un ospizio per un inconsapevole ottantenne, o i domiciliari per una madre molto particolare, che si deve occupare di un altro figlio, potrebbe rigenerarsi e portare nuova vita e altro ossigeno sul pianeta.

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