Sophia Parnok. “Niet” di Taormina alla poetessa russa del sesso tra donne

C’era anche una “poetessa del lesbismo” tra le turiste che, nella Taormina del primo Novecento, gareggiarono in stravaganze e peccati con i baroni omosessuali. Una poetessa russa, arrivata dalla Crimea, che aveva fatto soldi a palate in tutta l’Europa proclamandosi ufficialmente “vestale del sesso tra donne”. Era Sofija Parnok (ventisettenne quando arrivò a Taormina, nel 1913), la quale aveva da poco abbandonato il marito per andare a vivere con una “amica del cuore”, anche lei poetessa. Arrivò qui con l’amica, la “vestale” Sofija, e con un gruppetto di nobildonne di varie nazionalità che ai “boy-friend”, chiaramente, preferivano le “girl-friend”. Progettavano di istituire a Taormina una sorta di “club per sole donne”, in quello che notoriamente era un “feudo” dei baroni “gay”.

La poetessa Sofija amava presentarsi nei salotti (anche in Russia, non soltanto a Taormina e nei vari Paesi europei) in lunghe tuniche nere molto scollate, che le consentivano, abbassandone con un semplice gesto apparentemente non voluto la parte superiore durante la conversazione, di esibirsi a seno nudo davanti alle amiche, soprattutto quando c’erano ragazze da conquistare. Solo che, a Taormina, quel colpo di scena ben studiato non funzionò. Le mamme taorminesi, che per anni avevano chiuso un occhio quando i loro ragazzi cominciavano a frequentare i ricchissimi signori in odore di pederastia, li tenevano ben aperti tutti e due, gli occhi, quando erano le figlie ad essere invitate da certe signore. E fu unanime il “niet” delle ragazze del luogo alla ingegnosa poetessa russa: un “no” secco e inequivocabile. Così, quando le nobili amiche della “vestale del sesso per sole donne” si resero conto che a Taormina mancava la materia prima per i loro approcci sentimental-salottieri, altro non poterono fare che rimettersi in treno per tornare a casa. Profondamente deluse, chiaramente, ma sempre con le valigie pronte per nuovi viaggi, ad un cenno della Parnok, alla ricerca di paesi meno ostili ai loro trastulli erotici con ragazze.

Una Saffo in edizione 900 era anche la misteriosa principessa che, arrivata al “San Domenico” da un lontano e non precisato Paese del Commonwealth britannico con grande seguito di dame di compagnia e bauli, rispedì in patria dopo un paio di settimane bauli e dame per ritirarsi a vivere da sola in una capannuccia sul cocuzzolo dell’Isola bella. Minuta e rossiccia, andava su e giù per la ripida scogliera in calze di seta nere, senza scarpe, vestita di una semplice tunica nera. Nessuno riuscì mai ad avvicinarla, a parlarle.

Il volto inquieto della “principessa dell’Isola bella” (come la chiamavano i taorminesi) si apriva al sorriso soltanto in presenza della figlia undicenne di un pescatore, la quale si arrampicava ogni giorno fin lassù per portarle da mangiare: ne riceveva, in cambio, una carezza ed un gruzzoletto di sterline (somma rilevante, allora, per una famiglia di pescatori). Poi la principessa scomparve, da un giorno all’altro: se ne andò da Taormina senza neppure avvertire la ragazza e lei continuò a cercarla per giorni sull’isolotto, con il paniere del cibo preparato dai suoi genitori. Nessuno saprà più nulla della misteriosa ospite.

L’articolo di Saglimbeni è tratto dal libro “Taormina: la storia, i peccati, i grandi amori” che presto sarà disponibile anche in ebook in lingua inglese.
sito web: www.gaetanosaglimbeni.jimdo.com

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