Israele. Continua il giallo sulla sparizione dei tre ragazzi

Sono trascorsi una decina di giorni dalla scomparsa dei tre ragazzi israeliani, spariti nel nulla, vicino alla West Bank. Il governo israeliano ha immediatamente dato il via, ai raid aerei per individuare possibili tracce ed effettuato decine di arresti, ritenendo Hamas il diretto responsabile del sequestro. Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Israele dispone di prove inequivocabili sul ruolo di Hamas nel rapimento di tre ragazzi ebrei avvenuto dieci giorni fa in Cisgiordania. Abbiamo inoltrato le informazioni in nostro possesso ad alcuni Paesi. Presto tutto sarà di dominio pubblico. L’esercito israeliano è impegnato in uno sforzo prolungato e molto preciso per riportare i ragazzi a casa”.

Il fatto che poi, le azioni vadano a scontrarsi con lo stato della popolazione civile palestinese, non impensierisce Israele, che è deciso a continuare l’azione di forza, sino a che non si avranno notizie certe dei ragazzi. Netanyahu ha infatti ribadito che non si ha “alcuna volontà di colpire intenzionalmente alcuno. Le nostre forze operano sulla base dell’auto difesa. E di volta in volta ci sono vittime da parte palestinese”.

I palestinesi, da parte loro, ribattono in direzione contraria, specificando che non ci sono prove circostanziate per attribuire ad Hamas, la responsabilità del rapimento. Lo ha sottolineato il Presidente dell’Anp, Abu Mazen, mostrandosi infastidito dalle dichiarazioni di Netanyahu, anche per via del nuovo governo palestinese, di cui Hamas è oramai parte integrante. Abu Mazen ha chiesto, infatti: “Ha Netanyahu queste informazioni? Non intendo punire nessuno sulla base di sospetti o perché Netanyahu afferma qualcosa. Quando Netanyahu ha queste informazioni, mi deve aggiornare e ci occuperemo della vicenda in base alle nostre leggi”. Un corpo a corpo, quello tra Palestina e Israele, che si esprime a via di dichiarazioni fredde e taglienti ed uso delle armi caldo e devastante.

Le fonti mediche del posto hanno dato comunicazione dell’uccisione di due palestinesi; il primo a Ramallah, in uno scontro con armi da fuoco, mentre il secondo uomo, è stato ucciso nel campo profughi di Ein Beit al-Ma; era diretto alla moschea per la preghiera del mattino ed è stato freddato a colpi di pistola. I militari israeliani stanno usando la tattica dell’intervento intensivo e che non lascia il tempo di respirare,in modo da forzare la mano ai complici del rapimento. Le irruzioni sono all’ordine del giorno, così come gli arresti di sospetti palestinesi legati ad Hamas; ma questo rapimento, rischia di essere ancora una volta, un pretesto per riaccendere i dissidi tra Israele e la Palestina.

Frattanto, continua la lotta sul fronte siriano. La scorsa notte, l’aviazione israeliana ha colpito sulle Alture del Golan, nove obiettivi dell’esercito di Damasco. Il raid, è seguito al lancio di un razzo che aveva centrato un’auto sul versante israeliano e che ha ucciso un ragazzo; è stato confermato anche l’uso di missili terra-terra. Israele ha accusato il regime di Bashar al-Assad degli attacchi. Ma secondo le fonti, l’azione degli israeliani, sarebbe concentrata tutta sulla Cisgiordania sebbene, il Minstro della Difesa, Moshè Yaalon, ha ribadito che se la Siria continuerà le azioni che attentano alla sovranità di Israele, la difesa sarà conseguenziale.

Israele non vuole rimanere coinvolto nel conflitto con la Siria, ma la lotta al terrorismo è inevitabile, pur se la priorità rimane il ritrovamento dei tre ragazzi sequestrati.

(AP Photo/Charles Dharapak)

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