Foto Andrea Jakomin Blogtaormina -Tiziana Rocca 60° Taormina Film Fest

Ci sarebbe piaciuto raccontarla in modo diverso questa storia, magari con un lieto fine da romanzo d’appendice. Non ci interessa scrivere per fare tendenza ma per parlare della realtà, anche quella scomoda, quella che della limpidezza dell’acqua cristallina ha ben poco. Ci stanno a cuore le cose ben fatte, che giovano davvero alla comunità; prima fra tutte, la nostra comunità. Perché, è da qui che bisogna partire per non metter fine ad una narrazione che è piena di umanità, storia, tradizione ed impegno civico. A noi, interessano le persone, il loro modo di vivere e di pensare, la loro voglia di pensare la vita in modo differente; non importa se non ha la ridondanza dei copioni da soap opera. I nostri riflettori avranno meno effetto sulle rughe della storia, ma fanno la luce giusta per vedere, quello che è fondamentale mettere in evidenza. L’altro lato, quello che in questi giorni, volevano relegare in secondo piano, o meglio, negli scantinati del qualunquismo becero, del tipo “meglio questo, che niente”. Ma no, non si può far Cultura in una Città come Taormina, puntando al ribasso. Perché è questo il traguardo finale dove tutto giunge: cosa vogliamo per la nostra comunità o ancora meglio, siamo ancora una comunità che può definirsi tale?

Torniamo all’inizio, o alla “finta fine” di questa storia. Il Film Fest di Taormina, giunto quest’anno alla sessantesima edizione. Si è visto di tutto. Le abbaglianti scene dei divi, in salsa Holliwood, che naturalmente hanno fatto il loro mestiere, recitare e posare per i fotografi, rilasciando interviste e mostrando il meglio, del roboante mercato della vendita del soggetto. Ma questo fa parte dei giochi e ci può anche stare, non è quello che impensierisce e spinge ad una meditata riflessione. Si tratta, di tutto il resto. Ed il resto, richiede una domanda: Vogliamo questo tipo di show mediatico, secondo questa struttura di stampo americano, oppure preferiamo restare nel solco di quella tradizione, che tante soddisfazioni ci ha regalato e che ha dato specificità al Festival del Cinema di Taormina?

Ecco, “Tradizione”, una parola da riempire di significato, dove il processo storico non viene accantonato per lasciar spazio a stralci di informazioni, ma si coniuga con l’innovazione. Dove i due campi, non si sovrappongono ma si integrano per dar vita ad un progetto, qualificante e di spessore. Eppure, noi e non solo noi, abbiamo avuto una percezione diversa del Film Fest.

Per primi, hanno subito un brusco risveglio, quei ragazzi, pieni di speranza ed entusiasmo, che sono stati “reclutati” tramite le università e le scuole, in qualità di stagisti, per aver accesso ad un’esperienza unica che oltre ai crediti formativi, gli avrebbe permesso di nutrirsi di Cinema, restando a stretto contatto con chi il cinema lo mastica e lo digerisce. Il “Campus” del Film Fest, dovrebbe essere un’esperienza formativa ma la corsa contro i tempi del mercato cinematografico, per garantire la riuscita dell’evento ad ogni costo, li ha in parte sacrificati, questi giovani. Alcuni di loro, erano entrati per occuparsi di social e comunicazione, dovevano ricever sostegno da “Casa Taormina”, che però non è decollata perché ci sono state delle carenze strutturali ed organizzative. Loro, questi ragazzi, hanno fatto gli esami per entrare; hanno sostenuto un colloquio per essere selezionati ed avere le giuste credenziali, vista l’importanza della manifestazione. A loro, è stato detto che “per far sentire la presenza del Festival”, dovevano andare negli alberghi dove alloggiavano le star e far accoglienza e ricevimento. “Ma può bastare questo a formare un giovane sul complesso mondo cinematografico”, ci chiediamo? Avranno dei rimborsi per le spese sostenute, ci hanno detto, alcuni a carico dell’Università ma hanno dovuto versare 75 euro, rispetto ai 50 euro dello scorso anno, per una sorta di assicurazione dove gli hanno fatto firmare un foglio normale, con qualche scritta e senza timbri e dove non c’erano neanche le specifiche delle spese assicurative. Una sorta di caparra e non una ricevuta. Ci è stato raccontato, che sono stati presi una cinquantina di ragazzi per riempire i posti al Teatro Antico, una specie di clack per sostenere i personaggi famosi e garantire una visione di pienezza per gli spettacoli, perché si sa, anche l’occhio vuole la sua parte, ma qui sembra che tutto sia stato “fumo negli occhi”. Qualcuno, addirittura, si è confidato con noi, dicendoci che si è sentito come “adescato”. E che per uno come lui, un ragazzo che ha bisogno di contarli sempre i soldi in tasca per farseli bastare, uscirne più di quelli preventivati, è stata dura ed ha distrutto pure gli ultimi sogni. Gli avevano detto che avrebbero avuto diritto al pranzo e invece hanno ricevuto 1 bottiglia d’acqua, un caffè ed una granita e una colazione, che era meglio se la facevano al bar. Non per voler calcare la mano, ma con le cifre che giravano e gli investimenti di natura privata che la Signora Tiziana Rocca dice che si attestavano al 70%, come è possibile che ci siano state tutte queste carenze? O forse, siamo noi a non aver compreso bene le parole, un difetto di comunicazione?

