Ri-generazione Urbana a Palermo

A conclusione della Sicily Summer School a Palermo, diretta dai Proff. Ettore Maria Mazzola e Samir Younés.

Lo sviluppo urbanistico delle città, dal dopoguerra ad oggi, si è basato sulla quantificazione dei fabbisogni residenziali pregressi e futuri, parzialmente soddisfatti mediante l’espansione urbana così come previsto dai vigenti piani regolatori generali. La costruzione delle zone di espansione edilizia ha di fatto dato luogo a quartieri spesso scollegati dalla città esistente, divenuti tessuti urbani privi di servizi, con edifici frutto di esercitazioni e sperimentazioni architettoniche da parte dei progettisti, contenenti tipologie edilizie e forme urbane estranee alla cultura dei luoghi. La consapevolezza della inadeguatezza dei quartieri intorno ai grandi centri urbani ha originato un acceso dibattito urbanistico, catalizzando un forte interesse sulla possibilità di avviare un recupero funzionale delle periferie e di innescare un processo di ri-generazione urbana, ai fini invertire il processo di degrado sociale ed insediativo, per ridare dignità e decoro agli abitanti di quelle periferie.

Dal degrado tuttavia è possibile uscire mediante la disponibilità di metodi progettuali, da applicare sia alle nuove costruzioni sia ai tessuti urbani degradati, così come è stato dimostrato illustrando alcuni progetti predisposti a seguito dell’esperienza di giovani neolaureati e studenti del 5° anno, guidati dai Proff. Ettore Maria Mazzola e Samir Younés, dell’University of Notre Dame – School of Architecture Rome Studies, che hanno redatto recentemente – a conclusione della Sicily Summer School in Urban Design – un’ipotesi di riqualificazione del tessuto urbano della Magione di Palermo. L’ambito urbano della Magione risultava pressochè integro fino alla metà degli anni ‘50, così come si evince dalle cartografie e dalle fotografie dell’epoca, e dalla preziosa consulenza fornita dal Prof. Giovanni Fatta, Ordinario di architettura tecnica  presso l’Università degli Studi Palermo. La demolizione del residuo tessuto urbano fu frutto di un discutibile programma di demolizione che avrebbe dovuto coinvolgere perfino il maestoso Palazzo Sambuca e l’area adiacente l’elegante Palazzo Abatellis, per consentire un accesso diretto da via Lincoln a Piazza Marina, programma che si arrestò grazie all’intervento della Diocesi di Palermo, che impedì lo scellerato

Veduta prospettica del progetto di ri-generazione urbana della Magione
Veduta prospettica del progetto di ri-generazione urbana della Magione

programma che avrebbe visto l’abbattimento anche della chiesa della Sapienza che, infatti, è l’unica preesistenza superstite. L’intervento programmato, guidato dai Proff. Mazzola e Younès, è mirato alla ricostruzione del brano di città mediante la previsione di spazi destinati a piazze e la previsione del completamento urbano con edifici tradizionali, che si inseriscono nell’ambiente circostante rispettandone la tipologia e le caratteristiche dell’edificato contermine. I giovani professionisti e/o laureandi partecipanti, provenivano da varie parti del mondo (Stati Uniti, Ecuador, Honduras e Russia). Il Prof. Mazzola è autore del progetto di rigenerazione urbana del quartiere romano di “Corviale” e di quello dello ZEN di Palermo, dove ha previsto la sostituzione graduale dell’edificato con una borgata a misura d’uomo. Ri-generare ponendo al centro delle proprie analisi l’armonia nelle relazioni umane, e la sostituzione dell’approccio estetico/ideologico all’architettura e all’urbanistica, affinché si torni a costruire e progettare secondo le esigenze psicofisiologiche, sociali, politiche, ecologiche dell’essere umano. L’urbanistica convenzionale, quella fondata, per capirci, sugli standards urbanistici di cui al D.M. 2 aprile 1968, sul dimensionamento della capacità insediativa dei piani regolatori generali, sullo zoning, non possono più da sole reggere e regolamentare lo sviluppo della città e le trasformazioni del territorio, ma occorrono “menti multidisciplinari aperte alla transizione e consapevoli della sfida della complessità”. Da oltre 25 anni esiste un movimento internazionale di architetti che si interessano di architettura e urbanistica tradizionale. Sin dalla metà degli anni ‘80, grazie alla pubblicazione del testo “A Vision of Britain” del Principe Carlo d’Inghilterra, molti architetti “tradizionali” in giro per il mondo si sono riuniti periodicamente ed hanno prodotto libri, mostre e progetti che fino ai primi anni ‘90 erano ignoti alla massa. A Bologna, nel 1993, per opera di Gabriele Tagliaventi, venne organizzata una delle più grandi riunioni di questo movimento con il 1° convegno su “A Vision of Europe”, ripetuto negli anni successivi. Poi sono nati i “New Palladians”, ha preso piede il “New Urbanism”, è nato INTBAU, ecc …

Vista dell’ingresso al mercato proposto lungo la via Carlo Rao
Vista dell’ingresso al mercato proposto lungo la via Carlo Rao

In tutto ciò, la University of Notre Dame, da oltre due decenni è dedita all’insegnamento dell’architettura e dell’urbanistica tradizionale ed ha prodotto migliaia di laureati che ora operano in America e nel mondo nel rispetto della tradizione. Il Movimento dunque intende ripartire dal costruito per ri-generare la città e propone un modello che rimetta al centro della civiltà urbana la “vita”, superando i dibattiti di scuola e la stessa impostazione del problema su baseestetico/funzionalista. È un approccio scientifico, aperto e verificabile, democratico e partecipativo di fatto. Uno dei principali obiettivi dunque è, rigenerare la periferia urbana per creare città.

