Angela Merkel ha detto sì alla stabilità flessibile

Dopo le Europee, dopo i risultati elettorali, in cui gli euroscettici stanno costruendo l’asse contro il rigore, bisognava pure mostrarsi più morbidi ed aperti al confronto con gli alleati. Lo ha capito, la Cancelliera tedesca Angela Merkel?

Gli incontri con Renzi ed Hollande devono aver sortito un benefico effetto, sulla “tedesca di ferro”, se il suo portavoce ha ammesso, “una parziale apertura all’agenda Renzi-Hollande per la crescita”. Un fatto, è un fatto, e non può essere aggirato: l’economia è debole a causa della crisi economica e della penosa risalita, a cui molti dei Paesi dell’area Ue sono costretti, quindi “il patto di stabilità permette di allungare i tempi per il rientro nei parametri concordati con Bruxelles”. Lo stesso Presidente Ue, Van Rompuy ha fatto richiesta di “fare pieno uso della flessibilità”.

Il tabù eliminato? Il Partito Democratico rivendica la strada aperta e Forza Italia lo segue a ruota, dicendo che il merito, è loro. Ma al di là delle rivendicazioni di casa nostra, la Merkel ha fatto i conti, con i conti del portafoglio europeo. Si può, in casi specifici, usare lo scorporo dal calcolo del deficit per gli investimenti sulle riforme strutturali. Il portavoce di Berlino, Steffen Siebert, ha però sottolineato che “bisogna rispettare le regole comuni già concordate tra i paesi in sede Ue”. Situazioni analoghe, fanno già parte del passato e pertanto, si può agire per via di “una stabilità flessibile”, prolungando i tempi delle scadenze e permettere ai paesi con il deficit inferiore al 3% del Pil, di allentare le maglie della politica “di consolidamento”, al fine di realizzare il rilancio economico attraverso gli investimenti pubblici. Una boccata d’ossigeno, che non svicola dal mantenimento dei patti e non concede slalom pericolosi, ma che punta “al rilancio dell’economia” così come richiesto da Renzi e dagli altri leader europei.

Bisogna evidenziare, che l’idea del “bilancio differenziato e attento alla crescita” ha suscitato interesse in Europa, perché il rilancio della crescita, la quale dà respiro alla produttività interna con le aziende, che devono tornare ad essere il motore dell’economia reale, è alla base del comune pensiero europeo; infatti, la crescita reale, con la ripresa dell’occupazione e del mercato del lavoro, sono i temi sensibili nell’agenda europea.

Sullo sfondo, il placet, alla nomina per la guida alla Commissione Ue, di Jean Claude Junker da parte del Pse; nomina ostacolata dall’Inghilterra di David Cameron con richiesta di “un voto motivato”. Ma Cameron, ha davanti i problemi interni con l’avanzata dei faragisti e vuol far vedere che la Gran Bretagna ha la forza per dettare le regole. Intanto, Renzi parla dell’imminente incarico all’Italia, della presidenza per il semestre europeo, e fa capire che i risultati elettorali che hanno visto il PD italiano correre ed arrivare ad un ottimo piazzamento, non possono essere disconosciuti dall’Europa. Qui si tratta dell’equilibrio dell’assetto europeo futuro. Bisogna lavorare insieme ed è per questo, che il documento italiano consegnato a Van Rompuy in previsione del prossimo vertice, previsto a Ypres il 25 ed il 26 giugno, doveva esser posto all’attenzione di tutti, e neanche la Merkel poteva ignorare sollecitazioni tanto forti.

Chiamiamola “svolta”, oppure possiamo appellarla “senso di responsabilità”, ma è innegabile che le parole del nostro Presidente del Consiglio, saranno rafforzate dalla bozza del documento programmatico, che lo stesso Van Rompuy presenterà al vertice e che ha dichiarato: “La Ue ha bisogno di fare passi coraggiosi per aumentare gli investimenti, creare occupazione e incoraggiare le riforme per la competitività”.

Parole che riprendono il contenuto del documento italiano insieme all’idea, che il nuovo presidente alla guida sia “audace ed innovativo”, ovvero che l’Italia ha tutte le carte in regola per contribuire in modo sostanziale, come ad esempio la nomina al Ministero degli Esteri europeo, del nostro Ministro agli Esteri, Federica Mogherini.

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