Franceschini e la precettazione per tenere accese le fiamme della cultura

Provate ad immaginare una mattina d’estate in cui il sole rovente cominci a scaldare tutto il pianeta e il tiepido venticello, che pure soffia leggero, non riesca a dare la frescura necessaria per iniziare una normale giornata, e insistendo con la fantasia pensate alla vostra casa, cui avete dedicato anni di sacrificio e dedizione che va a fuoco. Potrebbe essere caduta forse una candela vicino ad una tenda, o magari il degenerato vicino della villetta accanto, nemmeno tanto involontariamente potrebbe aver dato fuoco alla cuccia del cane in giardino, di cui non sopporta i guaiti notturni. Non vale nemmeno la pena di sforzarsi troppo con la fantasia, la causa scatenante non è importante. In ogni caso la casa, ci si perdoni il gioco di parole, va a fuoco, e il venticello che non portava la frescura, alimenta le fiamme. Dopo aver svegliato tutti e spedita la famiglia in mezzo alla strada, correte al telefono come un forsennato sperando che funzioni, e fate il numero dei pompieri, dopo aver fatto quello dei carabinieri che è l’unico che ricordate. Dopo un tempo che giustamente vi sembra infinito, quando si attacca la linea urlate convulsi: “La mia casa va a fuoco! “ 

E dall’altro capo del telefono una voce gentile vi risponde: “Ci dispiace molto non possiamo servirvi perché è in atto una agitazione sindacale, e abbiamo chiuso la caserma e tolto l’acqua dalle autobotti. Appena cominciamo a darci gli arretrati, che non ci danno da mesi, provvederemo a spegnere l’incendio”. Smettete di immaginare. Passiamo al mondo reale. I vigili del fuoco non possono scioperare perché devono garantire il soccorso pubblico urgente che è un servizio essenziale per la comunità. Possono far sentire la loro voce, come i Carabinieri, che lo fanno attraverso un sistema di rappresentanza centrale il Cocer, che ha la responsabilità di rappresentare ai vertici le aspettative e le esigenze del personale. Ma non possono scioperare fisicamente, perché i danni per la comunità sarebbero troppo elevati.

Il ministro della cultura Dario Franceschini, intervenendo sulla vicenda di Pompei, annuncia una modifica alle normative che possano aggiungere i siti culturali alla lista di luoghi pubblici essenziali, introducendo la precettazione per il personale e scongiurare le serrate. “Musei e i siti archeologici sono servizi pubblici essenziali’ ‘- egli dice – “È sicuramente positivo che le assemblee dei prossimi giorni siano state sospese in attesa dell’incontro di venerdì con la soprintendenza. Ma anche questa mattina il sito archeologico di Pompei è stato chiuso per più di un’ora” – ha sottolineato il ministro rispondendo ai cronisti, che lo interpellavano sulla sospensione annunciata oggi dai sindacati – ”Un ulteriore danno in termini di immagine che rischia di vanificare il difficile lavoro che tutti i livelli istituzionali dall’Europa, al governo, al ministero, agli Enti locali, fino ai lavoratori stanno facendo per Pompei”.

Il problema ”deve essere risolto alla radice e andando oltre Pompei. Mi pare infatti indiscutibile che i musei e i siti archeologici siano servizi pubblici essenziali, peraltro di grande valore e importanza. Per questo – spiega – mi sono attivato per una modifica normativa che aggiunga l’apertura dei luoghi della cultura all’elenco dei sevizi pubblici essenziali. Una nuova norma che consenta di ricorrere, in casi eccezionali, alla precettazione del personale per scongiurare le chiusure e tutelare i diritti dei visitatori”.

Perché, noi ci chiediamo, se va a fuoco una casa esistono dei sistemi di protezione attraverso i quali gli operatori non possono rifiutarsi di adempiere al loro dovere, e se va a fuoco la cultura, gli addetti ai lavori come unico modo per farsi sentire hanno solo lo sciopero?

Innanzitutto vanno a fuoco le teste dei turisti che aspettano sotto il sole l’apertura di certi siti importanti a livello mondiali che danno rinfresco all’anima, e poi vanno in fumo migliaia di euro legati all’incapacità di sfruttare a dovere le risorse che la storia ci ha donato.

La precettazione è l’unico modo per costringere certa gente a lavorare o è il governo stesso che considera quella gente lavoratori di serie inferiore, che tanto se non lavora non muore nessuno?

La casa dell’anima e dello spirito, la cultura, andrebbe tutelata esattamente allo stesso modo in cui si tutelano le case del corpo, e chi se ne occupa dovrebbe essere equiparato ad un militare nei diritti e nei doveri. Se uno non fa bene il proprio lavoro in un ambito così delicato andrebbe spostato verso mansioni più adatte al proprio carattere di scansafatiche, e se lo fa con dedizione e abnegazione andrebbe premiato come un pompiere o un carabiniere che nonostante le difficoltà e il maltempo si alza ogni mattino con l’intento di assolvere una missione.    

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