Roma, Milano, Pompei e Taormina. Le rovine della cultura italiana

L’opportunità della crisi economica – Durante una crisi economica è noto come si presentino numerose difficoltà in una società. La mancanza di lavoro produce rabbia, frustrazione, insoddisfazione e paura del futuro. Viene messa in atto una regressione ed è come se venissero scossi i pilastri fondanti del vivere comune. In sostanza è come se si concretizzasse un ridimensionamento in grado di far chiudere le cittadine e i cittadini dentro un recinto più piccolo. Di solito quando l’uomo ha timore, tende a compiere alcuni passi indietro. Eppure molti studiosi ci dicono l’esatto contrario. Un periodo di crisi economica e quindi sociale, è anche un momento per ri-mescolare le carte. Un lasso di tempo in cui si potrebbe attuare ciò che precedentemente era più complicato portare a termine. E’ il momento in cui sperimentare, perché in fondo non si ha molto da perdere. In poche parole, secondo alcune visioni filosofiche e sociologiche, un contesto del genere è una grande opportunità. Dalla crisi si ri-nasce e spesso e volentieri lo si fa con proposte innovative, con deviazioni radicali rispetto al passato.

Il binomio tradizione e tecnologia – Dando una lettura del genere alla crisi economica, verrebbero in mente tante opportunità che come italiani potremmo cogliere. Se ci si guardasse intorno, nemmeno con troppa attenzione, la cultura sarebbe la tematica da cui si potrebbe cercare di ri-costruire un Paese come il nostro. Affiancare la tradizione di secoli di storia e arte alle nuove tecnologie nel rispetto dell’ambiente, potrebbe creare un volano occupazionale soprattutto per le giovani generazioni afflitte dall’assenza di lavoro. Certo, qualcosa è cambiato rispetto all’ultimo ventennio. La massima tremontiana “con la cultura non si mangia” è stata posta in un angolo e smentita dalle varie finestre sul mondo che giornalmente ridicolizzano una simile affermazione. Nel dopo Berlusconi, almeno in questo senso, qualcosa si è mosso. L’ultima azione governativa è stata quella dell’Art bonus sostenuta dal Ministro Dario Franceschini, ovvero importanti sconti fiscali per i cosiddetti “mecenati”. Un incentivo che a quanto pare dovrebbe incrementare gli aiuti per il patrimonio culturale italiano. Staremo a vedere. Al momento i donatori si contano sulle dita di due mani e provengono dagli Stati Uniti e dal Giappone.

Quale azione governativa per svegliare gli italiani dal sonno? – Al di là di questa lodevole iniziativa, c’è tanto da fare. Le toppe nell’ultimo decreto legge su Pompei e Caserta, per esempio, dovrebbero essere un antipasto di quello che potrebbe realizzarsi di qui in avanti. Investire sulla bellezza e la magia di questi luoghi, renderli unici come nel resto d’Europa fanno altre nazioni con i loro tesori artistici. Si potrebbe iniziare da gesti semplici. Non sarebbe complicato eliminare quei cartelli artigianali, tra gli scavi archeologici di Pompei, in cui si invitano i visitatori a prestare attenzione ai cani randagi che gironzolano tra una domus e l’altra. Ha ragione il Ministro dei beni culturali quando dice che “camminiamo su pepite d’oro e nemmeno ce ne accorgiamo”, ma quale sarà l’azione governativa per svegliare gli italiani da un simile torpore? In attesa di risposte non si può far altro che scorgere il decadimento culturale dell’Italia. Un Paese che non cura il proprio passato guarda con timore l’immediato futuro. Federculture, con riferimento alla città di Roma, mostra la paura verso l’orizzonte e mette in evidenza una flessione preoccupante nel settore culturale. Pochi spettatori nei teatri, meno visitatori ai musei e appassionati di musica classica in perdita sono un campanello d’allarme.

Proteste a Milano, caos a Taormina e la profezia di Dewey – C’è bisogno di un cambio di rotta. Il modo in cui è stata intesa la promulgazione dell’arte fino ad oggi è discutibile e i fallimenti disseminati in tutta Italia ne sono una dimostrazione. A Milano si susseguono le proteste dei lavoratori dei beni culturali, a causa di organici sempre più ridotti dalle ultime finanziarie. La situazione non è delle migliori a Taormina, dove i dipendenti di “Taormina Arte” sono sul piede di guerra per il violento ridimensionamento dell’istituzione siciliana. I lavoratori, senza stipendio da diversi mesi, hanno assicurato il regolare svolgimento della sessantesima edizione del Festival del cinema, ma adesso chiedono risposte e magari vorrebbero che l’ente si tramutasse in Fondazione per poter usufruire di risorse europee e private. Un’inversione è doverosa e l’epoca contemporanea richiede idee innovative per il nuovo millennio. Percorrere la sola strada dei fondi potrebbe non bastare, perché occorre riflettere anche sull’idea di attrazione culturale e artistica. Va aggiornata rispetto al secolo scorso? John Dewey, in tal senso, è stato profetico: “I nostri musei e le nostre gallerie d’arte d’oggi, in cui sono relegate e depositate opere d’arte bella, rendono evidenti alcune cause che hanno fatto sì che l’arte venisse segregata”.

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