I dolori della giovane Germania

Klose, l’ubermensch – I tedeschi si salvano e rovinano la festa al Ghana. Nonostante il vantaggio iniziale di Gotze, la Germania si fa rimontare e gli africani passano in vantaggio. Ci pensa Klose, però, a riportare la partita in pareggio. L’ottimo avvio di mondiale contro il Portogallo aveva fatto pensare a un girone in discesa per i teutonici, invece sulla strada di Lahm e compagni si sono messi di traverso gli africani. La freschezza fisica dei ghanesi, elemento determinante in questa competizione, ha messo all’angolo la Germania. Già nel primo tempo gli europei sono sembrati timorosi e hanno subito il gioco degli avversari. E’ la condizione atletica a fare la differenza in una partita del genere, ma i tedeschi, seppur tra mille difficoltà riescono a non perdere. Risultato determinante, molto probabilmente, ai fini della qualificazione. Come nella tradizione di un mondiale che si rispetti, il secondo match di un girone di qualificazione si dimostra il più complicato. Sono gli ingressi di Bastian Schweinsteiger e Miroslav Klose a rompere gli equilibri. Il campione della Lazio sigla il 15° gol in un mondiale ed eguaglia il fenomeno brasiliano Ronaldo. Nello Sturm und Drang l’uomo si identificava con l’ubermensch. In questa nazionale tale figura, in grado di sovvertire l’ordine costituito, è rappresentata dall’attaccante ex Bayern Monaco. Un simbolo. In lui si racchiude quel senso di vittoria presente nella tradizione tedesca.

Le sofferenze letterarie della Germania – Oltre Klose la Germania perde qualche certezza a Fortaleza e risorgono quei dolori tradizionali che hanno caratterizzato la nazionale negli ultimi mondiali. E’ come se si stessero ridisegnando le coordinate della Nationalmeinschaft, che nei decenni precedenti era abituata a vincere. Adesso, per un motivo o per un altro, arriva sul più bello e non riesce ad arrivare sul gradino più alto del podio. Una sindrome per i tedeschi in grado di provocare delle tribolazioni interiori e di far riflettere sull’essenza dello spirito teutonico. Abituati ad essere grandi tra i grandi nelle discipline culturali per eccellenza, il Paese simbolo del vecchio continente rischia di vedersi ridimensionato nello sport che ama più di tutti gli altri: il calcio. E’ un dolore in grado di riecheggiare al di là della disciplina ludica e investe la spiritualità della Germania, composta anche dalla letteratura. E’ come se quest’incapacità di ri-tornare alla vittoria produca sofferenze come quelle narrate, ad esempio, da Johann Wolfgang Goethe nei Dolori del giovane Werther.

Werther e la Nationalmeinschaft. Due destini comuni? – L’opera simbolo della corrente letteraria dello Sturm und Drang mostra la tristezza del protagonista, il quale ama Lotte e non riesce a trovare in lei corrispondenza per un simile sentimento. Proverà in tutti i modi a convincerla, ma non ci sarà niente da fare. Sotto alcuni punti di vista sembra il destino della Germania. La nazionale di Löw desidera la Coppa del mondo ormai da diversi anni. Sarebbe il compimento di un percorso straordinario e farebbe tornare ad esultare un popolo con grandi potenzialità calcistiche. Ci stanno provando in tutti i modi, ma sulla loro strada una volta c’è il Brasile, poi l’Italia o la Spagna. Insomma, gli ostacoli non mancano. Nonostante tutto i tedeschi non hanno cercato un’altra via in questi anni, ma hanno proseguito a giocare come sanno anche se ciò non ha condotto alla vittoria. Il collegamento con la coerenza mostrata da Goethe nella sua opera principale è sin troppo evidente. Rifiutare il compromesso a priori e provare ad arrivare fino in fondo nonostante le difficoltà create dall’ambiente esterno. Adesso bisogna comprendere se è maturato nella formazione tedesca quel desiderio dell’impossibile, simbolo di un’epoca ormai lontana, che potrebbe produrre quella svolta così attesa per tornare sul tetto del mondo e portarsi al di là del bene e del male.

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