Xu Hongfei

L’anno scorso chi passava per la piazza Umberto di Zafferana Etnea, si trovava di fronte lo scenario nemmeno tanto surreale di una serie di statue che raffiguravano delle donne diciamo abbastanza paffute o rotonde come si suol dire quando si vuole essere delicati e non dire donne grasse.

Erano sculture che venivano fuori dall’immaginario di Xu Hongfei, artista cinese, le cui opere da anni girano il pianeta. Ora diverse opere di Chubby women, (donne paffute) che è una mostra itinerante, saranno esposte anche per le strade e in vari locali di Milano come al Circolo della stampa, e alla Mediateca Santa Teresa della Biblioteca nazionale Braidense. Dal 14 giugno fino al 20 luglio i milanesi potranno scoprire la raffinatezza di piccole sculture di giada e la grandiosità della sostenibile leggerezza del marmo.

Secondo alcuni sono opere che se ne infischiano dei canoni di bellezza occidentali, e narrano di donne formose di cui l’artista tende a ricercare una bellezza che va al di là dell’aspetto estetico.

Xu Hongfei prova a dirci che ogni persona deve rispettare e amare il proprio corpo, ed essere fiero e orgoglioso delle sue forme anche se sono decisamente abbondanti. In Chubby women, una raccolta di un centinaio di opere realizzate in marmo, bronzo e legni pregiati, infatti, egli mostra donne indipendenti, piene di gioia, in atteggiamenti e in pose sportive, che, anche se a volte improbabili, ci danno la chiara idea del loro entusiasmo per la vita, dei loro slanci affettivi, e della fiducia che nutrono nella bellezza del loro essere.

Il suo lavoro comunque non riteniamo sia un rifiuto dei canoni occidentali, soprattutto perché non esistono ormai dei canoni di bellezza orientali o occidentali. Esiste una idea di bellezza del corpo femminile, che in definitiva, poiché è veicolata dai mass media, e principalmente dalle immagini televisive non è diversa nei vari paesi del mondo, anzi si tratta di uno stereotipo abbastanza massificato.

Che se vogliamo è un tipo di bellezza che non si discosta molto dai canoni della bellezza classica di Johann Joachim Winckelmann. Lo studioso che viene universalmente considerato uno dei padri della storia dell’arte riteneva che la bellezza ideale era da ricercare nella purezza formale e compositiva della statuaria greca, da sempre a detta di tutti alla ricerca di una armonia, cioè di un perfetto equilibrio tra le parti.

È chiaro che Winckelmann sarebbe inorridito passando per Zafferana, e insieme a lui anche Antonio Canova che era entrato a piedi uniti nel mondo classico e ne era uscito regalando al mondo immagini di universale bellezza. Questo perché pur essendo il padre della storia dell’arte non sarebbe stato a conoscenza degli sviluppi dell’idea stessa di arte e delle scoperte straordinarie da essa fatte nello sprofondamento negli abissi dell’anima, e quindi non avrebbe inteso che le sculture di Xu Hongfei, direttamente ispirate dalla vita di tutti i giorni trasmettono una gioia, una vitalità ed una energia, che derivano direttamente dalla bellezza dell’anima.

Al di là dell’anima, tutti preferirebbero avere un corpo stilizzato da Canova piuttosto che un corpo disegnato da Hongfei, o da Botero, che in passato ha già esplorato questi volumi scultorei. Ciò nondimeno l’azione livellatrice dei canoni televisivi della bellezza devastano di continuo l’espressione della personalità di ognuno, se si è ossessionati da una certa idea di bellezza, e quindi è straordinariamente positivo che ogni tanto arrivi qualcuno a ricordarci che anche grasso è bello.

Al di là degli stereotipi che gli artisti a volte rompono, sfidando i valori e le connotazioni che caratterizzano la bellezza femminile, che poi non è mai frutto di considerazioni del genere femminile, ma troppo spesso rappresenta un’idea del desiderio maschile del corpo, nell’accostamento di una danzatrice di Xu Hongfei e una venere di Canova, non può non saltare all’occhio una differenza che per noi si allaccia al principio di corrispondenza, anche quello greco, tra il bello e il bene.

Naturalmente nell’antica Grecia il concetto si riferiva ad una unità nella stessa persona tra bellezza estetica e valore morale, nel caso specifico anche militare, mentre noi ci riferiamo al bene inteso come benessere. E questo ci porta alla mente la serie infinita di piccoli e grandi problemi che devono affrontare le persone che purtroppo non riescono a vivere in una corporatura normale, e devono quotidianamente ragionare con i loro chili di troppo.

La leggerezza di Xu Hongfei fa evaporare questi problemi e ci fa intendere lo stare bene, benessere come uno stato di sorriso interiore, perché è un artista che vuole condividere con le sue opere uno spirito di schiettezza, di saggezza, e la sua visione umoristica e allegra della vita. Con il suo operare non può che portare ottimismo nella società, e se lo incrociassimo a Milano inviteremmo Winckelmann a guardare con simpatia l’ipertrofica leggerezza delle sue opere, e a elargirgli un simpatico sorriso in lingua cinese.

Tanto le statue di marmo o di bronzo, per fortuna non hanno problemi cardiovascolari, né di artrosi, né tantomeno hanno problemi alla schiena o alle vene varicose, e poi sono in grado di sopportare tutto con la monumentale leggerezza gioiosa che gli dà il maestro orientale, per cui l’arte sembra essere la vita e la felicità dell’essere.

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