Riforma Senato, tensioni nella maggioranza

Fibrillazioni nel Pd e in FI – La data del 2 luglio in cui la discussione sulla riforma di Palazzo Madama farà il suo ingresso al Senato, è ormai vicina. Probabilmente anche per questo continuano le polemiche tra le varie forze politiche. Normale dialettica? Certo, ma ciò che colpisce sono i malumori interni alla maggioranza di governo. L’incontro di mercoledì tra Partito democratico e Movimento cinque stelle ha sancito una tregua tra i due competitor, ma nello stesso tempo ha alterato gli equilibri sia nell’esecutivo di larghe intese, sia nel dialogo sulle riforme costituzionali con Forza Italia. La parziale apertura, con ulteriore incontro, da parte di Matteo Renzi ha infastidito e non poco Silvio Berlusconi che difende a spada tratta l’accordo del Nazareno. I forzisti, però, sono divisi al loro interno. Se una parte sta con il fondatore, l’altra chiede un Senato elettivo. Tra questi ultimi c’è Augusto Minzolini, pronto a votare contro qualora non si concretizzassero le modifiche auspicate.

I 18 senatori della maggioranza pronti a ostacolare la riforma del Senato –  Nel Partito democratico la musica non è differente. La minoranza civatiana continua a fare muro e nella giornata di oggi ha posto la firma su alcuni subemendamenti specifici che chiedono l’elettività del rinnovato Senato. Una proposta trasversale e oltre ai soliti Vannino Chiti e Felice Casson del Pd, ci sono Mario Mauro del Pi, Loredana De Petris di Sel e l’ex grillino Francesco Campanella. In tutto sono 35 i senatori e addirittura 18 appartengono all’attuale compagine che appoggia il governo presieduto da Matteo Renzi. Un rischio da non sottovalutare per il Presidente del consiglio. A tutto ciò vanno ad aggiungersi i fastidi palesati dal forzista Paolo Romani, allergico a qualsiasi intesa con i grillini e orientato a chiedere alcune consistenti modifiche all’attuale proposta di riforma del Senato. La vicenda sembra ingarbugliarsi di ora in ora, eppure qualche giorno fa le parole del premier avevano dato l’illusione di un accordo ormai raggiunto.

Giachetti e Serracchiani frenano l’accelerata del M5s – Sulle tensioni nella maggioranza, intanto, continua a soffiare sul fuoco il M5s. Luigi Di Maio è convinto che gli stellati siano ormai rientrati perfettamente nel gioco politico. L’isolazionismo sembra lontano, come ha confermato l’ultimo streaming con i vertici democratici. Però tra le fila del partito di centrosinistra, sia Debora Serracchiani che Roberto Giachetti mettono il freno all’improvvisa accelerata di Grillo e seguaci. L’attuale Presidente della regione Friuli-Venezia Giulia sostiene come l’Italicum sia la via maestra: “Per noi vale il testo dell’Italicum passato alla Camera e che ha un’adesione ampia, perché ci stanno Forza Italia, Scelta Civica, Ncd. Quello per noi e’ il testo della legge elettorale. La legge elettorale dei grillini è molto lontana dalla nostra. Gli abbiamo chiesto di chiarirci alcuni aspetti, a cominciare dalla governabilità perché il loro modello assolutamente non la garantisce”. Sulla stessa linea politica il Vicepresidente della Camera dei deputati Giachetti: “Una volta che c’è stato l’accordo tra due leader e due forze politiche come Partito democratico e Forza Italia, su quell’accordo si deve andare avanti. Poi ovviamente in aula al Senato si vedrà quale sarà lo stato dell’arte, ma gli italiani devono sapere che se salta tutto succede perché evidentemente c’è qualcuno che questa riforma reale del Senato non la vuole. Se la riforma del Senato non viene approvata, torniamo a chiamare al voto il popolo italiano”.

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