Riforma Senato, l’aut aut dei ribelli Pd e FI che fa tornare in gioco il M5s

I mal di pancia sulla riforma del Senato – Dopo l’accordo raggiunto tra Partito democratico, Forza Italia e Lega nord sulla riforma del Senato e del titolo V, ecco che scoppiano nuove polemiche. A suscitare perplessità sull’intesa degli ultimi giorni sono esponenti democratici e forzisti, che non sono molto convinti del testo. Il tema dello scontro è soprattutto l’immunità concessa ai senatori, la quale, come previsto, ha suscitato diversi mal di pancia. Il leghista Roberto Calderoli suggerisce di estenderla anche ai deputati di Montecitorio, mentre le opposizioni promettono battaglia su una norma, secondo loro, discutibile. L’impressione è che la strada sia in salita per l’accordo del Nazareno. Nonostante l’ottimismo mostrato da Palazzo Chigi, saranno diversi i tentativi di modificare la madre di tutte le riforme per il governo di Matteo Renzi. Le frange sul piede di guerra sono quelle dei falchi di Forza Italia e dei civatiani del Pd. Una diatriba che potrebbe far tornare centrale l’incontro previsto per mercoledì tra i democratici e il Movimento cinque stelle.

Mineo e Chiti tornano all’attacco, come Bunetta e Minzolini – Per ora Beppe Grillo non si pronuncia e così la scena se la prendono di nuovo Corradino Mineo e Vannino Chiti, che con altri senatori del partito di maggioranza hanno annunciato come “non si sposteranno di un millimetro dalle loro posizioni”. In particolar modo l’ex giornalista Rai è molto duro per l’assenza di eleggibilità e torna alla carica contro la proposta del suo stesso partito. Minacce alla riforma giungono anche da Forza Italia. Paolo Romani sostiene come in “aula potrà cambiare tutto”, mentre Renato Brunetta non si giocherebbe 10 euro sulla proposta di ridimensionamento dell’esecutivo. Apertamente contro l’accordo è anche Augusto Minzolini. L’ex direttore del Tg1 e attualmente parlamentare di Forza Italia è orientato a votare no alla riforma del Senato. Più si avvicina il 3 luglio e più la tensione sale. Lo si capisce dalle dichiarazioni dei diretti interessati. Chi pensava che l’approvazione della riforma del Senato fosse una passeggiata si sbagliava.

Il M5s potrebbe tornare in gioco. C’è attesa per l’incontro con il Pd – Matteo Renzi avrà pure un grande seguito nel Paese, ma all’interno del Parlamento molti deputati e senatori non vedono di buon occhio la sua spinta alla rottamazione. Se queste parole dovessero essere confermate, tornerebbe sulla scena delle trattative il Movimento cinque stelle. Messo nell’angolo dall’Italicum e dagli emendamenti della Finocchiaro e di Calderoli, il partito dei grillini potrebbe, a sorpresa, essere un ago della bilancia. A questo punto ogni sorpresa è dietro l’angolo. Potrebbe avere ragione Luigi Di Maio, quando dice che ancora “l’accordo sul Senato non esiste, ci sono margini per migliorare”. Del resto gli stellati sanno bene che quello offerto dai dissidenti democratici e forzisti, è un assist irrinunciabile per loro e sono pronti a giocarsi tutte le carte. La battaglia è iniziata. Deviazioni e continui cambi di opinione saranno all’ordine del giorno. Sarà una dura ed estenuante partita a scacchi, dove chi utilizzerà meglio la ratio raggiungerà l’agognata meta.

(Foto Mauro Scrobogna /LaPresse)

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