Italia eliminata dall'Uruguay

“La vecchia guardia c’è sempre” – Dopo la sconfitta con l’Uruguay e la conseguente eliminazione dal mondiale, Cesare Prandelli e il Presidente della Figc Giancarlo Abete hanno rassegnato le loro dimissioni. Un gesto coerente considerando il totale fallimento del progetto. Al di là di questa presa di posizione, ciò che ha colpito sono state le parole di Gianluigi Buffon. Ai microfoni di Sky il capitano della nazionale non ha nascosto come gli azzurri abbiano meritato la sconfitta e successivamente ha criticato duramente le nuove leve della squadra. “Quello che si pretende è la massima serenità di giudizio da parte di tutti, spesso si sente dire che c’è bisogno di ricambi, che Buffon, Pirlo, De Rossi, Chiellini e Barzagli sono vecchi, la verità è quando c’è da tirare la carretta, questi sono sempre in prima fila. Bisogna rispettare un po’ di più loro, non per quello che sono stati, ma per quello che ancora rappresentano. In campo bisogna fare, e non basta il potrebbe fare o magari il farà. In campo si vede chi c’è. E chi non c’è non c’è”.

“La nazionale non ha bisogno di figurine” – Ancora più duro è stato il romanista Daniele De Rossi e il riferimento a Mario Balotelli è sin troppo evidente:  “Dobbiamo dimenticare in fretta; anzi mi correggo: dobbiamo tenere bene in mente tutto e ripartire dagli uomini veri. Non dalle figurine o dai personaggi: questi non servono alla Nazionale. Sottoscrivo ogni virgola del concetto espresso da Gigi Buffon. Può farci bene ragionare su quanto espresso dal capitano, da uno dei portieri più forti di tutti i tempi. Non perché sono fra quei quattro veterani che Gigi ha salvato, ma perché è vero che noi incarniamo lo spirito giusto ed è altrettanto vero che noi ci mettiamo sempre la faccia. Chi non si sente di infondere lo stesso impegno, chi non ha la stessa passione rimanga a casa”. Dalle dichiarazioni dei due ex campioni del mondo si comprende come il clima nello spogliatoio non sia stato armonioso e in campo tutto ciò potrebbe aver influito. Che la nazionale non abbia bisogno di figurine, di giocatori innalzati a idoli, soprattutto dai media, è vero. Se si vuole fare il vip ci sono i salotti di Barbara D’Urso, non certo i campi di calcio.

Balotelli, un calciatore sopravvalutato – Senza troppi giri di parole, il fallimento è incarnato da Mario Balotelli. Un ragazzo di soli 22 anni, ma a quest’età Del Piero o Totti erano già campioni affermati. Correvano e si distinguevano per gesti calcistici destinati a rimanere negli almanacchi. L’attaccante del Milan, invece, è noto solo per i suoi tweet, per le fidanzate e storielle amorose e per le cosiddette “balotellate”. Non ha le caratteristiche di un centravanti moderno. Non si sacrifica per aiutare la squadra, è troppo nervoso e l’unica dote vera la possiede nella forza del tiro. Qualcuno ha cercato di esaltarlo per il colore della pelle e per ciò che potrebbe rappresentare per un’Italia multiculturale. Sarebbe bello, ma il giovane azzurro non ha la statura adatta per poter portare sulle proprie spalle un simile peso. E’ solo Balotelli. Le colpe non sono esclusivamente dell’ex calciatore del Manchester City. De Sciglio è stato uno dei peggiori e anche Darmian, nonostante una discreta prestazione contro l’Inghilterra, è da bocciare. Parolo impalpabile e Immobile porta nel cognome la sintesi del suo mondiale.

Dalla “meglio gioventù” alla “peggio gioventù” –  Lontani, lontanissimi i tempi dell’Italia del 1982, ma anche delle selezioni degli anni ’90 o del 2006. Quando per questa maglia si correva, si sudava e ci si sacrificava. Un altro contesto storico. Saranno sempre ragazzi, ma gli interessi erano diversi. Il regista Marco Tullio Giordana in uno dei suoi film, “La meglio gioventù”, descrive generazioni piene di valori e di ideali e su questi principi cercheranno di indirizzare la loro esistenza. Oggi, invece, guardando Balotelli e i suoi fratelli ci si rende conto di come l’Italia debba fare i conti con “la peggio gioventù”. Una generazione in cerca di fama, soldi facili e priva di una minima base culturale. La meglio gioventù del calcio è quella di Gentile e Paolo Rossi, di Maldini e Baresi, di Buffon e Del Piero, di Cannavaro e Baggio. Tutto ciò, a quanto pare, è nel cassetto dei ricordi. Adesso c’è altro e fuori e dentro il campo si vede. Non è questione di soldi. Un moralismo, con una buona dose di populismo, tirato fuori dopo ogni sconfitta. Si sa che il mondo del calcio ha un certo prezzo. Niente di male. La ricchezza non è una colpa. Le analisi da fare, semmai, sono altre e “la peggio gioventù” è sotto i nostri occhi.

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