Firmato l'accordo di partenariato tra Ucraina e Unione Europea

L’accordo, che è stato siglato a Bruxelles nel corso del Consiglio Europeo, prevede una “zona di libero scambio” tra Ucraina ed Europa, che secondo le parole di Petro Poroshenko, il Presidente ucraino “darà un nuovo impulso alle riforme e farà emergere il carattere europeo dell’Ucraina”.

Il patto d’intesa, estremamente articolato, comprende gli ambiti essenziali del settore economico: cooperazione in politica estera, misure commerciali, energia e riforme sulla giustizia, ed ha pertanto ridestato i malumori russi, tanto che prima della firma, l’ambasciatore russo presso l’Ue, Vladimir Chicov, così si era espresso: “Kiev non conterà più sul trattamento preferenziale con la Russia, non è una questione politica ma economica”. Sul piatto del Consiglio Europeo, c’era anche l’inasprimento della sfera sanzionatoria per Mosca, e la questione della guerra civile in Ucraina, con annessa guerra del gas. Anche perché la Merkel, vuole punire pesantemente gli atteggiamenti zaristi di Putin, colpendo delicati settori dell’economia russa.

Lo stesso Poroshenko ha rinnovato le sue richieste per il rispetto del piano di pace, predisposto da Kiev, ma le accuse alla Russia di continuare ad inviare le armi per rinforzare le fila dei separatisti, e finanziare gli insorti, sono un tutt’uno con la richiesta del cessate il fuoco. Poroshenko, su questo argomento, a Bruxelles è stato chiaro: “Gli eventi in Ucraina stanno formando una nuova Europa, e questa nuova Europa sarà unita o divisa, stabile o fragile. Lo spirito e il futuro dell’Europa dipenderanno da come sarà risolto il conflitto in Ucraina, se prevarrà, il diritto internazionale, o il diritto del più forte”. Il Presidente ucraino, non vuol chiudere le porte ai filorussi ma auspica che decidano una volta per tutte, di accettare il piano di decentralizzazione, per creare un collante con la richiesta di autonomia delle regioni orientali.

Secondo la visione di Poroshenko, i governatori dovrebbero venire eletti localmente e se la lingua ufficiale sarà sempre l’ucraino, i russofoni e le altre minoranze, saranno liberi di usare la loro lingua d’origine. L’Europa, naturalmente, ha accolto benissimo la firma dell’accordo con Kiev e Josè Manuel Barroso, il Presidente della Commissione Ue lo ha definito: “una pietra miliare nella storia delle nostre relazioni internazionali”. Dello stesso avviso anche Herman Van Rompuy, il Presidente del Consiglio Europeo. L’accordo è, di fatto, un’associazione tra l’Unione Europea, l’Ucraina, la Georgia e la Moldova. La parte firmata, è stata quella relativa alla sfera economica poiché la parte politica dell’accordo era già stata siglata nel mese di marzo. E questo, è stato un altro segnale contro l’annessione della regione, alla Russia.

Dopo la firma, così come era stato prima, Mosca ha di nuovo fatto sentire tutto il suo fastidio, attraverso le parole del Ministro degli Esteri russo, Grigory Kasarin, il quale, ha precisato: “la firma dell’accordo è un diritto della sovranità dell’Ucraina, della Moldova e della Georgia, ma le conseguenze saranno serie”. E la Russia, è pronta a prender seri provvedimenti, qualora quest’accordo generi “un impatto negativo sui nostri mercati”.

In effetti, Mosca, aveva già elaborato la sua idea di accordo, e lo scorso 29 maggio, Putin aveva siglato un trattato che dava corpo all’Unione Eurosiatica. Un patto di natura politico-economica, con altri paesi del blocco ex sovietico, a cui avrebbe dovuto prender parte anche l’Ucraina; in pratica, un’alternativa all’Ue. Ora, visto il nuovo accordo tra Kiev e gli altri due paesi, Moldova e Georgia con l’Europa, questa nuova sinergia, preoccupa e non poco i russi, privati di una parte del proprio bacino d’influenza geopolitica.

In Ucraina, sul piano della guerra civile, intanto, i combattimenti non sono mai cessati. I separatisti hanno preso il controllo di una base militare della Guardia Nazionale ucraina, a Donetsk, e fatto prigioniero il comandante del battaglione. E questo, è accaduto nonostante “il cessate il fuoco” che venerdì scorso, era stato annunciato da Poroshenko. La tregua, solo verbale, è finita oggi, ma la guerra, reale, non vede soluzione. Stanotte, vicino Kramatorsk, sono morti quattro militari filo Kiev e sempre nella notte, sono stati rilasciati i 4 osservatori Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) tenuti sotto sequestro dal 26 maggio scorso. Ne restano altri 4, nelle mani dei filorussi, rapiti il 29 maggio scorso.

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