Renzi e il ruolo dell’Italia in Europa

Italia, un punto di riferimento in Europa – Qualcosa è cambiato. A prescindere dalle simpatie e dalle antipatie verso il Presidente del consiglio, non si può negare il rinnovato ruolo centrale dell’Italia in Europa. Una novità rispetto al recente passato in grado di far rumore e richiamare i tempi in cui l’Italia era un punto fermo nel progetto europeo. Il momento che ha sancito il ritorno del Bel Paese nel dibattito politico comunitario è stato, molto probabilmente, il risultato delle elezioni europee. Mentre in Francia e Inghilterra, ad esempio, i governi al potere sono stati travolti dal vento populista ed euroscettico del Front National e dell’Ukip, in Italia Matteo Renzi è riuscito a catalizzare su di se la maggior parte dei sentimenti che esprimono una necessità di cambiamento. Un risultato non da poco. L’Italia, criticata aspramente dall’Europa nell’ultimo ventennio, è diventata la nuova avanguardia del sogno europeo. I tempi cambiano e anche in fretta. Tutto ciò è stato letto dalle istituzioni europee come un segno di maturità e l’Italia è ri-tornata interlocutore irrinunciabile nel vecchio continente.

I punti di Renzi: lavoro, economia e immigrazione – E’ sufficiente leggere i principali quotidiani tedeschi, francesi, spagnoli e inglesi per rendersi conto della considerazione rivolta al Presidente del consiglio. Lo stesso Tony Blair, infatti, aveva incontrato qualche giorno fa Matteo Renzi e diversi partiti socialdemocratici d’Europa chiedono consigli al rottamatore per rilanciare un socialismo europeo fermo al palo del Novecento. La centralità dell’Italia la si nota, anche e soprattutto, nel dialogo con Angela Merkel che sembra aver accettato il programma italiano per l’Ue e ha dato il via libera ad una maggiore flessibilità sul patto di stabilità. In quest’ottica e in un rinnovato panorama europeo, deve essere considerato l’intervento dell’ex sindaco toscano tenuto alla Camera dei deputati in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno. Un discorso in grado di far comprendere quali saranno le linee guida dell’Italia in Europa. Lavoro, economia e immigrazione sono state le parole chiave su cui si è soffermato Renzi, il quale ha rivendicato con un certo orgoglio l’azione dell’Italia nella Comunità europea.

Un’Europa meno burocratica – Affiancato tra i banchi del governo dal Ministro degli esteri Federica Mogherini e dal Ministro della difesa Roberta Pinotti, il premier si è impegnato nel conferire all’Europa un volto più umano e meno burocratico: “In questi anni abbiamo dato l’impressione come classe dirigente l’idea di un’Italia che considera il paese come un luogo altro. Ma noi siamo in Europa quando usciamo la mattina di casa, quando ci guardiamo allo specchio, l’Europa non è qualcosa di altro da noi. Non accettiamo da nessuno lezioni di democrazia o democraticità: se milioni di persone hanno votato perché l’Ue cambiasse verso abbiamo una responsabilità. La forza del nostro paese va oltre i risultati elettorali. L’Italia deve smettere di vedere nelle istituzione Ue luogo di autorizzazioni. Nessuno può autorizzarci a fare l’Italia. L’Europa non può essere solo la terra di mezzo della burocrazia dove si vive di cavilli, vincoli e parametri. Milioni di giovani non sono morti perché ci attaccassimo ai parametri”.

“Internazionalizzare l’intervento umanitario nel Mediterraneo” – Un’Europa che dovrà sforzarsi di ragionare sulle idee e non sui nomi, come sta accadendo in questi giorni per la scelta del nuovo Presidente della Commissione europea: “Chi immagina che il gap di democraticità si colmi solo indicando Juncker o un altro vive su Marte”. Renzi è stato altrettanto chiaro sul tema immigrazione e ha ribadito che un’Europa civile non può continuare a far succedere quello che sta accadendo. Serve un piano continentale: “L’Europa dovrà avere la forza di gestire in modo unitario e condiviso ciò che sta accadendo nel Mediterraneo e internazionalizzare l’intervento umanitario con un investimento molto forte in Frontex.Un’Europa che spiega al pescatore calabrese che non può pescare il tonno con una determinata tecnica ma poi quando ci sono i cadaveri si volta dall’altra parte, non è degna di chiamarsi Europa di civiltà. Non basta avere una moneta, un presidente in comune, una fonte di finanziamento in comune: o accettiamo destino e valori in comune o perdiamo il ruolo dell’Europa davanti a se stesso”. Lo snodo è epocale per l’Unione europea, che dovrà decidere cosa vorrà fare da grande. Anche su questo tema Matteo Renzi si giocherà il suo futuro politico.

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