Vista della Piazza Sant’Euno
Vista della Piazza Sant’Euno

“Le grandi città italiane si sono evolute attraverso i secoli, mediante interventi umani minimi, su piccola scala. Non debbono ripetersi gli errori urbanistici compiuti dal dopoguerra a oggi, che hanno portato alla creazione di orribili e antiumane periferie/dormitorio. Vogliamo ricreare città, non «periferie». I luoghi che producono vita urbana sono caratterizzati da fattori di natura geografica e culturale locali che si adattano alla vita di ogni persona”. Pertanto il Movimento che si batte a livello mondiale per il ritorno al rispetto delle tradizioni locali, si oppone a qualsiasi metodo che consideri il territorio una tabula rasa e che non presti attenzione a tutto quanto di significativo in esso esista, sia esso artificiale o naturale. La proposta di metodo indicata per ottenere un tessuto urbano, sia esso periferia o brani di città, idonea alla vita umana è basata su cinque punti essenziali:

  1. la ricerca scientifica sui processi di sviluppo urbano, ossia sui meccanismi dell’urbanistica;
  2. lo sviluppo delle regole urbanistiche per una città vitale, muovendo dalla scoperta di morfologie e tipologie funzionali accumulate lungo i secoli;
  3. l’utilizzo di soluzioni tradizionali sostenibili, adattate e aggiornate alle esigenze odierne;
  4. il rispetto del principio della progettazione partecipativa, che garantisce il senso di appartenenza e di gradimento da parte dei residenti nei confronti delle case e dell’ambiente urbano;
  5. l’esclusione di ogni tipo di forma basata su un’ideologia che non sia stata vagliata con il criterio dell’adattabilità alle esigenze e ai bisogni umani.

È un tempo favorevole per intervenire in questa direzione, tenuto conto che per legge si prospetta l’obbligo di revisione degli strumenti urbanistici dei comuni per effetto della enfatizzata procedura di VAS (valutazione ambientale strategica), con risultati che dovranno probabilmente incidere favorevolmente sulla tutela ambientale e agevolare il rilancio economico. Pertanto, in relazione a tali potenzialità, una proposta progettuale come quelle sopra descritte potrebbe immediatamente attuarsi in ogni Regione d’Italia. Vari studi sono stati avviati per la riforma urbanistica, meglio definita come “Riforma del Governo del Territorio”, resa ormai necessaria per una serie di ragioni correlate a procedimenti vetusti inefficaci e complicati che hanno rallentato in modo significativo la formazione dei Piani Regolatori Generali comunali, che sembra non interessare in questo momento l’attuale legislatura. Nonostante ciò, la legislazione regionale siciliana, fin dagli anni ‘70, con la L.R. n.70/76 ha proclamato che i centri storici sono beni culturali, sociali ed economici da salvaguardare, conservare e recuperare mediante interventi di risanamento conservativo. Pertanto la progettazione eseguita in appena due settimane dai partecipanti alla Summer School palermitana guidati dai Proff. Mazzola e Younès, si pone in assoluta coerenza con la vigente normativa urbanistica, peraltro recepita integralmente all’art.55 della successiva legge regionale n.71 del 1978. Gli interventi proposti sono mirati da un lato a ricentrare la dimensione umana in ambito urbano, oltre che ad incentivare – giustificandoli dal punto di vista economico – gli interventi edilizi di riqualificazione e ri-generazione urbana sia nell’ambito dei centri storici che nell’ambito della disumana e desolante bruttezza delle periferie–dormitorio delle piccole, medie e grandi città. Si potrebbero raggiungere così una serie di obiettivi:

  1. contenere il consumo territoriale;
  2. riqualificare i centri storici con rilancio economico attraverso incentivi per gli interventi urbani mirati al recupero edilizio con il coinvolgimento di piccole e medie imprese;
  3. far partecipare gli abitanti alla creazione e ri-sistemazione dei centri abitati, favorendo la stanzialità degli abitanti nel loro contesto;
  4. restituire con forza alle periferie degradate la vivacità e la forza della vita quotidiana che ha sempre caratterizzato i centri storici italiani ed il raggiungimento di elevati standard di qualità della vita (non standard urbanistici del vecchio D.M.) provenienti da una nuova concezione degli spazi urbani;
  5. diffondere una pianificazione urbanistica locale, per fare fronte al degrado inarrestabile che investe la campagna, i centri urbani e i contesti sociali nell’ambito delle esistenti città.

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