Neymar, Kubitschek e la rinascita del Brasile

Neymar jr ricostruisce il Brasile – Eccolo, finalmente. Il Brasile gioca secondo tradizione nella storia di un mondiale e torna a divertire il proprio pubblico e gli amanti del calcio. Che fosse una squadra diversa lo si era intuito prima del fischio iniziale, quando nel tunnel che conduce al campo i giocatori verde oro avevano negli occhi una concentrazione diversa rispetto alle partite con Messico e Croazia. Così è stato. La condizione atletica è sembrata in crescita e la seleçao ha messo subito sotto pressione il Camerun. Proprio nello stadio della capitale Brasilia si è concretizzata la rinascita della nazionale di Felipe Scolari. Una formazione ri-costruita rispetto ai giorni scorsi. Luiz Gustavo diventa un punto di riferimento irrinunciabile in mezzo al campo, Hulk torna all’altezza del suo nome da fumetto anche se non cancella l’immagine da bagnante appesantito di Copacabana, Oscar non è più quell’oggetto estraneo al resto del gruppo e soprattutto Neymar jr scopre le carte e gioca da fenomeno. Salta gli avversari e segna una doppietta con una naturalezza non comune a soli 22 anni. Un predestinato. Un ragazzo in grado di prendere per mano i suoi compagni e trasformare il Brasile.

Il progetto visionario del Presidente JK – Probabilmente è la realizzazione del suo sogno più grande. Disputare un mondiale da protagonista. Ci riesce e fino a questo momento sfodera la prestazione migliore a Brasilia. La città sorta da un’idea visionaria del Presidente Juscelino Kubitschek. Era il lontano 1955 e il Brasile stava finalmente crescendo. Il merito era anche del politico appena eletto. Nelle pagine di “Adesso abbracciami, Brasile!”, Darwin Pastorin parla di questa figura e lo considera come “il primo presidente” della sua vita. Un medico di professione eletto dopo il suicidio del predecessore, Getulio Vargas. Quello di Kubitschek era un nome poco brasiliano, infatti i suoi connazionali amavano chiamarlo JK, ma la sua fantasia e l’immaginazione erano in piena continuità con il popolo carioca. Anzi, andavano al di là della linea dell’orizzonte brasiliano. JK era un visionario e aveva in testa un progetto che desiderava realizzare a tutti i costi: costruire dal nulla la nuova capitale del suo Paese.

Kubitschek e Neymar trascinano il Brasile verso nuove mete – Il centro politico del Brasile, dunque, non sarebbe stato più Rio. Il Presidente, come narra Pastorin, affidò la costruzione del nuovo centro a Oscar Niemeyer e Lucio Costa e quella che fino a quel momento era soltanto un’utopia paragonabile alle città ideali di alcuni filosofi come Tommaso Moro e Francesco Bacone, divenne realtà il 21 agosto del 1960. L’ex vicedirettore di Tuttosport parla nel suo libro di una grande sorpresa quando venne ultimata l’edificazione di Brasilia. “Sembrava di vivere in un film di fantascienza”, sostiene Darwin Pastorin. Il Brasile si allontanava improvvisamente dal suo passato ed entrava di diritto tra le nazioni più industrializzate del pianeta. Ecco, con i dovuti paragoni anche la nazionale che ieri sera ha sconfitto gli africani del Camerun per 4-1, con doppietta di Neymar e reti di Fred e Fernandinho, ha rotto i ponti con il recente passato. Ha cancellato le orrende prestazioni contro i messicani e messo nel dimenticatoio il brutto esordio di fronte ai croati. Il Brasile vola agli ottavi di finale e ad aspettarlo adesso c’è il Cile.

Dopo JK l’ombra della dittatura e dopo il poker del Brasile? – Partita affascinante, ma gli uomini di Scolari devono sapere che il Presidente JK dopo aver voluto la ri-nascita del Brasile tramite una nuova capitale all’avanguardia, ha dovuto lasciare spazio all’ombra della dittatura nel Paese. Lui morirà in circostanze mai chiarite del tutto e i militari giocarono un ruolo chiave nella sua eliminazione. Si fa presto a passare dal progresso al regresso. I popoli sudamericani, purtroppo, conoscono sin troppo bene una simile involuzione. Quindi Neymar jr e compagni farebbero bene a non esaltarsi troppo, a rimanere con i piedi per terra e a cercare di limare i tanti difetti che ancora il Brasile possiede. Non distrarsi, come è successo in alcuni momenti contro il Camerun. La storia insegna. Mai illudersi di aver raggiunto definitivamente l’obiettivo e il gigante verde oro, dopo tante sofferenze durante il Novecento, forse potrebbe aver maturato questa consapevolezza.

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