E’ morto Eli Wallach, il Brutto de “ Il buono, il brutto, il cattivo” che ha incarnato il fascino dell’antieroe

Qualche giorno fa, martedì 24 giugno a New York, a soli due anni dai cento anni si è spento Eli Wallach. Probabilmente Sergio Leone, quando lo scelse per il ruolo di Tuco, lo fece semplicemente per quello sguardo malandrino che riassumeva brillantemente in un ghigno da straordinario caratterista, la figura di un rapinatore, di un delinquente, di un furfante e di un malfattore, e non immaginava che la sua direzione lo avrebbe proiettato in un ruolo che avrebbe conservato per tutta la vita.

Lavorando dall’altra parte della barricata non è mai arrivato ad una nomination per l’oscar, ma quando il  mondo del cinema si è ricordato del suo lungo lavoro e gli ha assegnato il riconoscimento alla carriera ebbe modo di dire:  “Amici, signori e signore, membri dell’Academy: grazie. Lasciate che vi racconti qualcosa di me stesso. Come attore ho interpretato più banditi, ladri, killer, signori della guerra, molestatori e mafiosi di quanti voi ne possiate immaginare”.

Figlio di immigrati polacchi veniva dal teatro e tutta la sua esperienza nel calcare le scene teatrali lo hanno portato rapidamente ad entrare nel mondo del cinema dove ha lasciato delle vere gemme in tanti film famosi tra cui il Padrino parte III, I magnifici sette, L’amore non va in vacanza, sempre vestendo con la sua abilità di caratterista il ruolo dell’antieroe.

Le tradizionali caratteristiche dell’eroe, cioè il coraggio, la nobiltà d’anima, la forza degli ideali, sbiadiscono nella costruzione di una figura che viene quasi sempre intesa dagli autori come quella che deve diventare l’oggetto della simpatia e soprattutto dell’immedesimazione da parte del pubblico, che trova più facile calarsi nei panni di qualcuno che non deve tendere alla perfezione e al massimo dell’intelligenza, del dinamismo e dell’attivismo sociale.

Nel ruolo di Tuco, il brutto di Sergio Leone nonostante debba trasportare una serie di tratti negativi e debba assumere connotati che sfiorano la malvagità, egli non è mai completamente cattivo e opposto all’eroe, ma nasconde un fondo di positività e denuncia le ragioni che lo vedono costretto ad opporsi al bene.

La storia della letteratura e del cinema sono piene di antieroi dai tempi di Omero e l’archetipo è rappresentato da Tersite nell’Iliade. Un personaggio descritto come veramente brutto e deforme tanto sfrontato come dice il nome da portare a galla quelle che solo lui ha il coraggio di smascherare, cioè le mire di ricchezza e di lussuria di Agamennone. Alla fine il povero Tersite viene anche bastonato da Achille che in altre circostanze aveva espresso le stesse idee riguardo Agamennone, con la differenza che Achille è un capo e le sue parole rimangono nella storia, mentre quelle di Tersite sono inascoltate perché sono di uno del popolo, per giunta brutto e deforme Achille è un eroe Tersite è l’antieroe.

Adornato si chiedeva se “può la cultura democratica far propria questa mitologia?” La figura dell’antieroe ha attraversato la storia della letteratura, tramite il teatro greco, la satira latina e la letteratura rinascimentale passando per la figura di Don Chisciotte e della canaglia picaresca, andandosi a inscrivere dentro una serie di maschere della nostra tradizione, come ad esempio Pulcinella, per finire dentro i passi di altissima letteratura di Fëdor Dostoevskij, che in Memorie dal sottosuolo, la fa assurgere al grado di importanza e di indipendenza dall’eroe dei nostri giorni.

Non ci sembra il momento adatto per parlare di tutti gli antieroi che hanno calcato le scene del cinema, né in questo momento ci va di parlare degli antieroi nel mondo dello sport, spiriti ribelli e contrari all’idea di squadra, visti certi risultati, ma senza voler riprendere il discorso di Adornato che quasi pretendeva di far diventare l’antieroe un difensore della democrazia, a noi rimane l’idea che il punto di vista della figura esaltata dalle interpretazioni di Eli Wallach sia senza alcun dubbio un punto di vista che provoca domande sul reale senso dell’idea di giustizia, di verità e anche di bellezza. Alcune delle scene de “Il buono, il brutto, il cattivo”, sono passate e rimarranno per sempre nella storia del cinema certo per la grande regia di Sergio Leone, per la musica epica di Morricone, ma senza dubbio anche per quella faccia dello sconfitto che nello scacco trova la superba ironia di chi sa che in qualche maniera la vita ha uno spazio anche per lui.

Da amante del teatro disse prima di intraprendere l’avventura degli spaghetti western, che sarebbe andato a cavalcare per qualche settimana in Spagna per guadagnare dei soldi per poter continuare a dedicarsi alla passione del fare teatro. È morto pensando di non recitare per vivere ma di vivere per recitare.

Eterna simpatia a chi da vero artista del cinema ne ha fatto la ragione di vita.

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