Messi, un putto fuori dal comune

L’Argentina dipende dal suo campione – Nonostante l’ultimo pallone d’oro conquistato da Cristiano Ronaldo, si è soliti identificare Lionel Messi con l’essenza del calcio. E’ il miglior giocatore del mondo. Completo e determinante. In grado di alterare l’equilibrio di una partita in qualsiasi istante. A soli 27 anni ha vinto tutto con il suo Barcellona e ha spazzato via ogni record. Certo, è stato fortunato nel trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Il riferimento è all’era Guardiola, in grado di segnare una delle pagine più belle della storia di questo sport. Però Leo, ovviamente, ci ha messo del suo. Il ragazzo di Rosario ha incantato il mondo, anche se nell’ultima stagione ha avuto una flessione insieme alla formazione catalana. E’ come se si fosse preservato per il mondiale. Già, perché Messi ancora non è riuscito a incidere come dovrebbe e vorrebbe con la maglia dell’Argentina. L’attaccante e capitano della squadra sudamericana, per forza di cose, è paragonato a Diego Maradona, ma a differenza del suo idolo non è stato ancora in grado di essere determinante e di far vincere un mondiale al Paese. E allora ecco la competizione in Brasile.

Il putto del calcio – L’habitat naturale per riuscire a rimediare a una simile mancanza. Fino a questo momento, a differenza del passato, Messi non sta deludendo le attese. Anzi, l’Argentina dipende come non mai dalle sue giocate e anche ieri, contro la Nigeria, è stata una doppietta della pulga a far conquistare il primato nel girone F alla formazione di Sabella. Forse sarà il suo mondiale e se dovesse vincerlo nel Paese simbolo per il calcio e nella nazione degli eterni rivali brasiliani, ogni dubbio sul paragone con Maradona verrebbe fatto tacere. Leo è un ragazzo dalla faccia pulita. Silenzioso, schivo. Da piccolo ha avuto gravi problemi di salute, che hanno rischiato seriamente di compromettere la sua carriera. Oggi, invece, è il campione. Una favola destinata a diventare un film nei prossimi anni. Rispetto a molti suoi colleghi definiti bad boy, Messi è un putto. La figura che nella pittura e nella scultura rappresenta un amorino o un angioletto, di solito mostrato nella sua nudità.

Il volere di Leo – Nella storia dell’arte, da questi personaggi, traspare bontà e una serenità d’animo oltre i limiti umani. Per certi versi e considerando il contesto sfarzoso e caotico in cui vive, Messi può essere paragonato a un putto, perché non si fa abbagliare dalle luci della ribalta e rimane ancorato a dei principi. La nudità come la sua semplicità, nonostante sia il più forte al mondo e l’indole angelica come la sua correttezza dentro e fuori il campo. Sulla sportività di Leo c’è poco da discutere, ma sul comportamento oltre il terreno di gioco ci sarebbe da dire qualcosa. L’apparenza in alcuni casi inganna e così sembra che Messi determini le decisioni delle squadre in cui gioca più di quanto si possa immaginare. Compagni non graditi nel Barcellona sono stati ceduti dalla società, come Ibrahimovic, e addirittura l’ex allenatore dei blaugrana (Tata Martino) era stato indicato proprio dallo stesso Messi.

Putto vs apache – Niente di male se Leo fosse un dirigente catalano, ma ancora è soltanto un calciatore. Poi c’è la diatriba, emersa in Argentina, con Carlos Tevez. Non è un caso che la stella della Juventus non sia stata convocata al mondiale. Più popolare dello stesso Messi in sudamerica, ha dovuto subire il veto del capitano argentino che non lo vede di buon occhio a causa di litigi personali (come detto da diversi giornalisti locali). Eppure l’apache ha dimostrato nell’ultima stagione sotto la Mole il suo saper fare gruppo. Tutto ciò non è bastato a Leo Messi che, anche come putto, è fuori dal comune e la serenità e spiritualità di questa figura vengono poste in un angolo, quando occorre allontanare qualcuno non gradito alla star indiscussa della grande arena calcistica.

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