Passiamo oltre, ed entriamo dritti nel cuore del Festival. “Tao Class”; va bene l’incontro con gli attori, molti nomi erano di rilievo come Isabella Ferrari, Dante Ferretti, Turturro, ma perché slegarli dalla visione dei film in proiezione; per quale motivo far camminare su piani paralleli, le proiezioni del Palacongressi con gli spettacoli al Teatro Antico. Perché non puntare a momenti di condivisione dove le interviste, i film, le presentazioni dei testi, seguissero davvero una precisa sceneggiatura? E che dire dei “Filmaker in Sicilia”; chi ne ha sentito parlare, visto che va bene, erano in proiezione alle 14 ma avrebbero meritato un focus migliore, per dar corpo ed identità a questo Festival dato che i corti hanno deciso di metterli fuori quando davano carattere isolano e speciale alla manifestazione.

Possiamo comprendere la necessità di dar spazio a Pamela Anderson per render più leggero il meccanismo, senza dimenticare l’impegno civile che l’attrice con la propria testimonianza ha portato sull’universo Donna e sulla violenza, possiamo anche acconsentire alla sfilata delle Ferrari, visto che gli sponsor portano soldi e danno lustro, ma non ci convince che quando “Otto e Mezzo” la trasmissione in prima serata della Gruber, fa un’intervista direttamente del Festival del Cinema di Taormina, si siano intervisti Cabrini e la Capotondi, che di calcio hanno parlato e non di cinema. Certo, che vuoi, tirano anche le chiacchiere da bar, ma di quell’intervista a noi, al Festival del Cinema, che cosa è rimasto?

E andiamo al nocciolo della questione: “L’identità del Film Fest dove è andata a finire?” Mancava anche una sala stampa degna di questo nome, che fosse rappresentativa di un Festival ed onore al merito, va al lavoro dei dipendenti di Taormina Arte, che hanno fatto i salti mortali per garantire tutti i servizi necessari a mandare avanti la baracca. E lo hanno fatto per spirito di servizio, prima di tutto verso la loro Città: Taormina.

E poi, non si può nascondere che è vero, il presidio di protesta fatto sabato scorso, al Teatro Antico, ha indisposto qualcuno dei vertici che avevano il timore che non facessero chiudere il Festival, situazione questa mai paventata, perché quei dipendenti hanno educatamente portato alla ribalta le loro preoccupazioni ed il fatto che da più di otto mesi non prendono lo stipendio. Il loro Segretario Generale, l’avvocato Ninni Panzera, ha snocciolato da quel palco, dati indiscutibili dove la decurtazione dei fondi a Taormina Arte, ha minato profondamente anche le scelte gestionali del Film Fest; che non è qualcosa di disgiunto da Taormina Arte ma ne fa parte in modo integrale.

“La storia che vogliono cancellare” nasce nel 1983 ma è ancora più antica dato che questa città è stata un set cinematografico per tanti grandi registi ed altrettanti grandi interpreti proprio perché questo è un luogo unico ed è per questa unicità che è stato scelto. Panzera ha parlato “di orgoglio di una storia e forza di una tradizione” che deve interessare tutte le istituzioni e non solo quelle locali. Dai tre milioni di euro, si è passati al milione e 600 mila del 2013, sino a giungere agli attuali 207 mila. Adesso si dice che con altri 700 mila euro, si dovrebbe raggiungere la cifra dei 900 mila euro ma oltre le cifre, vere o presunte, la domanda che continua a rimbalzare da ogni parte è la stessa: “Come è possibile essere arrivati a questa povertà non solo economica ma di progettazione?”

Torniamo un momento al cinema, e facciamo nostra la lezione di John Turturro, che ha chiuso il programma e che nell’intervista ha detto: “Sono venuto in Sicilia alcuni anni fa per un documentario sulla storia della mia famiglia. Ho ritrovato la casa di mia nonna ad Aragona, cercando le mie origini, sono arrivato alle questioni importanti sul senso della vita”. Crediamo che queste parole, riassumano bene quello che ci si attende dalla nostra isola e dalla nostra Città. Chi viene qui, per studio, per diletto o per passione, lo fa per trovare “il senso della vita”. Lo facevano i viaggiatori del Grand Tour, ma noi li tiriamo fuori solo quando ci fa comodo. E invece, gli altri, quelli che vengono da lontano, ce lo ricordano che ciò che ci distingue e che è la nostra vera ricchezza, è il nostro patrimonio; quell’eredità di costumi, tradizioni ed usi, che forse non abbiamo chiesto, ma che se non usciamo fuori dagli schemi delle copiature raffazzonate, non ci meritiamo di custodire.

Noi avremmo anche gradito che la Signora Tiziana Rocca, ci potesse dare la sua replica ai fatti, ce lo aveva chiesto; le abbiamo dato la nostra disponibilità per l’intervista. Ma è partita, ci hanno detto. A questo punto, un’ultima domanda, anche se a distanza, ci preme fargliela: “ma l’opzione per il prossimo Film Fest, l’hanno già firmata? Ci sarà un’altra manifestazione come questa?” Sembrerebbe di sì, data la partenza della Signora Rocca, però questa stessa domanda, la rivolgiamo anche al Presidente del Comitato Taormina Arte, il Sindaco Eligio Giardina: “signor Sindaco, ma quel contratto è stato firmato?” Restiamo in attesa di risposta, chissà magari il Sindaco accetterà di rilasciarci un’intervista e forse, ci dirà pure per quanto tempo ancora, i cittadini di Taormina dovranno pagare i conti lasciati dagli altri.

(Foto Andrea Jakomin)

© Riproduzione Riservata

Commenti