Riforma Senato, chi ha inserito l’immunità?

L’autogol della norma sull’immunità – Com’era prevedibile l’immunità per consiglieri e sindaci che andranno a comporre il riformato Senato, suscita accese polemiche. Del resto non poteva essere altrimenti. Oggi la classe politica è etichettata come un simbolo del malaffare e la situazione appare peggiore rispetto al periodo di tangentopoli. Ruberie in ogni settore, scandali sugli appalti, varie tangenti, politici di professione incollati alle loro poltrone ormai fuori moda. Per non parlare della scarsa preparazione di molti che si cimentano con l’arte della politica. Insomma nel decadimento italiano l’immunità è considerata un salvagente per i soliti noti, i quali da troppo tempo albergano in un ambiente che dovrebbe essere di passaggio. Se più di un italiano su due, secondo un recente sondaggio Demos, pensa alle mazzette come qualcosa di bipartisan ed è convinto che la corruzione sia più diffusa in questo periodo rispetto agli anni ’90, la scelta di inserire nella riforma di Palazzo Madama una norma in grado di tutelare i futuri senatori, non è una decisione azzeccata. Anzi, è lontana dalla realtà, dal sentimento dell’italiano contemporaneo.

Tutti rinnegano la paternità dello scudo – Un pessimo inizio per l’avvio delle riforme costituzionali, le quali dovrebbero ri-allacciare il compromesso rapporto tra le istituzioni e i cittadini. Manca poco più di una settimana all’avvio dell’iter parlamentare del progetto centrale per il governo di Matteo Renzi, ma la norma sull’immunità, al momento, non dovrebbe essere messa da parte. Il Presidente del consiglio sostiene come “non si può compromettere un obiettivo storico” e nella maggioranza di larghe intese non si riesce a comprendere chi sia stato l’autore o l’autrice di una simile proposta. Tutti se ne lavano le mani. Il ministro Maria Elena Boschi ricorda come il progetto del governo andava in direzione opposta e sostiene la sua contrarietà all’immunità. Il Presidente della commissione affari costituzionali, Anna Finocchiaro, aveva presentato una norma diversa che valesse tanto per la Camera quanto per il Senato e non esita a definirsi disgustata per questo “scaricabarile”, considerando che “è stato l’esecutivo ad autorizzare tutti gli emendamenti”. Dall’altro lato Forza Italia nega di aver inserito lo scudo e il leghista Roberto Calderoli si propone per “scrivere un emendamento per toglierla, purché si faccia la stessa cosa alla Camera. O tutti o nessuno”.

Il fuoco amico nel Pd e in FI – Sembra lontano anni luce l’accordo siglato qualche giorno fa, in cui solo la minoranza del Pd (oltre al M5s) sembrava contraria all’intesa. Proprio i civatiani, infatti, hanno approfittato di questo passo falso del governo sull’immunità e tramite il senatore Felice Casson hanno utilizzato parole molto dure, quasi da separati in casa. L’ex pm crede in un accordo sotto banco al Nazareno con Berlusconi: “Non vorrei che ci fosse un’intesa in materia di giustizia con Forza Italia di cui nessuno è a conoscenza”. I dubbi, però, sono di casa anche tra i forzisti e così al di là dell’immunità, c’è chi non vede di buon occhio l’accordo. Si tratta dei falchi Brunetta e Romani, alquanto perplessi sull’intesa raggiunta da Denis Verdini con il Pd. In un contesto del genere, i dissidi interni di Forza Italia (e dello stesso Partito democratico) sono l’ostacolo principale per raggiungere l’obiettivo della legislatura e sicuramente un aiuto non arriverà dal Movimento cinque stelle, pronto a porre come condizione non negoziabile per un eventuale punto d’incontro, il reinserimento delle preferenze.

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